Questo inizio Luglio è davvero caldo nella mia città;
devo presentare una tesina ma studiare è difficile: l’afa mi rendeva
inquieta, distratta, facilmente irritabile.
Così, come diversivo e anche per uscire di casa, ho preso l'abitudine di
andarmene tutti i giorni nel primo pomeriggio a visitare un grosso centro
commerciale, poco distante da dove abito.
Mi piace andarmene in giro tra quegli scaffali in un ambiente semideserto
data l'ora e assai fresco, senza una meta precisa.
Esco con l'esiguo abbigliamento "casalingo": una vecchia gonna a
portafoglio di stoffa leggerissima annodata su un fianco e canotta bianca,
i capelli raccolti in un instabile "ciuffo" con forcine che sfuggono da
tutte le parti e naturalmente niente trucco anche perchè si scioglierebbe
sulla pelle sudata.
Appena entrata mi dirigo subito al piano superiore, dove c'é una immensa
raccolta di cibo in scatola cinese. Mi affascinano i colori delle
etichette e ho in mente una cenetta esotica per questa sera.
L'enorme ambiente è deserto: mi avvicino agli scaffali, poi mi chino,
piegandomi sulle ginocchia, per osservare meglio gli articoli sul pianale
in basso: il fresco dell'aria intorno a me è pura delizia.
Poi, mentre osservo con aria pensosa una scatola coloratissima di polpa di
granchio, mi accorgo di una presenza, anzi di uno sguardo insistente fisso
su di me, mentre ho la sensazione netta che l'atmosfera intorno sia
diventata improvvisamente calda e umida.
Inconsciamente raccolgo la gonna sulle gambe, mentre, quasi riluttante, mi
volto e lo vedo.
Sta lì, fermo tra due piramidi di tonno e salsa di pomodoro.
Mi guarda, fissandomi intensamente, senza pudore.
Sì, è il termine esatto, quell'uomo mi desidera apertamente, mi vuole con
una intensità che mi spaventa.
A meno che io non stia impazzendo o soffra di allucinazioni.
Improvvisamente mi sento profondamente donna in ogni centimetro di pelle
scoperto, pienamente cosciente di essere nuda sotto i vestiti a parte gli
slip e di avere tra le gambe quella “cosina” meravigliosa che ora mi
stupisco di poter portare in giro senza che gli altri si accorgano di
quale sia in realtà il suo potere.
Una goccia di sudore comincia a scendere dallo sterno tra i seni che
paiono gonfiarsi sotto lo sguardo intenso dell'uomo, mentre mi rialzo con
lentezza, perché un languore improvviso mi fa le gambe molli.
Lui è sui quarant'anni e assomiglia molto a un Giancarlo Giannini giovane:
viso scarno, segni di borse sotto gli occhi, capelli folti, bocca carnosa
e occhi straordinari: grigi, luminosi, occhi che parlano, occhi che senza
staccarsi dai miei diventano mani, lingua,sesso...tutto. Spingo in avanti
i seni in un movimento inconscio di sfida e di esibizione.
L'uomo tiene tra le mani una bottiglia di vino: le dita si muovono
lentamente su e giù lungo il vetro, mentre le labbra si aprono in un
sorriso strano, un poco contorto.
E la lingua esce per un attimo, come a dissetarle per un'arsura
improvvisa.
Quella lingua la sento tra le gambe, là dove ora mi sto bagnando, mentre
le sue mani, che ora circondano con movimento morbido e avvolgente il
vetro, sono sui miei seni, a soppesarli, per poi tormentare i capezzoli
che...
Una musica assordante e ossessiva risuona improvvisa
nella mia mente.
Tombola, nel goffo tentativo di allontanare queste imbarazzanti immagini
con un movimento brusco della mano urto lo scatolame: alcune confezioni
cadono e io mi precipito a raccoglierle, maledicendomi per la mia
stupidità.
Se spero che lui si fiondi ad aiutarmi, mi sbaglio di grosso.
Allora mi rialzo e in un tardivo tentativo di recuperare un briciolo di
dignità gli volto le spalle in fretta, per dirigermi a un altro reparto.
Sento il suo sguardo incollato al mio sedere traballante sia per gli alti
zatteroni che per l'eccitata confusione.
Arrivo alla sezione "Informatica" dove mi sento decisamente a mio agio.
Un commesso si aggira tra gli scaffali, meglio, non sono sola.
Ma ecco, come arrivo in fondo al corridoio che gira a gomito me lo ritrovo
davanti, il mio uomo misterioso.
A distanza di qualche metro, appoggiato a una mensola, sta osservando un
portatile.
Si volta e io mi immobilizzo, come ipnotizzata, pronta a riprendere il
muto colloquio iniziato poco prima.
L'inguine mi brucia, senza pensarci passo una mano sull'alto della coscia
a toccare il bordo delle mutandine.
Lui segue con gli occhi quella mano, perforando con lo sguardo la stoffa
sottile della gonna e lo slip, mentre io lo sento entrarmi in grembo, come
se già stessimo facendo l’amore...
Chiudo gli occhi, deglutendo abbondantemente.
Quando li riapro lui non c'è più.
Appoggio la fronte al freddo del metallo per uscire da quello stato di
confusione ed eccitazione che non ho mai provato prima.
Decido di salire al bar, per bere qualche cosa di fresco e anche nella
segreta speranza di rincontrarlo.
Eccolo lì, seduto tranquillamente, con un caffé davanti e una sigaretta in
mano.
Sono pietrificata, mentre lui non pare affatto sorpreso di rivedermi.
I miei occhi lo implorano:
-Ti prego, guardami come prima, fammi pensare a quanto sia nuda e sola la
mia carne senza la tua, parlami, fai la prima mossa...-
E intanto mi siedo nel tavolino di fronte al suo e apro intenzionalmente
le gambe prima di accavallarle.
Ora i suoi occhi grigi si immobilizzano sulla forbice delle cosce che si
chiude lentamente.
Io mi lecco le labbra aride, mentre passo distrattamente una mano sui
seni.
Sta per alzarsi, lo so, sta per venire da me.
Ma ecco una mano di donna, dalle unghie lunghe e curatissime, si posa
sulla sua spalla.
Restiamo ancora un attimo agganciati con gli occhi, poi lui si gira verso
la signora bionda e: -Bene, sei arrivata, ti stavo aspettando-
E lei, ridendo e mormorandogli qualche cosa all'orecchio, si siede di
fronte a lui, dandomi le spalle.
Mi alzo pago e me ne vado ...ma tornerò domani. Come
dice Rossella O’ Hara in “Via col vento”: -Domani è un altro giorno-