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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Marco Lugli

 
 

Bubbles

 
 

Pubblichiamo questo racconto di Marco Lugli, un misto  fra eros e humor, scritto per il catalogo della Mostra Itinerante EroticArt che farà tappa alle Officine Artistiche di Treviso dove, per l’occasione, ci sarà la presentazione del suo romanzo L’uomo Tatuato. (Locandina)

 

 
 

 

 
 
 

Lunedì. Le gambe distrutte da tre giorni d’inferno avanti e indietro tra cucina, tavoli, clienti isterici. Otto secondi e ho deciso. Il tempo di abbandonare il materasso, appoggiare le piante dei piedi sulle piastrelle gelate, bloccare il crampo all’arco plantare. Mi sollevo a fatica e barcollo all’armadio a infilarmi le mutande. Calze spesse, canottiera e tutto il resto come m’ha insegnato la nonna, ma il freddo viene da dentro e in fretta arrivo al bar a bere un caffè. Poi parto, riscaldamento a tutta, frizione molto pesante spinta dal polpaccio di legno. Il ginocchio scatta a ogni allungo. Quarant’anni, merda, sono arrivati in un baleno.


Quando arrivo alla reception sono già le due e il ritardo sulla tabella di marcia degli umani mi ha regalato pure il mal di testa. Sento il peso degli abiti e la visione dei due teli di spugna a noleggio mi strappa il primo sorriso della giornata.
Finalmente mi spoglio. Uno ad uno i consigli di nonna s’accatastano nell’armadietto. Mi avvolgo l’asciugamano, infilo le ciabatte, entro. Una risata spensierata è il primo suono che odo, attutito dal caldo e dall’umidità. Mi volto e vedo un paio di uccelli canuti ed uno di tette sautè le cui facce sorridon tra loro. La temperatura è perfetta. Inspiro. I tre mi sfilan davanti camminando verso il bar mentre si avvolgono nei loro accappatoi. Li seguo e mi accomodo al banco.

Ordino un orzo shekerato e la barista mi domanda l’orologio magnetico per addebitarmi il conto. Usa un italiano stentato, la crucca. É l’unica vestita. Variante curiosa del mio lavoro. Come riconosce, questa, quali sono i fighetti? Beverone in corpo, punto alla prima stanza. Sauna con erbe aromatiche, temperatura settantacinque gradi. Entro e trovo facilmente posto vicino al braciere. Sistemo il telo sulla seduta di legno, mi ci butto sopra e allungo le gambe. Alla mia destra un giovane uomo. Muscoli ovunque e un quadrato di peli di due centimetri perfetti di lato proprio sopra la proboscide. Mi fissa un secondo. Prima il pettorale stitico, poi il pisello glabro di geometrie. Fa una smorfia di disgusto e mi dimentica. Io spingo in basso le palpebre e faccio altrettanto.

Le prime stronzate dei clienti del weekend escono distillate dal mio sterno. Le guardo colare all’ombelico mentre cerco, concentrandomi sul secondo chakra, di separarmi dagli arti inferiori. Quando la clessidra mi richiama alla vita, un po’ stordito esco nudo dalla sauna e tale vado all’esterno, ondeggiando verso l’idromassaggio. Dieci metri nel gelo e il mio corpo è orfano d’ogni virilità M’immergo facendo finta di non patire la frustata dell’aria dicembrina. Come la sauna, anche la vasca è semideserta, solo io, un panzone disfatto e una ragazza i cui occhi profondi, spero, si sian posati prima sulle mie chiappe, il pezzo forte, e non sul davanti bamboliforme.


Ha un viso interessante, la tipa. Non bello ma intelligente e malandrino. Le labbra sono l’amo, gli occhi il verme. Vedi mai che se rimango a mollo abbastanza, mi trasformo in un pesce. Meno male che è entrata per prima, così aspetto che esca e vedo se anche il resto merita una fantasia. Vorrei fare il fusto e mostrare le braccia, ma fa un freddo cane e poi finisce che mi becco la cervicale. Scendo a quota periscopio, con solo il naso e gli occhi fuori dal pelo dell’acqua, che non sarà molto sexy ma è certo più sano. La ragazza mi guarda, penserà che son scemo o che voglio immergermi per sbirciar fra le gambe. Abbasso lo sguardo e faccio l’indifferente.

