Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male.
Questo è tutto. Oscar Wilde

 

 

Adamo Bencivenga
Francesca Panzacchi
ALTROVE
 

 

La mia vita è cambiata, per sempre. Ho lasciato mio marito con un biglietto di cinque righe. So che non me ne pentirò. Non dipenderò mai più da nessuno. Quando vivevo con lui volevo essere altrove. Un giorno ho deciso ed ho riempito la mia samsonite azzurra in meno di mezz'ora. Adesso sono altrove. Altrove è una casa sul lago con le persiane socchiuse, una barca che scivola sull'acqua prima del buio. Altrove è un pensiero che scandisce le ore accarezzando la notte. 
Sono arrivata ieri, verso le sette. L'albergo è piccolo ma confortevole, vicinissimo al lago. Stamattina ho camminato per quasi un'ora in perfetta solitudine. Mi piace quest'atmosfera che si respira fuori stagione. 
Solo altre quattro stanze sono affittate. In una c'è una coppia di innamorati che escono dalla loro camera soltanto al mattino, in un'altra c'è una signora gentile con l'accento straniero e in un'altra ancora un commercialista che se ne andrà domani. E poi c'è un uomo, che ho visto solo di sfuggita. Fa colazione tardi ed esce sempre con gli occhiali scuri. Va' sempre di fretta ed ha l'aria di chi nasconde un segreto...

Fa sempre uno strano effetto uscire a mezzogiorno e passeggiare lungo il sentiero che curva giù in fondo,  tra i lamponi maturi e le more nere, lungo le chiome dei pini storti, dove il cielo è cielo vero ed il sole ci fa l'amore. Fa sempre uno strano effetto tornare in questi posti, e ci torno ogni volta per iniziare una storia, per trovare lo spunto dove di notte m'immergo, con il lago che culla e l'acqua feconda la parte di me che fertile scrive. Perché io sono uno scrittore e lo faccio di notte lasciando al giorno questi silenzi, queste pause e punti prima d'ogni parola. Non potrei trovare altrove questa ispirazione. Già Altrove, come quella ragazza che ho notato per la prima volta stamattina. Sarà una nuova ospite, non l'ho mai vista prima, mai quegli occhi che dicono di essere altrove, mai quel viso, quelle  mani che sanno di non essere dove sono sempre state, ma altrove, dentro un sogno, dentro un desiderio. Indossava  un vestito a fiori, troppo leggero per questa stagione. Ho visto che mi ha notato quando facevo colazione. Avevo gli occhiali scuri e pensavo al mio romanzo, già Altrove. L'ho fissata più volte, aveva tutta l'aria di chi nasconde un segreto...

Sono rientrata presto stasera, forse il mio vestito è troppo leggero, ma amo sentire il freddo che mi pizzica la pelle. Mi sento libera. Per la prima volta non ho paura di abbracciare la vita. Mi abbandono sul divano di velluto blu scuro della piccola hall e fisso il tramonto attraverso la vetrata. Avrei voglia di fotografarlo ma ho dimenticato la macchina fotografica a casa. Non tornerò a prenderla. Socchiudo gli occhi. E' come se il tempo si fosse fermato.  Avverto una presenza alle mie spalle. Un uomo immobile, nella penombra. Si accorge che lo guardo, ma non si muove. Lo saluto con un cenno del capo, lui ricambia e si avvicina. Sorride e mi dice "Vorrei che leggesse questo..."  Mi porge un libro con la copertina rossa, per un attimo le nostre mani si sfiorano. Un piccolo brivido, quasi impercettibile. Mi lascia il libro e si allontana verso le scale. Che tipo strano...spero che rimanga qui ancora per qualche giorno...

So solo che il giorno finisce di sera e la sera è penombra, scontorni di ombre, e lascia alla notte quei fantasmi di sempre che diventano righe, virgole e punti, parole concrete che prendono forma. Sono rientrato alle sette e l’ho vista che guardava il tramonto, seduta sul divano con i capelli raccolti. Ha accennato un sorriso ed io non ho resistito a regalarle il mio libro. L’ho vista sorpresa, ma non ha detto nulla. E’ bastato sfiorarci le dita per sentire il suo piccolo brivido correre in superficie sopra la  pelle. Lei ha ritirato immediatamente la mano, è stato un attimo, ma io ho avvertito quel piccolo tremito che prova chi solo sa di essere altrove…  So che è sposata, che ha lasciato una casa che immagino ordinata, un gatto raggomitolato sul letto, cinque righe ad un uomo per essere altrove. Già, un uomo, perché c’è sempre un uomo quando si sogna d’essere altrove, un uomo lasciato ed un altro che aspetta, che lei non conosce ma sta scrivendo la storia, proprio nel posto dove sognava di essere altrove.  Ci siamo guardati di nuovo, fissi negli occhi, credo di aver visto nitido un tramonto cadere.  Ora vado a scrivere il romanzo che lei sta leggendo…

Apro il libro a metà e comincio a leggere. Leggo avidamente di sogni e pensieri che assomigliano ai miei. Leggo ancora, non posso smettere. Mi lascio attraversare da quelle parole perché so che mi appartengono. Mi disegnano di nuovo, mi danno un’altra identità. So che ho bisogno di leggere il libro per rinascere. Voglio essere una persona diversa da quella che ero. Voglio un’anima nuova, che sappia inseguire la Bellezza senza paura.

Nel buio della mia stanza mi  chiedo se è lei che legge o io che scrivo, perché non potrei scrivere se lei non leggesse, e non so qual è il confine tra chi scrive e chi legge, chi le righe bianche, chi le righe nere. Perché un libro è fatto di silenzi, come le mie passeggiate lungo la riva del lago, e quelli non li scrivo, ma so che lei li sta leggendo, sopra quel divano nella piccola hall.

 

 

ALTROVE

CAPITOLO PRIMO

La mia vita è cambiata, per sempre. Ho lasciato mio marito con un biglietto di cinque righe. So che non me ne pentirò. Non dipenderò mai più da nessuno. Quando vivevo con lui volevo essere altrove. Un giorno ho deciso ed ho riempito la mia samsonite azzurra in meno di mezz'ora. Adesso sono altrove….

 

FINE

 

 

 

 
 
 

Foto robertocrosara

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