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Cin, è il suono dei bicchieri. Nell’incontro dei nostri occhi la
tacita promessa di un amplesso. Ti guardo mentre bevi e sorridi.
Sollevi la testa aprendo le labbra e cerco la lingua nel varco che
mi offri.
La penso, mobile e spessa, tinta di rosso vino e il suo pensiero
alimenta in me il fuoco già acceso dal tuo odore, dal gioco di
sguardi, dal tocco casuale della nostra pelle accaldata.
Potrei alzarmi, chinarmi su te e bere dalla tua bocca quel nettare
prezioso. Succhiare ciò che voglio: Vino e saliva, sangue e
passione, Anima, e il desiderio che hai di me.
Potrei, ma non devo.
Farfalle ubriache volano nella mia mente e lasciano cadere le mie
ultime difese. Fermo quel fremito d’ali per il tempo di un altro
bicchiere. Roteo il calice e seguo ammaliata l’improvvisa danza del
succo rubino. Piccole onde infrangono il cristallo e lacrime rosse
ritornano al Vino.
Bevo e trattengo il respiro. Assaporo nel sorso il suo caldo
velluto. La bocca ne gode ed il liquido scivola al ventre, si
insinua nel sesso, lo scalda, si spande, mi scioglie le gambe.
Ti voglio. So che lo vedi.
Le guance arrossate, il vino nelle vene, il cuore che batte e questa
follia d’averti si accresce.
Dio mio, io ti voglio! Che m’ importa che pensi.
Sei tu quel vino che ha infranto il cristallo. Sei l’acqua che bagna
la terra. Sei seme fecondo, un diavolo rosso, il Bene ed il Male.
Entrami dentro e solca il mio corpo. Affonda la tua radice in ogni
mia zolla, bagnami la pelle, mordimi la carne. Stringimi i seni,
pigiami e rendimi mosto, foglie di vite e pampini d’uva. Ti annuso i
capelli.
Profumi di uomo, di sesso divino. M’inebri e mi arrendo. Fingi di
amarmi ed io mi concedo. Prendimi, plasmami e parlami piano. Rubami
il succo che ho tra le gambe.
Bevimi adesso e fammi gridare. Eccomi, godo. Sono io, il tuo Vino…
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