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“D’improvviso mi appari, contornato
da un bagliore intenso. Effondi tutt’intorno profumi di Piacere, cui è
impossibile resistere. Mi getto carponi dinnanzi a te,
devota ai tuoi voleri.
Mi inebri con stille di Essenza, che trafiggono le mie carni, fino a
penetrare nella mia primordiale origine. Ti insinui sicuro nella mia
anima, facendoti varco fra arrendevoli tessuti. Il ventre si espande e
vibra al tuo passaggio. I miei organi tintinnano. L’energia scorre, il
cuore si spacca; con un lampo la mia mente diventa folle, perdo
lucidità... finché dilaghi veemente, risalendo condotti e riemergendo dai
miei rigurgiti.
Ora soddisfatto, spadroneggi... La coda penzola dal mio intestino, la
testa ondeggia tra le mie labbra. La tua lingua biforcuta troneggia
impavida da vessillo... Fin quando ti ritrai, sparisci. Non posso
trattenerti. Esausta mi adagio su di una culla feconda di beatitudine.
Non conosco il tuo nome. Ti chiamerò Piacere... Orgasmo... Voluttà...
Serpente?...”
Cristiana L.
“…Ho fame! Pantera che avvista la preda lentamente mi avvicino a te,
Uomo!
Le pupille da gatta fisse sul tuo corpo, i muscoli tesi, pronta allo
scatto.
Ti sorprendo di spalle, mordendoti sul collo, ed un elettrico brivido
percorre la tua schiena.
Scivolo in basso rapida, sicura affondo la lingua rigida tra le tue
natiche, profondamente.
Ti sento dilatarti per il piacere intenso e la mia mano veloce raggiunge
il tuo membro già denso di voglia rivelata dalla prima stilla di piacere
che si versa sulla mia zampa felina.
La lecco avida, per gustare meglio ciò che sarà cibo vitale.
Ti piego al mio volere, sdraiandoti davanti a me, perché io, Regina, possa
disporre del tuo scettro e usarlo come desidero…
Ora ti possiedo! Sei dentro di me e segui prigioniero la mia danza
ipnotica.
E quando il tuo orgasmo ti stupirà e mi lascerò inondare, capirai,
finalmente, di aver amato una Dea”.
Maria Rosa C.
Risveglio
Roma. L’alba con la sua luce penetra nella stanza colpendo i miei occhi
come uno schiaffo. L’odore dei cibi fritti che arriva dal ristorante sotto
l’albergo s’insinua nelle mie narici disgustandomi.
Mi sveglio. Guardo l’uomo sdraiato accanto a me e il mio disgusto aumenta.
Dorme, e sul viso ha il sorriso appagato di chi ha soddisfatto le sue
voglie più nascoste. Esamino attentamente la sua nudità: non è bello.
Piccolo di statura, calvo, il suo leggero soprappeso non gli permette
certo di mostrare muscoli definiti, direi banale, uno dei tanti uomini a
cui ho donato il mio corpo con l’intento di regalargli la felicità,
momenti indimenticabili di indicibile passione che porterà dentro per
tutta la vita.
Io l’ho già dimenticato.
Lisa
Una farfalla con grandi ali d’aquila, una pantera con un cuore di
cristallo: questa sono io, Lisa. È così che mi chiamano, così che mi
presento, ma il mio vero nome è Maddalena: un marchio, un peccato che chi
ha questo nome porta da duemila anni.
Non sono alta, ma ho un corpo sensuale e sinuoso che attira gli sguardi
avidi degli uomini che si insinuano nel mio ventre ogni volta. Seni
rotondi, natiche morbide, fianchi arrotondati, vita sottile. I miei occhi
color nocciola sono profondi e penetranti, incorniciati da sopracciglia
arcuate che mi donano uno sguardo altezzoso.
Ho imparato a dischiudere in modo malizioso la bocca, piccola e
imbronciata, e i miei capelli biondi sono volutamente sempre un po’
spettinati per avere un’aria sensuale e distratta nello stesso tempo.
Sono invitante. In me il connubio tra sessualità e spiritualità è elevato
all’ennesima potenza. L’odore del sesso di un uomo mi eccita come l’odore
pungente e penetrante dell’incenso di una chiesa. Il mio rapporto con Dio
è puro, caldo diretto. Il mio rapporto con gli uomini è freddo,
devastante, complicato. Li trovo insicuri, facili da soggiogare, con una
mentalità semplice priva di sfaccettature, invasivi, legati al loro pene
come al cordone ombelicale delle loro madri.
Dono a loro il mio corpo quasi fosse una missione, spero di renderli
migliori, ma guardando i loro occhi inermi dopo ogni orgasmo, ormai privi
di difesa come sacchi svuotati, mi rendo conto come questo sia inutile,
come loro siano inutili.
Ho conosciuto il mondo degli uomini quando a sei anni sono stata la
bambola di un mio zio, così mi aveva detto: una bambola da pettinare,
spogliare, toccare. Ricordo ancora le sue mani sul mio corpo delicato di
bambina: aride, senza tenerezza, le sue dita che scavavano nelle mie
intimità, il suo alito che sapeva di fumo e di alcool. Ne avevo paura, ma
il piacere sottile e ancora incomprensibile per me che mi procurava mi
teneva lì, ferma, in silenzio. Non sono mai riuscita ad odiarlo, lo
disprezzo.
Il mio destino è stato così segnato: adescare un uomo con uno sguardo,
soddisfare le sue voglie, mi riporta ogni volta a quell’antico piacere, a
quel disprezzo che mi fa sentire pura.
