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Mi accorgo di essere nel Silenzio Assoluto, quando esco
dalla porta di questo locale, ed entro nel cono del lampioncino sommerso,
dalle centinaia di cicche e pacchetti schiacciati, mi siedo sul muretto
per godermi le cose, intorno che tacciono e mi parlano in tante, più del
frastuono di musica e grida, di gente invasata di braccia e di gambe.
Non c’è nessuno o almeno lo credo, solo una panchina,
un’aiuola e la notte assoluta, che mi avvolge e mi culla dentro questo
silenzio. Chiudo gli occhi per tranquillizzarmi, mi stringo tra le braccia
per cercare calore, un fremito freddo corre comunque lungo la schiena,
sono ancora scossa e nervosa, Giacomo lo sa che non sopporto le
situazioni di caos, ma poi alla fine mi faccio convincere. Ora starà bene
tra i suoi amici e conoscenti, sbronzi e stronzi a gridare per farsi
capire, a fingere che il tempo non passi, a illudersi che 40 anni siano
uguali a 20.
In questo silenzio assoluto riesco a capire cosa non voglio,
le situazioni truccate perché di trucco si tratta, perché ognuno recita
ed il teatrino comincia: tutti a parlare di nulla e di niente, come il
piacione che ancora va a caccia di ragazzine, l’intellettuale che farebbe
meglio a scendere dal suo piedistallo, la single piena di tic sicura di
aver fatto la scelta migliore, la separata che si aggiusta i capelli ad
ogni riflesso, il divorziato che parla solo dei figli già grandi.
In questo giardino cerco di ritrovarmi, e sento il Silenzio
Assoluto. Nonostante la luce in penombra i miei occhi si confondono con
altri, solo ora m’accorgo che sono veri, come i miei scoppiati e saturi.
Non parla rimane lì con la sua sigaretta, che gli illumina a tratti gli
occhi fissi su di me. Rimaniamo così per tutta la durata della sua
sigaretta, poi esce una ragazza dai capelli viola, che interrompe quel
silenzio assoluto. Grida, ride e ci chiede da fumare. Lui le offre una
sigaretta, ma lei rifiuta. Forse vuole dell’altro. Disinvolta parla fitta
e dà per scontato che stiamo insieme, di sicuro ingannata dalla nostra
vicinanza o dal silenzio assoluto. Parla di viaggi, di canne e dei piedi
gonfi per via dei tacchi, poi come è venuta se ne va salutandoci entrambi.
Il ragazzo mi guarda, io resisto al suo sguardo, ma non c’è malizia, forse
rabbia, restiamo lì ancora per un minuto, poi rientriamo insieme, lui si
dirige dai suoi amici ed io dai miei.
A lungo continuiamo a fissarci nonostante Giacomo faccia per
rapirmi l’attenzione, mi riempie il bicchiere, mi fa domande senza senso,
se mi piace questa musica, se voglio ballare. Credo profondamente che
voglia stordirmi, ma io continuo a fissare il mio amico e mi sento isolata
dal resto. Noto i suoi amici: il divorziato che parla al telefono, la
separata che si guarda allo specchio, la single carica di trucco,
l’intellettuale che pensa a se stesso… Sento il suo sguardo su di me,
finalmente ci alziamo, ed insieme lasciamo dietro gli altri nel caos, ci
prendiamo per mano e andiamo verso l’uscita. Usciamo sulla strada
cominciamo a sorridere, camminando nel Silenzio Assoluto.
Lisa
Bebette in primo piano
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