Le aveva chiesto di posare nuda. Ora, sola a casa, davanti al suo caffè,
lei prese a ponderare la questione. Si sedette, sorrise un poco; la sua
mano accarezzò la tazzina.
Punto primo: non l’aveva mai fatto - ebbene: era il
momento di provare.
Punto secondo: i tempi, e le persone, cambiano: e se
lui poi l’avesse delusa? Se le avesse fatto del male? Certo ora lei, così
com’era, non doveva render conto a nessuno… ma aveva sempre una
reputazione, una professione, una collocazione sociale da guardare - da
tanto tempo in fondo erano amici. Amici veri: nel corpo e nel cuore;
ragion di più per metterlo alla prova. A suo rischio e pericolo, certo, ma
sempre sul cammino che da sempre testarda percorreva: la verità.
Punto terzo: aveva superato i cinquant’anni. E non da
poco. Questo aspetto richiedeva un esame più profondo e concreto. Si alzò
e si diresse allo specchio, grande nel centro di camera sua: provò varie
posture. Nulla le parve da buttare via: era all’altezza certo delle altre;
anche più giovani. Con un po’ di presunzione pensava: per certi aspetti
forse sono meglio… sì, direi meglio. Si rivestì e torno alla cucina:
sedette al tavolino.
Punto quarto: ma lui, perché lui ora lo desiderava?
Perché per lui sembrava importante? - Beh, glielo aveva già chiesto:
perché una simile maturità… indescrivibilmente così splendida, non poteva
non lasciare nessun segno di sé - trovava la risposta, indipendentemente
da quanto era sincera, definibile con un solo aggettivo: esauriente.
Punto quinto e supremo: ma LEI cosa voleva? cosa
provava a diventare un’immagine, e al tempo stesso rimanere donna: una
persona vera? - sorrise ancora; diede fondo al caffè nella tazzina. Forse
tra poco sarebbe passato. Le aveva chiesto di posare nuda. Lei si
concesse. Vide che questo le piacque non poco…
*****
Spinse il bottone, armeggiò agile sulla tastiera: lo
schermo apparve chiaro all’improvviso, poi assunse un tono più dolce, di
azzurro tenue: vi vedeva riflesso il suo viso tondo, i capelli tirati
all’indietro, gli occhi del verde che il mare rivela tra la fine d’Inverno
e Primavera. Sorrise. Agì un poco sul mouse: sullo schermo comparve la
silouette in nero di un manichino; una sorta di corpo femminile, ma senza
volto. Ne regolò abilmente le misure.
Aveva preso l’abitudine, alle sei del mattino, prima di uscire per andare
al lavoro, di sostare un momento alla finestra: quella con sotto il
terrazzino che collegava quasi i due palazzi. Stava lì con la mano
raccolta sotto il mento, guardava i fiori coltivati nei vasi: i rossi
tenui dei ciclamini, una rosa robusta, le prime calle con le labbra
aperte. Notò sul terrazzino due colombi, quelli grigi numerosi in città:
si muovevano un poco, indifferenti, forse in cerca di cibo.
A un certo punto uno della coppia, sicuramente un maschio, assalì l’altra,
e in un momento la fece sua. Era durato – forse – due secondi; poi erano
tornati separati sbattendo un poco qua e là le ali; come se nulla fosse
successo: indifferenti appunto. Prima uno poi l’altro, erano andati via.
Ma come? Come poteva essere quando l’uomo viveva quel momento di sguardi e
lacrime e odio e dolcezza, e pensieri: serenità problemi, gioco agonismo
pietà devozione. E amore? Certo sapeva che altri volatili facevano la cosa
ben diversa: colori, corteggiamenti, danze… riti del prima e dopo. Ma
quelli adesso no: com’era stato?
Le capitò di alzare lo sguardo: alla finestra del
palazzo di fronte una creatura maschile la osservava: le sorrideva
ironico, ma non cattivo. Resse lo sguardo con spavalderia, circa cinque
secondi; poi andò a prepararsi per uscire. A un suo gesto, sullo schermo
comparve una macchia rosa: abilmente ne fece una mantella, e si fermò due
secondi a riflettere; regolò l’intensità dei colori, poi anche il taglio:
la trascinò sul corpo stilizzato, e avvolse le sue spalle. Osservò il
risultato. Il suo sguardo era molto contento.
