RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Schweigen

 
 

La stagione della mietitura

 
     
 

 
 

FOTO ernesto timor

 
 
 


 

E’ la stagione della mietitura: allontanata un poco dai campi dove abbracciavi insieme alle altre le spighe sollevata alle ginocchia la gonna nel nodo guardando ora le mani ora i piedi che prima accarezzano il corpo di stille e sapone che a lungo ti stirano e dopo modellano e annodano e intrecciano i ricci capelli e ancora che tagliano pane vi stendono il burro ed il fiore di rose e ciliegie ed il miele e ne offrono e godi tu stessa del tenero dono; allontanata hai trovato il sentiero segreto che presto si carica d’ombra e di fresco fruscio ininterrotto insistente dolcissimo delle cicale di tenue cammino dell’acqua che chiama e al di là dell’ombrello robusto di foglie la rondine grida indicando il destino i raggi del sole riescono a entrare nel bosco e penetrano come addolciti a sfiorare la punta del seno riottosa alla stoffa che stretta la chiude; tu trovi la pietra curiosa ti fugge la piccola verde lucertola e lì puoi deporre i sandali grezzi sollevi più in alto la gonna alla vita al pancino che un poco saluta la chioma del pube e lì la riannodi: sorridi già prende lo sguardo e l’orecchio la gioia dell’acqua pregusti la fredda carezza che presto ti sfiora le dita ti avvolge i polpacci graziosi raggiunge l’incavo ed ambisce alle cosce.

Ti chini raccogli nel cavo di entrambe le mani il tuo refrigerio lo passi sul viso schiudendo le labbra ne gode il palato e la gola lo doni alle spalle scoperte arrossate dal sole non badi al rumore di passi alla mano che abbassa l’ostacolo tenue prosegui tu e l’acqua in amore esclusivo sei tu che la baci e lei che accarezza il tuo corpo sei tu che la cogli e lei che ti induce al sospiro non fai molto caso all’arrivo di un giovane dono robusto che adesso tu stringi pulsando che accogli e respingi danzando continui a godere dell’ombra dei raggi del sole del freddo ora schietto dell’acqua e già sei la macina come del grano la pietra e già tu sei pane sfornato che toglie la fame e il sapore racconta un piacere a cui più nessuno saprà rinunciare; è l’acqua il tuo premio tu sai che il tuo corpo davvero è a lei che appartiene chi adesso contorce il suo dono e poi lo riprende è soltanto il tuo umile servo che sente la vita che tu sai donare la sete che lui può calmare soltanto un momento la gioia che lui può sentire ma dopo soltanto guardare. E tu sei quell’acqua quel grano quel sole quel grido di rondine al cielo la pietra la serpe leggiadra la dolce cicala l’azzurro la nube la sera la luna la stella la donna .


 


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