E’ la stagione della mietitura: allontanata un poco dai campi dove
abbracciavi insieme alle altre le spighe sollevata alle ginocchia la gonna
nel nodo guardando ora le mani ora i piedi che prima accarezzano il corpo
di stille e sapone che a lungo ti stirano e dopo modellano e annodano e
intrecciano i ricci capelli e ancora che tagliano pane vi stendono il
burro ed il fiore di rose e ciliegie ed il miele e ne offrono e godi tu
stessa del tenero dono; allontanata hai trovato il sentiero segreto che
presto si carica d’ombra e di fresco fruscio ininterrotto insistente
dolcissimo delle cicale di tenue cammino dell’acqua che chiama e al di là
dell’ombrello robusto di foglie la rondine grida indicando il destino i
raggi del sole riescono a entrare nel bosco e penetrano come addolciti a
sfiorare la punta del seno riottosa alla stoffa che stretta la chiude; tu
trovi la pietra curiosa ti fugge la piccola verde lucertola e lì puoi
deporre i sandali grezzi sollevi più in alto la gonna alla vita al pancino
che un poco saluta la chioma del pube e lì la riannodi: sorridi già prende
lo sguardo e l’orecchio la gioia dell’acqua pregusti la fredda carezza che
presto ti sfiora le dita ti avvolge i polpacci graziosi raggiunge l’incavo
ed ambisce alle cosce.
Ti chini raccogli nel cavo di entrambe le mani il tuo
refrigerio lo passi sul viso schiudendo le labbra ne gode il palato e la
gola lo doni alle spalle scoperte arrossate dal sole non badi al rumore di
passi alla mano che abbassa l’ostacolo tenue prosegui tu e l’acqua in
amore esclusivo sei tu che la baci e lei che accarezza il tuo corpo sei tu
che la cogli e lei che ti induce al sospiro non fai molto caso all’arrivo
di un giovane dono robusto che adesso tu stringi pulsando che accogli e
respingi danzando continui a godere dell’ombra dei raggi del sole del
freddo ora schietto dell’acqua e già sei la macina come del grano la
pietra e già tu sei pane sfornato che toglie la fame e il sapore racconta
un piacere a cui più nessuno saprà rinunciare; è l’acqua il tuo premio tu
sai che il tuo corpo davvero è a lei che appartiene chi adesso contorce il
suo dono e poi lo riprende è soltanto il tuo umile servo che sente la vita
che tu sai donare la sete che lui può calmare soltanto un momento la gioia
che lui può sentire ma dopo soltanto guardare. E tu sei quell’acqua quel
grano quel sole quel grido di rondine al cielo la pietra la serpe
leggiadra la dolce cicala l’azzurro la nube la sera la luna la stella la
donna .