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La tua bellezza ieri sera mi ha lasciata
senza fiato.
In piedi, vicino alla grande finestra aperta sul Porticciolo, circondata
da un gruppo di amici, diffondevi una luce che sulle prime mi ha
abbagliato eclissando quella della stanza pur ricca di lampade e
lampadari.
Portavi un abito di seta, cortissimo, verde, che metteva in mostra le
gambe lunghe e abbronzate dal sole della Riviera.
-Il verde brillante di una coppa di gelato alla menta guarnito con l’oro
di biscotti appena sfornati-
Nella notte afosa mi apparisti come un quadro dai colori così
freschi,vivi, estivi, ghiotti da farmi ricordare, mentre ti ammiravo,
un’antica canzone andalusa che lì per lì ho trasformato per te:
-Io sono tutta la poesia della frutta
e della verdura,
principessa di Harissa, regina del coriandolo
e dea del cardamomo,
ho la freschezza e il colore della lattuga,
il piccante del pepe.
La mia pelle ha la dolcezza e l’aroma dell’uva fragola,
la mia saliva è un miele
di cui son gelose le api,
il mio ventre è una spiaggia di sabbia
fine
e il mio sesso un lukum succulento
che piange lacrime di zucchero-
Ti sei voltata verso Giovanni e ho notato la profonda scollatura
posteriore dell’abito che metteva in risalto la magnifica schiena.
Sorridevi alle parole che ti sussurrava con aria complice mentre un uomo
che non conosco cercava di attirare la tua attenzione.
Notai come i capelli fulvi raccolti sulla nuca mettessero in risalto la
purezza minerale del viso.
Mettevi quasi a disagio, con il muro della tua perfezione che ti isolava
dal resto di noi comuni mortali.
Forse avevo frainteso, non eri interessata a me, non in quel modo almeno e
ora temevo di sembrarti sciocca con la mia infatuazione perché percepivo
in te un’abitudine alla lussuria, un’intelligenza del desiderio che mi
imbarazzavano.
Improvvisamente ti sei chinata per riallacciare il cinturino di uno dei
sandali: l’elasticità del tuo equilibrio mi ha trasmesso la vertiginosa
certezza che tra quella gente vacanziera c’eri solo tu di interessante.
Ti venivo incontro con una lentezza da sonnambula, come chi è ipnotizzato
da un oggetto prezioso di cui non potrà mai apprezzare per intero il
valore.
Mi hai vista, sei scesa dallo sgabello e abbracciandomi con un sorriso di
giovane civetta che incoraggia un pretendente timido mi hai detto,
baciandomi sulla guancia:
-Ben arrivata , ti stavo aspettando noi abbiamo un appuntamento.
Andiamo nello studio, vieni-
Ti sei fatta strada tra gli invitati con deliziosa insolenza, sicura di
te, e io ho ammirato quel tuo mostrarti semi-nuda soltanto per rifiutare i
desideri troppo spinti.
Crudele, perché inguainata in quell’abito corto eri più indecente che se
non avessi avuto niente addosso.
Mi affascinava il colore del tuo vestito: non era un verde congestionato,
da volgare gelateria o pasticceria, ma un colore squisito, elegante quanto
un drappeggio: un verde da scatola di cioccolatini costosissimi e
sontuosamente farciti.
Salimmo le scale e ci ritrovammo in un lungo corridoio dove le tende,
bianche, sottili, parevano gonne di ballerine di flamenco gonfiate dal
libeccio.
A un certo punto sei scivolata, davvero o per finta, non lo saprò mai, e
ti sei aggrappata a me.
Così mi son trovata sotto le labbra la pelle profumata e serica della tua
spalla nuda.
Ti ho abbracciata, baciando quel tessuto elastico, assaporando il tuo
odore, piano piano su fino al lobo dell’orecchio.
Il tuo seno piccolo e sodo si adattava perfettamente alla mia mano, mentre
un ciuffo ribelle dei capelli mi sfiorava la guancia.
Intanto strofinavi con dolcezza il ventre contro il mio sorridendo con una
sensualità torbida.
Era tutto grazia, delizia, sorpresa quello che scoprivo di te.
Persino il sudore che ti imperlava la nuca era profumato.
Con la fluidità dell’acqua ti lasciasti andare tra le mie braccia.
E mentre con una mano ti sfioravo una scapola e con l’altra ti premevo la
vita sottile e flessibile tu mi premevi contro la porta della tua camera.
Dal piano di sotto arrivavano schiamazzi, risate, musica.
Ma io avrei voluto che durasse in eterno quell’attimo in cui, mentre mi
baciavi, le tue dita leggere e sicure hanno raggiunto l’inguine, per
accarezzarmi, esigenti, sotto la seta bianca degli slip...
I RACCONTI DI MORGAUSE SU LIBERAEVA
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