RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Schweigen

 
 

Sogno di un mattino di fine Estate

 
     
 

 
 

Foto madalinaiordachelevay

 
 
 


 

Arrivi presto alla piccola baia, che protegge l’isolotto di fronte, il sole è alto ma ancora non morde; poche persone, e una sei tu. Rimani qualche momento in piedi, ti guardi attorno per scegliere un posto, poi sistemi la stuoia sui ciottoli, lentamente con cura. Sollevi il camicione, lo fai passare al di sopra del collo; forse in questo momento sotto lo schermo scuro degli occhiali il tuo sguardo si accorge del mio sguardo; mostri il tuo corpo robusto e grazioso, così diverso dalla plastica liscia e scura delle altre più giovani: il pancino un pochino in avanti, vorrei sapessi quanto mi attrae, con al centro il dolcissimo calice del suo piccolo foro.

Hai coperto i tuoi fiori con dei fiori: rosa sobrio su uno sfondo di bianco, che ti stringono la curva dei seni, e quella un poco abbondante dei fianchi. Sempre in piedi ti scalzi dai sandali, con uno sforzo quasi impercettibile e allontanato da un breve sorriso. Soddisfatta appoggi le tue natiche generose per terra: una gamba è protesa in avanti, l’altra piegata a sorreggere il mento, poi sollevi il capino coi capelli cortissimi castani e lo ruoti a destra e sinistra, come fa una tortorella curiosa. Dalla tua sacca trai un piccolo scrigno rotondo; allontani la celata dagli occhi, che ora mi vedono, sono sicuro; poi abbassi le palpebre enormi.

Piccole chiazze bianco avorio picchiettano la tua fronte e le guance, quindi spalmi d’unguento tutto il viso. Un’altra fiala più grande ora ti dona generoso latte che cospargi su tutto il tuo corpo, cominciando dai piedi, dalle caviglie per salire sopra le rotonde ginocchia e le cosce tornite, il morbido pancino, fianchi e costole, lo sterno alto, le spalle, gli avambracci e il deltoide; ed abbassando un poco il reggiseno sfugge per un brevissimo momento il capezzolo tenero, tranquillo come quello di una bimba quando dorme serena: indispettita sorridi e ti copri; ti contorci nella tua solitudine per riuscire a emulsionare la schiena, fino alle scapole.

Ora dalla tua sacca trai un volume, e leggi a fior di labbra; penso che sia una formula magica: vorrei che fosse per fare l’amore, rimanendo così come siamo. Poi ti volti col corpo sulla terra, ti puntelli sui gomiti, ed ecco i colli generosi e belli delle tue dolci naturali natiche. Allontani con una V rovesciata le gambe una dall’altra, mostrando nude le piante dei piedi ed inarcando gli alluci premuti sulle piccole pietre: continui a recitare dal volume, forse a cantare ma lo fai in silenzio.

E il desiderio che provo è uno solo: se tu capissi quanto io ti ammiro, quanto pretendo che questo tuo corpo sia così come adesso lo vivi, mentre l’Estate dolcemente muore, baciandoti di sole in una semplice, nuda serena giusta perfezione. Se tu sapessi quanto ora sei bella…


 


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