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Quel che mi fa più male di Leòn è sapere di aver capito perfettamente
entrambe le cose che ho capito che lei voleva da me. Entrambe e insieme,
senza poter decidere per una più vera dell’altra. Così apparentemente
estranee fra loro…. La chiamavamo Leòn per la sua criniera bionda,
peraltro curata e mai scomposta. Lei si chiama Marianna. In certi punti
del corpo, come la vita e le scapole, è magrissima; in altri, come il naso
o le mani, è graziosamente robusta.
Gli occhi di cielo,
all’addome espone un liuto più che un mandolino, su cosce tornite non
troppo. Il seno, minuscolo e irregolare, è delizioso: cadente, ritto dopo
l’amore, la gemma costellata di puntini come la crema quando si fa in
casa. Il pube è d’oro rosa, sovrastato da una piccola cicatrice di quando
vide la morte faccia a faccia.
Voleva da me la rivalsa sul suo mondo e sulla naturale falsità a cui
l’aveva educata: la punizione per lui, e per lei che aveva ubbidito.
Voleva vedere se ci si può innamorare davvero, e ottenere da un uomo la
stessa cosa. “Una storia pulita” – come la definì una volta. Al tempo
stesso, voleva punirmi per non averla delusa; voleva mostrarmi che la
fedeltà al suo mondo era più forte di quella per la nostra parola; voleva
insegnarmi che la verità è quell’altra, che dovevo limitarmi a
accontentarla e prendere il dovuto, perché di più è presunzione e orgoglio
da maestro.
E di certi maestrini
lei, che si è guadagnata da vivere onestamente, non ne ha bisogno (magari
io di certe maestre sì…). Leòn non è intollerante: anni fa i suoi più cari
furono sbeffeggiati e maltrattati, ma poi… le vie del recupero sono
infinite, e recuperarono. Leòn è ricca, anche se parla sempre di
preoccupazioni, spese, figlie e ingiustizie. Non è indispensabile, ma
credo di aver colto il punto della faccenda; lei è una sorta di Sofocle
femmina: le cose non cambiano, e merito non è la coerenza - una colpa - ma
saper sopportare e uscirne a testa alta, essere ipocriti sputando in
faccia a chi te lo dice, dimostrandogli che tutto è così, che lui lo è più
di te. E se anche non fosse, si tratta di uno sport da narciso, per chi se
lo può permettere. O si rivela talmente irresponsabile da praticarlo anche
se non può.
Le brutte figure le
fanno il solletico: giusto appena appena; perché in un mondo così l’unica
figura meschina è abbassare la testa e tirarsi indietro, non riuscire a
sorridere anche se dentro piangi: e quello che c’è dentro non importa. O
meglio, è importantissimo, ma solo a tu per tu con te stessa. A volte con
Dio.
Prendete Nietsche e rovesciatelo: questa è Leòn. L’ho sedotta con la
simpatia, la sincerità e la tenerezza, ma fu lei a volermi, fino a
sequestrarmi in una casa dei suoi incredibilmente sfitta. A posteriori si
ricordò di aver dato le chiavi a quelli dell’Agenzia. E ora quanto vorrei
che fossero entrati, trovandoci a tu per tu col nostro vero volto! Le
piaceva strusciarci coi nostri corpi nudi; le piaceva l’umidità precoce
che regge alla lunga distanza.
Le insegnai a inebriarsi
di gioia dentro e fuori titillando i capezzoli a vicenda per mezz’ore,
guardandoci negli occhi. Lei non ne sapeva assolutamente niente. Una volta
fu rapita così tanto da lasciarmi due grumi purpurei sulle punte, con quei
suoi adorabili polpastrelli enormi, poco fini e tremendamente femminili. -
Certo che chi non fa così in amore è proprio stupido! - disse un giorno.
Lei a sua volta mi insegnò che penetrare nel profondo una donna innamorata
e irrorarla è sempre tuo dovere, ed è sempre ciò che lei si aspetta,
indipendentemente dall’intensità del suo godimento. Questi due ricordi
sono la nostra felicità, e l’unica cosa che ci unisce ancora; oltre a una
telefonata all’improvviso la mattina di Natale, in cui pianse; e fu
finalmente se stessa.
Leòn, quando fui cotto
ben bene, le tornarono buoni figlie marito e le trappole della società
onnipresente più forte di noi, e così andò. Pensa davvero di essere stata
sincera, o per lo meno il meno vile possibile, e pensa davvero di avere
fatto davvero il bene a tutte quelle cose là, o per lo meno il minor male
possibile.
Come l’uomo del Rinascimento, Leòn non è il Principe del Creato, ma lo è
sempre più di qualsiasi altro. Ricordo con simpatia quando, a parere del
suo medico, si resero necessari ulteriori accertamenti per dei piccoli
nodi al seno. Lo specialista si accorse benissimo che erano linfatismi
dati dal nostro amore; da ciò che aveva nel cuore, nel corpo e nella
testa, e che nessuno le aveva mai fatto strizzare: come il limone vero,
che ha sempre bisogno di spremere il suo succo. Fortunatamente quel
giorno, dal medico, il marito che la segue ovunque non l’aveva potuta
accompagnare.

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