Il fiume è molto freddo d’Inverno: in certi punti a volte è di ghiaccio, e
le sue curve brillano nelle poche ore di sole; il passero solitario vi si
posa col suo corpo grazioso e robusto,e gira intorno il capo curioso,
stupito di solitudine; poi si nasconde nei rami degli alberi, quasi ormai
tutti denudati di foglie, che si tendono come ora le mie braccia magre
lungo i miei fianchi. E accanto al fuoco io guardo le acque, dalla mia
casa, mentre il fiato si posa sui vetri e vi si ferma un poco.
Ricordo quell’Estate, stesa a terra nel bosco accanto
al fiume, non violento ma ricco e deciso nel corso dell’acqua, sotto gli
alberi folti vestiti di verde: lo sguardo che vagava tra le foglie e le
aperture di cielo, cercando di sposare il proprio sogno al dolore, il
proprio respiro alla gioia, e come a un punto non riuscii a non gridare e
una rondine subito rispose; poi soltanto di nuovo il respiro che trovava
il suo ritmo: come il fiume.
Il premio del risposo: forse pochi minuti che
sembravano ore passate immobili e in silenzio. L’allegria del cammino a
piedi nudi ricalcando il sentiero che poco prima attraversai diversa: lo
salutavo con un corpo nuovo. Ora guardo la terra e poi il fiume dalla
finestra in questa Primavera: lo sguardo prosegue colmando lo spazio tra
me e le sue acque, sopra l’erba trapunta dai fiori spontanei: uno due tre
colori, come le ciglia il cuore e il respiro, come le vie del dono di una
donna, come sboccia la linfa di un uomo.
Serena piego la testa alla spalla, e percepisco appena
il rumore, appena il passo, appena e non sono sicura la voce, poi più
nitido e vero l’odore; poi le carezze sul seno e sui fianchi, come le anse
in cui l’acqua ora scorre tranquilla toccata dal bianco di una luce
finalmente buona. Ora il corso è davvero una sola canzone, dalla sorgente
a questa pianura che lo accoglie e lo stringe gentile. Il mio corpo si è
fatto ruscello e greto e estuario di gioia. Tu che penetri in me come il
raggio di sole nell’acqua. Immagino la foce ed il suo mare. Come il fiume.