Dirigo un negozio d’abbigliamento maschile con una mia amica in via
Borgognona. Lei, Cécile, divide con me tutto: gioie, dolori, segreti,
amore, sesso.
Abitiamo insieme in un piccolo attico arredato con gusto, che rispecchia
le nostre personalità e trasuda calore umano da ogni parete.
È una donna molto bella: meravigliosi lunghi capelli neri le incorniciano
il volto che colpisce per il suo pallore lunare e per gli occhi scuri,
vivi attenti che le donano un aspetto gitano. Il suo nome lascia
trasparire le sue lontane origini francesi.
I nostri interessi e i nostri gusti sono diversi e ci portano ad avere
vite separate che spesso si intrecciano fra loro. Lei si esalta attraverso
il teatro che le permette di vivere ruoli ed esperienze diverse facendola
sentire libera di esprimere passione e fantasia.
Io amo la danza: il tango. Ogni sua nota si propaga in me come un’onda,
che cresce fino a travolgermi; mi entra nella testa, tra le gambe, nel
sangue fino a farmi diventare musica, fino a quando io, divento tango.
Siamo in perfetta sintonia.
Cécile
Condividere l’appartamento con la mia amica Lisa, per me è stato il
cambiamento più importante: non conosco più la solitudine. Secondo lei la
gioia è il requisito essenziale per affrontare gli avvenimenti della vita.
Abbiamo due caratteri diversi che si amalgamano con facilità, che si
compensano l’uno con l’altro. La sua personalità forte ed irruente entra
come un vortice nelle anime che incontra.
Ora le nostre energie e i nostri percorsi si sono uniti e affrontiamo
insieme la quotidianità nei suoi vari aspetti… sensazioni, emozioni,
umori, e quant’altro è possibile respirare…
So di essere tendenzialmente introversa, ma con forti linee di
egocentrismo quando il mio bisogno di apparire può essere soddisfatto… Mi
nascondo per farmi scoprire. E ne traggo un piacere intenso.
La cosa che più ammiro nella mia amica è la sua generosità d’animo, quasi
non avesse mai paura di essere ferita. Mentre io sono sempre così
parsimoniosa nel donare e donarmi…
Il mio “distacco” è solo una difesa, un limite che impongo a me stessa per
gestire al meglio le emozioni. A mitigare questo atteggiamento è stata la
mia inesauribile curiosità, che mi ha portata ad interessarmi in modo
particolare al Sesso…
Attraverso di esso, ho imparato a conoscere e a conoscermi, ad apprezzarmi
sempre più, dentro e fuori i miei confini corporali, liberandomi da
preconcetti, mettendomi in gioco, aprendomi ad esperienze nuove ed
eccitanti e garantendomi così un equilibrio nel fluttuare inquieto delle
emozioni … È di questo che mi nutro…
Dubito della capacità umana di essere in armonia con la propria natura e
sono intollerante verso le donne tanto quanto verso gli uomini, ad
eccezione di una mia cerchia di eletti; che scelgo solo dopo attento esame
e prove.
Svelo una sensualità non appariscente ma sobria, celata nell’intimo,
capace ad un tratto di erompere con forza e mostrarsi al momento
opportuno. Tempo ed energie dosate per dare il meglio al momento propizio.
Modellata in un corpo magro dalle forme nervose, i seni abbondanti in
contrasto con la magrezza del ventre, gambe slanciate e toniche, un volto
dai tratti marcati ed espressivi: occhi scuri che sanno penetrare nei più
piccoli particolari ed un sorriso semplice e ingenuo che ridimensiona la
mia apparente rigidità.
Sento di essere come magma che ribolle nelle viscere della terra.
Io così ctonia… la mia amica così eterea… terra e aria che si incontrano
sull’orizzonte della vita.
Claudio
A volte decidiamo di punire un uomo e con lui il genere maschile. L’ultima
volta è toccato a Claudio.
Lo invitiamo a cena: musica, vino, conversazione piacevole, Cécile si alza
e, quasi per caso, tra una risata e l’altra, mi bacia distrattamente sulle
labbra.
Si avverte immediatamente un cambio di tensione nell’aria; lo sguardo di
Claudio è imbarazzato e compiaciuto, tenta di mantenere viva la
conversazione, ma noi due iniziamo ad accarezzarci inginocchiate davanti a
lui.
La bacio sul collo, la guardo dolcemente negli occhi, le nostre lingue si
toccano lasciandosi vedere, i nostri corpi ormai nudi si sfiorano. Claudio
freme, voglioso, ammutolito, desideroso di partecipare, ma incapace di
interrompere uno spettacolo che eccita la sua mente. Le bacio i capezzoli
turgidi e rosa, li mordo delicatamente, poi scendo con la mia lingua sul
suo ventre, tra le sue gambe, lei si sdraia mollemente sul pavimento
divaricandole ed io inizio a leccarla lentamente inebriandomi dei suoi
umori.
Claudio si sta toccando ormai, eccitato, sudato e consapevole che a lui
non è permesso intervenire. Il suo membro è ormai tanto gonfio che sembra
dover esplodere.
Lo stringe tra le mani quasi a voler contenere il piacere, ma inizia a
muoverle prima ritmicamente, poi freneticamente fino a quando i nostri
gemiti e il nostro orgasmo lo inondano facendogli perdere il controllo.
Gode, ansimando ed emettendo un suono gutturale che esprime il suo
piacere, ma anche l’insoddisfazione di non poter aver avuto i nostri
corpi. Ci rivestiamo, lo aiutiamo con fermezza a ricomporsi e lo
accompagniamo alla porta, lasciandolo inebetito.
Queste siamo noi: due menti, due sessualità diverse che si fondono.
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