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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

     
 
     
 

Scarlet LA VOGLIA

 
     
 

 
 

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Ci sono giorni in cui la voglia brucia lo stomaco, provoca un fremito alle mani e ti ritrovi a bighellonare per casa senza fermarti, inseguendo un pensiero che, sibillino e vago, si prende gioco di te.
Accarezzi l'idea nebulosa e suadente che all'ultimo minuto ti sfugge, scansandosi come una busta di plastica che scatta imprevedibile, in balia del vento, a passo di danza.
Lo sguardo perduto fuori dalla finestra, invidi il tuo cane che, la catena al collo, abbaia e riceve latrati lontani in risposta. Rimani così, perdendo il senso del tempo, e con un gesto meccanico ti lisci i capelli, controllandone l'integrità delle punte, cercando di ignorare il richiamo.
Una strana energia ti riempie, parte dal bassoventre, sale piano come un brivido lungo la schiena, infrangendosi contro la tua abulia e ti chiedi cosa ti manca, mentre ti guardi intorno scorgendo le icone del tuo benessere.
Ci sono giorni in cui la voglia è talmente forte da non poterla sprecare sfumandola sotto le dita, e allora richiudi le gambe respingendola dentro di te e la senti immediatamente risalire su nel ventre, dove battono le ali mille farfalle.
E il tuo corpo, traditore, ti restituisce capezzoli irti e sprezzanti della tua falsa noncuranza.
Ci sono giorni in cui il sesso gonfio preme contro la stoffa lucida di liquidi sgraditi e la voglia fa quasi male, alimentata da involontarie contrazioni.
Fingi di lavorare, scarichi un altro articolo, cancelli una virgola e dei puntini sospensivi di troppo. Pensi di averla fatta franca, allenti la morsa alle gambe, le dischiudi ed ecco che quell'odore ti penetra nelle narici, troppo acuto per essere reale.
E allora cedi e, come castamente ti sei negata, altrettanto lascivamente ti dai e lasci che mani dimenticate ti accarezzino, spesso brutali, senza più amore a filtrare parole dure che penetrano più dei sessi.
E' la voglia che prende le redini del tuo corpo piegato e guida le dita che ti aprono, esponendoti a sguardi carichi di desiderio e a pezzi di carne bollente che non riscaldano, ma violano, scorticando anfratti che non si bagnano, per il puro gusto di possederti. Soltanto dopo, per sua comodità e perversione, senti prima il burro pungere e poi lui scivolare di nuovo dentro, lentissimo e irrefrenabile, rimescolandoti le viscere. E ti domandi quanto in fondo vuole arrivare prima di dichiararsi soddisfatto, prima di concederti quel piacere per il quale lo hai evocato dagli abissi del tuo passato, mentre sembra volerti punire per averlo lasciato, con i suoi affondi violenti e imprevedibili, che non riescono a strapparti i gemiti che lui vorrebbe ascoltare, ancora una volta.
E finalmente ti rivolta sulla schiena, spalanca le tue cosce pallide e pizzica il clitoride frustrato, continuando a negarti ciò che vorresti. Riprende la strada che ha appena percorso, incurante dei tuoi liquidi che scorrono indicandogliene una più comoda. Puoi guardarlo ora, il suo corpo nervoso ti domina e non esisti alla tentazione di toccarlo con le tue unghie, graffiandogli il ventre, solo per il gusto di vederlo reagire nel modo che sai.
Ti afferra i polsi e ti schiaccia sul letto, ti infila la lingua in un orecchio e sussurra "è questo che vuoi?" e subito ti scuote con violenza e tu riconosci l'animale che ti sbatteva, trattandoti come una femmina della sua stessa specie, privo di inutili riguardi. Riconosci i suoi morsi sulla tua pelle, sai che ti lascerà dei segni purpurei, ma soltanto lì, non oltre, dove non gli hai mai concesso di arrivare. Cominci a godere e lui avverte il cambiamento, la resa, si solleva da te pur rimanendo conficcato e continuando a usarti per cercare esclusivamente il suo piacere. Le mani finalmente libere, puoi strofinare il clitoride in fiamme, teso e pronto, e l'orgasmo nasce pian piano da quell'anello di carne martoriato e sottilmente si propaga nel ventre, calda lava che si espande, cola, guadagna terreno, brucia qualsiasi cosa incontri, per poi sublimare in quell'alito caldo che ti sfugge dalle labbra.
Apri gli occhi, richiudi lentamente le gambe, gustando la quiete del dopo, la morbidezza del cuscino e il sapore che hai lasciato sulle tue dita.
Ci sono giorni in cui la voglia entra come per magia nella tua vita e ti seduce più abile di un'incantatrice, tirando fuori dal cilindro spettri provenienti dal tuo passato e volti e corpi e voci e mani e odori diversi che si mescolano in un allettante caleidoscopio che non chiede nulla in cambio.
Una volta tanto.

 


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