RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Schweigen

 
 

La Gigantessa saluta l’Estate

 
     
 

 
 

FOTO mododorico

 
 
 


 

Questo ha di bello il camicione: il mio corpo gigantesco e sereno, le mie gambe robuste, che premono sui sandali di cuoio, e dirigono forti i loro passi, le cosce fusti nati per il sole, i seni e i glutei di cocco, d’anguria, forme mediterranee di passione, vivono nudi in libertà non visti, si coprono puliti di colori, di pitture gioiose, di carezze di stoffa e di vento.

Venere a cinquant’anni: la conchiglia che tiene ancora il sale e il sapore dei raggi di sole; sono io che la genero, non lei e se di spume trova il flutto canoro sono quelle del corpo e del cuore.

Le vetrine riflettono i capelli in onda chiara ed osservo l’addome, sotto le lenti scure afferrato da sguardi passeggeri: sorrido. Come mi appare vicino l’Inverno! Le membra strette a letto nella lana, incatenate ai muscoli del corpo, al lavorìo incessante del cuore fino alla meta prima del riposo. Come quel seme è amico, è sana e tenera preparazione dei raggi che torturano i capezzoli sullo scoglio appartato, mentre le punte della roccia premono sotto l’addome fino a far male e il bacino beato s’inarca nella doppia penetrazione della natura: io e lei da sole, gigantesse amiche, di fronte all’atto gentile del mare, alla sua onda lieve, all’improvvisa inaspettata frusta del cavallone.

Ora capisco come la puledra sorge dall’onde e come nel Tritone grigio barbuto carico di rughe del tempo appaia sempre il corpo dell’atleta, del giovane proteso alla meta, lo sguardo che si perde all’orizzonte dove ogni vera donna sta in trono assorta prima dell’amore.

Un sorriso: rivivo il mio sorriso, di poco prima nascosta nell’auto quando ho deciso: non avrete i miei seni, non avrete i miei fianchi in offensivi segni, non avrete il mio pube rasato e arrotondato come dorso d’allodola. Io sarò nuda sotto il camicione, nuda come la mamma mi fece, come natura vuole; e gabberò gli sguardi stupìti, fatti di dubbio incredulo e emozione, e inutile penoso tentativo.

Così la strada di città sarà ancora sorella alla spiaggia, e lunghi metri saranno trionfo da percorrere calma serena dominatrice, unendo alla profferta di meretrice il possesso di donna inalienabile, forte regina. Così fino al portone, all’ombra fresca e polverosa alle scale. Fino alla casa. E’ così che si alza il camicione: nuvola vela tenda, sul tuo sorriso sopra le tue mani; sulla tua tenera penetrazione!


 


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