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Lei si sveglia nel giorno di Festa;
l’Autunno fuori tiene ancora buie le prime ore del mattino. Si alza e si
avvolge nella vestaglia, si dirige lentamente in cucina: sorridendo
incomincia a preparare il caffè. Ed ecco, ha la sensazione che una mano
invisibile le sfiori i capelli, prosegua la sua carezza sulla nuca;
stupisce ma non interrompe il suo lavoro; ora la vestaglia scivola dalle
sue membra: le abbandona completamente e cade a terra, rivelando tutta la
simpatia e la bellezza della sua nudità matura. Esterrefatta si ferma un
momento, poi riprende timorosa e incuriosita a riempire la moka: la avvita
dapprima dolcemente, quindi in una stretta più decisa. Accende il fuoco…
Ora le pare che l’ospite invisibile
alle sue spalle apra lentamente il barattolo del miele. Sì è così. Il
miele viene spalmato su tutta la sua pelle, senza tralasciarne un
centimetro. Gentile, la signora assiste immobile all’evento mentre si
chiede quando il caffè incomincerà a gorgogliare gettando nell’aria il suo
aroma. Ma il miele non si accontenta della pelle: le entra nel grembo e
dappertutto: sente che il biondo denso cremoso sapore le arriva fino al
cuore. Percepisce l’odore e il rumore del caffè, e si scopre a confonderlo
col suo canto intenso a labbra chiuse: prima lieve poi sempre più forte,
fino a un finale che esige tutte le note del pentagramma, che chiama a sé
irrinunciabilmente tutti gli strumenti dell’orchestra.
Fuori la luce apre il buio e irrompe
nel mattino festivo. Poco dopo è seduta nella sua cucina: ha la vestaglia
addosso: davanti agli occhi la tazza piena e fumante del primo caffè.
Disincantata scuote lentamente la testa, sorridendo di se stessa… quando
incredula percepisce una tiepida umidità fra le cosce. Allibita abbassa lo
sguardo, scosta un poco il lembo della vestaglia: stille cremose di uno
strano miele, color avorio, gocciano lente sul pavimento.
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