Il panzone ci lascia. Se lei lo segue m’annego, penso mentre fisso gli occhi di lei guardare la cellulite di lui. Dai, attacca discorso, cerco di trasmetterle per via telepatica, che io con l’approccio son proprio negato. Ma quella non sente e al decimo minuto di sforzo mentale mi volta le spalle. Il mio umore s’annuvola in fretta ma poi lei allunga le gambe e ritorna il sereno. Bell’idea lasciar le natiche a galleggiar sulle bolle, perché se in condizioni di onda leggera due isolotti rosati emergono e s’increspano con fanciullesca malizia, quando il bulbo d’aria che nasce dal fondo è particolarmente potente, il sedere si alza e fra le cosce il sesso rigonfio si offre al mio sguardo. Ci siamo…

Adesso aspettare che sia lei a uscire per prima è diventato evitare una denuncia penale. M’accontenta ben presto. Prima si gira di nuovo, tien gli occhi chiusi e distende la spina dorsale sul filo dell’acqua lasciando che altre due isole appaiano per un istante, appena il tempo di mostrare il loro profilo vulcanico e sprofondare per sempre. Poi rannicchia le gambe e s’avvicina gattoni alla scaletta. Il corpo è florido e morbido. Ha più di trent’anni e sembra portarli senza ticchettii nel cervello. Raggiunge l’accappatoio a bordo vasca, vi si avvolge avidamente e si allontana verso la porta che conduce all’interno. Scattare in piedi urlando aspettami amore mio non sarebbe signorile, così la seguo con un occhio per tutto il tragitto fissando la caviglia elegante e lo smalto scuro sulle unghie dei piedi. Intanto le bolle m’accarezzano il glande scoperto che con quel solletico stenta a ritrovare una forma adatta all’ambiente teutonico.

Qualche minuto e ritrovo l’aplomb. Esco di corsa e mi copro, poi sgambetto frenetico verso l’interno. Della ragazza non v’è traccia e mentre entro nel bagno turco cerco di convincermi che sia meglio così. Il caldo m’aiuta e mi rilassa, appoggio la schiena alla parete e cerco di far entrare ombra e nebbia dentro al cervello. C’è già qualcuno, qui dentro. Una coppia di anziani signori con le mani intrecciate appoggiate fra le pieghe delle cosce e un’altra donna sola, proprio di fronte a me. Non ne distinguo i lineamenti ma vedo il minaccioso Macchia Nera in mezzo alle gambe. Mai sopportata la foresta pluviale, ma forse, qui dentro all’Hammam, scambiarsi peli, sudore e leccare distillati d’umori avrebbe il suo perché. Dai, non scherzare, mi dico, che la ragazza di prima è l’unico pensiero autorizzato a disturbare il tuo relax.

Faccio passare un quarto d’ora e con calma vado verso l’uscita. La porta si apre da sola verso l’interno e, quando si dice la sfiga, è spinta proprio dalla ragazza. Ne incrocio lo sguardo perché mi vergogno a guardarle le tette. Devo esser d’un bello in uscita dal forno… un pomodoro confit, ma lei ha l’occhio allegro e non so s’è vero ma mi sembra sorrida. Sarà cortesia, in fondo ci si incontra spesso, ultimamente. Se torno dentro, a parte morire, credo tradirei l’interesse e l’esperienza mi dice che è meglio andare a fare il percorso vascolare che è proprio di fronte e se lei esce sarà come essere al cinema in prima fila. Così la lascio sfilare, la porta si chiude alle mie spalle ed inizio a camminare nelle due vasche. Quella calda non c’è male, ma nell’altra l’acqua è neve disciolta e se la bella se la prende comoda, rischio l’infarto. Esco allora con eleganza, cammino un poco sui sassi ma poi basta soffrire. Mi sparo in sequenza sauna all’olio fossile, bio sauna e sauna finlandese. Mi sento secco e puro come un diamante, svuotato d’ogni tossina.


É la terza volta che vengo in quest’oasi e mi muovo agilmente. So dove seppellire il pomeriggio, ora che la palpebra s’è fatta pesante. Salgo le scale accompagnato da note che scorron sul timpano come seta sulla pelle. Entro nell’ultima stanza dell’ultimo piano. Letti ad acqua con coperta di Linus. Sul primo letto una coppia di ventenni dorme avvinghiata. E pure l’ultimo è occupato da un volume coperto che sembra un cadavere. Non so se andar più vicino alla coppietta, che di sentir amoreggiare in tedesco non ne ho proprio voglia, o accostarmi alla salma rischiando la puzza. Scelgo la seconda pensando che qui son precisi e puliti e se quello è morto, lo è certo di fresco.


Mi sdraio, mi lascio fagocitare dal materasso materno e mi copro per bene. Saluto il mondo e provo a dormire ma il sedere della bagnante m’appare appena si chiudono gli occhi. Vattene, che devo ronfare, ma quello occhieggia dall’acqua e sorride tra le chiappe una vagina coi denti. Sento un sospiro. In fondo alla sala il materasso gorgoglia. Poi di nuovo silenzio. Richiudo gli occhi e riprovo. Ma ecco un altro rantolo di donna cui seguono rumori di labbra e saliva. Immagino lingue in festa e mani in esplorazione. Mi scopro in apnea, immobile, ad ascoltare, a cercar di capire se i due sanno di essere in onda, indeciso se andare, perché di dormir con l’audio di un porno non se ne parla, o aspettare paziente tempi migliori.

