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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Serendipity

 
 

Assoluto

 
 

 
 

Foto RossyTopalova

 
 
 

Oggi avrei voluto chiamarti. Sono quasi due anni che non sento più la tua voce, lontana e metallica nei rimbombi del telefono, eppure sempre così calda.

Sento ancora i tuoi respiri profondi. Sento ancora i sospiri con i quali risucchiavi in dentro tutte le preoccupazioni che non riuscivi ad esternare, e quelle parole dolci e affettuose talmente grandi e intense che ti si bloccavano dentro e non riuscivano quasi mai a uscire. Quelle parole, quei sentimenti, che ti facevano brillare gli occhi di orgoglio, timido e impacciato.

Sento ancora la tua voce stanca, dopo un anno di intenso lavoro che si fermava ad agosto solo per poche ore. Vedo ancora la tua faccia arrossata dal calore, sopra un corpo ancora atletico e stranamente candido sotto la camicia di lino che solo nei giorni di festa sostituiva le tue impeccabili camicie di cotone, stirate, chiuse fino al collo da qualche insostituibile cravatta. Vedo la faccia di qualche anno prima, non ancora incipriata di sfumature grigie sopra gli occhi, ma già intristita al pensiero di tutto quello che non era stato e che forse, ormai, non sarebbe stato.

Sento la tua voce agitarsi ed incresparsi nel racconto di una delle tante disavventure nei meandri della pubblica amministrazione e di un italietta paesana e meridionale alla quale non ti sei mai adeguato.

Sento il tuo respiro, proprio dentro le mie orecchie, un respiro che viene dal passato, che è sempre stato e che sempre sarà. Poi quel respiro si fa recente, si fa attuale, cambia volto e forse qualche espressione. È più giovane di venti anni. Sembra quasi che il tempo sia andato avanti solo per me, non più bambina, e le due figure si confondano e combacino, come i contorni di un’immagine durante la messa a fuoco. Quel respiro da passato diventa futuro, da storia diventa speranza e richiama alla pelle vibrazioni di un amore diverso, ugualmente intenso, che da pensiero diventa oggetto, da parole sospese diventa abbraccio.

Avverto la stessa vibrante e incontrollabile gelosia pervenire a me, oggetto di amore profondo e incondizionato, da quelle due figure distinte, lontane, che ciononostante sembrano sovrapporsi. Sento di essere quell’unico grande pensiero, al di sopra di ogni preoccupazione, costante, quasi opprimente, che blocca il respiro e poi viene assorbito attraverso ancora un altro, profondo, rassicurante sospiro.

Sento quella passione passata, ancora viva, immutabile, eterea, trascendentale, che è amore assoluto, talmente puro che non diventa neanche parole, ma solo pensieri che corrono veloci e costanti, anche dopo quell’ultima telefonata.

Sento la passione recente, attuale, fisica, fatta di umori quotidiani, che riempie, soddisfa, arricchisce eppure non colma la perdita della prima.

Oggi avrei voluto chiamarti, papà, ma sono quasi due anni che mi hai lasciato, oramai donna, nelle mani di quell’uomo che avevo scelto, che non avevi nemmeno ancora conosciuto ma al quale mi consegnavi, nei tuoi pensieri, perché si prendesse cura della tua bambina, con quell’ultimo, immenso e interminabile sospiro.

 

 

I Racconti di Serendipity