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Comprimi la mia bocca
socchiusa con la tua ed entri dentro me prepotente. Spingi la lingua,
abile spadaccino, l’affondi sicuro, la ruoti formando una esse, scivoli
sulla mia, titilli le papille di entrambi ed esalti il tuo sapore di uomo.
Mi lecchi le labbra, i denti, rientri e la sento: è spessa, ruvida,
percepisco una piccola ferita al centro, forse segno di un piercing che
non hai più.
Le salive si fondono, si sciolgono e il piacere cresce, arriva come un
pugno allo stomaco, esplode e scende al sesso.
Mi togli il fiato.
Ti allontani un istante, mi guardi negli occhi e riprendi a baciarmi
famelico, tenendomi i capelli fra le dita.
Schiocchi la lingua tra le mie labbra come una frusta e ordini alla bocca
di aprirsi ancora. Obbedisco.
Riprendi a succhiarmi e colpirmi senza sosta. La tua lingua è la spada che
voglio!
Attacchi, indietreggio, cerco di resistere, ma avanzi e affondi in me una,
due volte, vincendo ogni resistenza.
Respiri affannati e voglia bramosa di appartenersi ci lasciano sfiniti.
Mi stringi a te perché possa sentire il tuo orgoglio di maschio che cresce
tra le gambe. Infili la mano sotto la gonna in cerca della tua meritata
vittoria.
Il fischio del treno mi riporta alla realtà.
Scendo sorridendo tra la folla, portando con me l’indelebile ricordo di
quel primo bacio.
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