Mentre son lì che penso, a giudicar dall’urletto, il dito di lui se non è finito in vagina, lo è nel culetto. Il rumore è stato forte, da non lasciar dubbi e infatti anche il drappo che copre la salma lievita e fa un certo effetto. Il corpo risorto distende un po’ il collo e scopre il suo viso. Gli occhi sono assonnati e nemmeno fan caso che ci son pure io. Puntan lontano, verso la coppia di amanti. Non posso ricambiare la scortesia perché il muso stizzito è proprio quello della bella bagnante. E lo fisso, sperando che come me voglia restare. L’idea di ascoltare con lei i rantoli copulatori mi provoca già delle reazioni.

 Finalmente abbassa lo sguardo ed entra in contatto, rilassa la testa e la appoggia al cuscino. Colpo di fortuna, ecco un nuovo sospiro. Il volto della ragazza si stende in un lieve sorriso. Anche io non faccio di più, appena un impulso al labbro ed al sopracciglio per dire che ho visto e son solidale nella situazione. I due corpi adesso si muovono senza ritegno e lei alterna i suoi occhi puntati tra i miei e l’infinito alle mie spalle, dove si svolge l’amplesso. Bello, sbrigati a decider che fare, che quella mica ti manda l’invito in carta da bollo. Prova a sondare, che so, con uno sguardo più serio e libidinoso. Decido di non far la faccia da porco ma di farle vedere che i miei occhi scorron sul panno che ne nasconde le forme discinte. Avanti e indietro con pause sul seno e alle ginocchia. Poi torno sugli occhi, a veder la reazione. Sorride ancora, anzi con più decisione, e quando un afflato che sa di donna molto vicina all’orgasmo si spande per l’aria e lei batte le ciglia con la lentezza di una diva del cinema, io decido che quello è l’okkey o che almeno è giunta l’ora di rischiare un ceffone.

Mi sollevo a sedere sul letto e son nudo davanti a lei che mi guarda. Mi fissa l’uccello e non cambiano gli occhi quando ritornano ai miei. Direi son sicuro, adesso, e mi lancio. Un passo, un altro, e m’infilo sotto al suo telo. Il calore si spande sui corpi immediatamente. Il contatto di pelli che non si conoscono è sempre la parte migliore, una finestra sull’emozione che verrà. É lei a mettere la prima mano sulla mia pelle, sul braccio, mentre le pupille non abbandonano le mie e le palpebre sembrano bloccate. Io vado diretto alla coscia, all’attacco del gluteo che tanto avevo ammirato. Reggo lo sguardo perché mi sembra che questo sia il gioco. Guardarsi e toccarsi, senza parlarsi, nemmeno sapere che suono farebbe la voce. Sento il calore del suo respiro vicino alla bocca, bagno il suo labbro con la mia lingua e avvicino il bacino per farle sentire che son tutto per lei.

Ci tocchiam fra le natiche col dito medio, sull’ano ed all’inizio dei sessi. Io sento il bagnato e perdo la testa. L’anca mi parte, spinge nell’aria il mio pene che sfrega fra le sue gambe. É completamente rasata e non so cosa darei per provarne il sapore. Ma dobbiamo restare così, a guardarci, a respirarci sul viso tutto il nostro piacere. Mi scosto appena d’un palmo e metto la mano a conchetta sulla sua vulva, le cede un poco l’occhio sbarrato e io infilo un dito far spazio, un secondo e poi muovo la mano. Mi dice di sì con la testa e si morde le labbra per non far rumore, ho le sue dita conficcate nei reni, le mie grattano dentro e raccolgono acqua calda che disseta la mia immaginazione. L’accompagno così, col fiato sugli occhi a dirle che io sento con lei, al piacere. Mi gode in faccia, digrigna i denti senza smettere di fissare il mio sguardo voglioso, poi prende il comando con la mente e l’uccello con la mano. La toglie, la lecca e la rimette, tre volte, poi inizia a massaggiare con il palmo invaso di saliva. Non sento più nulla di ciò che c’è intorno.

Spero sian già venuti, là in fondo e non se ne abbiano a male se adesso restituisco il concerto. Anch’io dico di sì senza parlare, le do il ritmo giusto per farmi arrivare. Mi sforzo di farle il sorriso più grande che posso mentre il caldo scorre nell’asta e si riversa di fuori fra le sue dita. Anche lei è contenta e mimiamo risate, sporchi di seme e saliva. Restiam fermi un minuto. Poi la ragazza si alza, scoperta, e mi lascia guardare per bene ciò che ho toccato. Mi volta le spalle, va verso il mio letto e prende il mio telo di spugna.
É a lui che regala l’ultimo tocco del suo corpo appagato.
É il mio sapore, che porta alla bocca sul dito bagnato.
É me che lascia per sempre, segnato.

 

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Locandina della Mostra Itinerante EroticArt