Tornando a casa nel primo pomeriggio come al solito frugò nella posta:
trasse un foglietto privo di busta, lettere in stampatello scritto a mano,
media grandezza: A QUELL’ORA NON CI VEDRA’ NESSUNO: DOMANI RACCOGLI I
CAPELLI SULLA NUCA; SCOPRI LE SPALLE: IO SARO’ LI’ AD AMMIRARTI.
Conosceva l’amore, quello vero. E conosceva il sesso: vero anche quello.
L’uno e l’altro duravano tutt’ora. Ma poi basta così. Si era sempre
sentita un po’ bruttina, non attraente, e per questo aveva pensato che il
primo avesse trascinato il secondo, nelle migliori soddisfazioni: non
chiedeva di più. Eppure sotto sotto lo sapeva: poteva risultare
affascinante. Solo che non osava dirlo mai, neanche a se stessa.
Dormì tranquilla: l’indomani alle sei ubbidì; sentì tremare la pelle di
gioia; poi senza controllare la presenza del committente se ne andò al
lavoro. Fu la volta della gonna leggiadra: lunghezza media, i colori che
entravano macchiati l’uno nell’altro: pochi con ricercate sfumature;
lavorò molto e alla fine la avvolse intorno ai fianchi della sua modella
in attesa nel cubo di vetro. Rimase seriamente soddisfatta.
Aprendo la cassetta trovò un altro messaggio: TIENI LE
GAMBE E I PIEDI TUTTI NUDI SOTTO L’ACCAPPATOIO, E DISTENDILI SULLA
SCRIVANIA. GRAZIE PER IERI: SEI DAVVERO SPLENDIDA. Era stanca: dormì molto
presto. Prima dell’alba suo marito volle fare l’amore: la soddisfece bene
varie volte. Quindi lei si diresse alla finestra, sedette ed allungò le
gambe nude sopra la scrivania, sempre senza guardare: sentiva gli occhi
attenti di lui come carezze ad entrambe le cosce, scendere sulle
ginocchia, i polpacci, come labbra sfiorarle i piedi, succhiarle gli
alluci piano, ma con caparbietà certo invincibile. Quando pensò di essere
soddisfatta si alzò senz’altro abbandonando la scena.
Fu la volta degli ultimi ritocchi: le calze colorate, le misure del seno
nel modello; una proposta per le calzature; ed a fianco una breve
relazione. Era un lavoro importante: forse era stato il migliore dei suoi,
e domani l’avrebbe presentato. Si aspettava il messaggio: anche il suo
contenuto era molto probabile; solo sui modi era un poco curiosa.
Curiosa certo la era sempre stata, più di quanto lo
desse a vedere. E SARAI NUDA COMPLETAMENTE, IN PIEDI: GIRA PIU’ VOLTE
SULLA TUA PERSONA, COME IN UN CARILLON LA BALLERINA. e COMPLIMENTI E
GRAZIE: FINORA SEI STATA OK. Suo marito questa volta dormiva; lei si levò
un po’ prima: fece la doccia e si coprì di crema, tirò forte i capelli
all’indietro; davanti alla finestra l’accappatoio scivolò con gioia.
Eseguì la sua danza, e come sospettava si dovette impegnare in ogni fibra
del proprio corpo per restare impassibile, mentre l’orgasmo la penetrava,
e la prostrava dentro. Sempre senza guardare, a passi lenti nuda, lasciò
la stanza e si recò al lavoro.
Il progetto fu un grosso successo: complimenti e strette di mano, discorsi
prolungati : modi e tempi di sfruttamento. Ostentò calma e modesta
gratitudine. Poi si rinchiuse nel suo ufficio vuoto; prese un foglietto di
carta semplice, un pennarello nero; scrisse per circa cinque minuti.
Tornata a casa, posteggiata l’auto, raggiunse
l’isolato. Arrivata al portone prima del suo velocemente lo infilò
risoluta; scorse i nomi di vecchie conoscenze; trovò l’unico nuovo;
rischiava, sì, ma ormai era decisa. Trasse il foglietto dalla sua
tracolla: piegato lo cacciò nella cassetta: SPERO DI AVERTI FATTO
CONTENTO. DOMATTINA ALLE CINQUE SALIRO’ SU DA TE: AVREMO UN’ORA A
DISPOSIZIONE. QUI DI SEGUITO I PUNTI, LE POSIZIONI, I MODI, LE PAROLE, CON
LE QUALI VOGLIO ESSERE PRESA…