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La geografia del desiderio è una tela
euclidea, tesa all’orizzonte dove sono espressi a più strati gradazioni di
moti e sentimenti.
L’attesa nella consultazione della mappa avvampa in un soffio
d’eccitazione e fa pensare ad una gran partenza.
Ogni punto cartografo è un’occasione perduta per il mio orgoglio e la mia
sublimazione.
Perché una volta delineato l’itinerario, s’affretta la sorte del viaggio.
La casa è piccola e semplice.
Quasi spoglia se non fosse per la splendida vista sul mare da dietro le
finestre.
Pochi mobili, libri, carte sparse sul pavimento del color dell’olio e un
piccolo letto, all’angolo del locale, a completare il capriccio che oggi
ha voluto giocare con me.
L’appartamento non è come avevo immaginato.
Sono molto imbarazzata.
Anche io vorrei essere diversa.
Qualche anno di meno, un corpo da sogno, alcune parole in più.
Oso scostare le tende.
La Notte è velata.
Il cielo sta diluendo il blu cupo dell’acqua per farlo appena brillare.
Non ci sono stelle, nessun punto di riferimento.
L’ignoto.
Sfilo i miei guanti da ladra.
Il riverbero del silenzio raggela la pelle.
Le mie bocche addosso si trasmutano in petali di mucosa per trattenere a
fatica il bollore.
Ripenso al suo bacio di ieri sera, quando mi ha riaccompagnato a casa.
La sua bocca, quella cara curva d’erranza che mi ha suggerito una paratia
aperta.
L’onda liberata con violenza per sussurrarmi la proposta sleale; la
secrezione estatica che ha nutrito il mio Corpo in calore.
Il vagabondaggio sentimentale che si autogratifica sino allo sfinimento.
Il reato che non riposa mai e del quale ancora una volta, devo occuparmene
autorevolmente.
Mi volto dalla sua parte.
Si è già spogliato d’ogni cosa: scarpe, giacca, camicia, slip.
Rimane immobile ad un passo da me.
Com’è giovane.
Sembra un toro arenato che sbuffa su due gambe vivaci e massicce.
Con il torace ed il collo eretti.
Io sono dimagrita ancora.
Si chiuderà sulle costole, sulle mie scapole alate, i seni abbozzati, i
polsi minuscoli.
Niente da prendere.
Restiamo in attesa.
Le parole già dette.
Una breve latenza.
La promessa di un rinvio a questo momento dove non so più nulla, non
riconosco nessuno.
Il mio Corpo non vuole ricordare.
Mi fissa negli occhi e mi abbranca con decisione.
Solleva bruscamente il vestito e mi toglie tutto, anche il nastro nei
capelli.
Con la chioma scarmigliata e il volto in fiamme lo lascio fare.
Allarga le dita indugiando sulle mie virgole rosa che guarniscono il solco
mammillare.
Abbasso gli occhi, nel benessere di riconoscere lo straripante peso
raddoppiato al mio.
La libertà primordiale di poterlo sfidare, duplicare dentro, defraudare
all’attacco di un rapimento fuggevole.
Il fluido vermiglio che percorre il suo lato oscuro, nella promessa
evidente di una nuova traversata d’Amore.
L’ebbrezza temeraria e folle che accoglie ogni promiscuità, dove i nostri
bottoni slacciati stanno per favorire la Carne nuda.
L’animalità morbida trasuda da tutti i peli: spalle, torace, pube.
Il sotterfugio stupefacente di un miscuglio arcano; una specie di vetiver
d’uomo e donna, che fiuta di sudore e vigoria.
La giustificazione sospettata e salvifica di un fusto a sorreggere un ramo
di giunco.
Lo osservo a lungo, mentre cerca di violarmi le labbra.
L’aria tra le cosce mi pesa gravemente.
La striatura aperta disegna a mezzatinta il latrocinio davanti al suo
peccato.
Aspetto il momento propizio.
Il desiderio traccia il progetto ardito da cui ora è impossibile recedere.
Voglio dominare ogni gesto: una gamba sui suoi fianchi, poi l’altra.
Le braccia tese.
Se fallisco adesso, deambulerò senza senso verso il tormento di un
percorso affettato.
Nascondo nel costato i boccioli del busto e rimango con le mani
aggrappate.
Una nuova pelle a forma di cono si è messa in moto nell’interno.
S’insinua lentamente nel mio viatico.
L’iscrizione profonda con il tratto sottile che verga e scolpisce il
ventre.
L’umore acqueo simile ad una stilla di cristallo, la goccia luccicante
tremula che incide, di bacio in bacio, il nostro primo graffito d’Amore.
Il tratto virile nella montante risurrezione, in un corso e decorso che
non si stanca mai.
Una sfera odorosa eiaculata senza iride né pupilla; la lacrima bollente
colata nel displuvio opposto.
Ora, la consistenza pastosa feconda movimenti accetti e rende avvicinabili
tutti i segnali.
Il Corpo vuole rischiare senza chiedermi il permesso.
Azzarda in una planimetria smarrita d’arcipelaghi di mare mielato, di
picchi sortibili d’imprese avventurose ed ombreggia gli occhi sulle rive
intricate di un tracciato magnifico e polposo.
L’improvvisa pratica che fruga con le dita urgenti, nella complicità
dell’aria ferma che adesso si ascolta da sola.
Un luce lattea inonda tutta la stanza.
La sua testa affonda soavemente tra i miei capelli.
Il bagno si dilata sotto un enorme fascio di muscoli, dilegua i dilemmi
del mio sesto, abbraccia i malesseri, spezza i dubbi e arrotonda le ombre
diritte delle carni.
Quando il mio indice gli corre lungo la spessa colonna, vedo i suoi occhi
colare d’azzurro, lo sguardo dolce lubrificato che non m’impedisce di
servirmene.
Usare la parete estrema fiorita nel più coriaceo ghirigoro d’Amore.
Un nuovo impressionismo d’autore che s’annida nelle commessure sfatte di
tutti i segni.
E risveglio il mio essere, lo scopro da tutti i malanimi e mi ridò alla
luce.
Il mattino mi sorprende a riposare sull’incavo del suo ventre.
Con la pelle sottile riemergo sul profilo del Sole che adesso sta
perforando anche i muri.
Fiera della mia grazia, mi rivesto ammirando le purità che hanno
germogliato vicino le nostre carezze.
Mi riapproprio dei guanti.
D’Amata Solitudine ridesto ogni istinto apolide, nomade e migratore.
Riabbraccio il pinnacolo avventuroso con tutte le accelerazioni grate che
gonfiano verso l’alto in precipitazione intrepida di fuga.
Anche oggi troverò riparo tra i topoi originari dell’assenza.
Con una disobbedienza elaborata continuerò a vivere di cuore e di ossa, di
parole e di sangue.
Il mio schema invasivo da percorrere in versi.
Esco così, nei suoi occhi assopiti sulla curva smerigliata della mia
partenza.
Nell’onda anomala e passeggera che mi sta portando via.
Come ogni volta.
Gonfia di cuore, tumultuosa di senso.
Nuda di dentro.
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