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Il corpo dentro al cuore (una storia antica)
Uomo con te forse l’unica volta uomo e i movimenti
lenti dei vestiti a riprenderli, una città bellissima e malvagia dalla tua
finestra tu che mi sfioravi e ti ritraevi. Uscire fuori nelle strade da
solo come una qualsiasi ripartita e acquistare il giornale fermare il taxi
per il volo per sempre col sorriso del saggio sul volto e invece il sesso
ancora teso ed eppure estenuato dal dono più volte lanciato fiorito ormai
dentro di te: tu che parlavi e tacevi come s’aprono e chiudono i petali;
tu che donavi e prendevi come mammella di lupa coi cuccioli; tu che
ignoravi e sapevi e sceglievi e la luce restava bianca palpabile ai vetri
e cercava di te nella stanza i fianchi innalzati ad un arcobaleno dipinto
soltanto da noi. E così le mie mani mi apparvero come la rondine che
passava veloce tra le guglie e i tuoi occhi sbarrati increduli di quanto
potente era il tuo firmamento, mi apparvero rami che innalzano primizie d’
Estate riempite di vita che bruciano al sole, mentre noi in un autunno
malvagio e gentile uniamo le frasi i pensieri i ricordi le vite le bocche
i respiri. Ma tu prendi tutto nell’ultimo grido. Donna ormai dentro nelle
fibre del corpo e del cuore; una ferita fresca, che non mi risparmia: non
me la risparmiano le parole che ripenso la sera e ripeto al mattino;
nessuno le ascolta e non piego l’amore che prende ovunque: la mente, la
pelle. Perché il sonno non può arrivare né cancellare un volto nuovo
segnato di dolore e di forza e di sopportazione: uno venuto da lontano,
che conosce il destino. Promesse parole infilzate sulle labbra e nel
ventre non hanno potere su quello che scorre dentro una donna che non ha
merito quando non sente amore; ma ora dopo anni in un momento ti
riconosco, e giuro che non voglio e piango e inturgido il pube e il seno:
l’amore brucia, mi fa male come l’arma che prende l’animale senza farlo
morire e che lui tiene dentro a lungo dentro: così ti parlavo come a una
persona cara ti prendevo per mano ti mostravo le mie cose e poi le
trascuravo per noi, e volevo sentire dalla tua bocca quanto avevi sofferto
e quanto visto, e ciò che ami e credi e tutto è giusto e buono e la notte
ti immagino dentro di me come l’unica volta. Unica cosa il godimento e il
pianto.
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