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Seduta sull’unico spicchio di sole, in questo parco pieno di
ombra, la vedo che sfoglia la sua rivista preziosa, ogni tanto si ferma ed
ammira estasiata, le foto d’attrici e di belle modelle, le foto seppiate
di attori da sogno. Ogni tanto si ferma ed alza la testa, fissa nel vuoto
la siepe davanti, come se quello che legge lo riuscisse a vedere, solo
nelle pause quando le si velano gli occhi.
Ogni tanto si ferma e s’aggiusta il cappello, al primo
soffio di vento che la trova distratta, e i suoi capelli ribelli si
lasciano andare, fuoriescono ricci d’ebano e rame. Oddio come vorrei
leggere quello che legge, ascoltare i suoi sogni che scorrono a scene,
perché tanto lo so che sta pensando a quel bacio, all’ultimo quadro di un
idillio d’amore, e la musica sale ed una lacrima scende, sul volto di
Joan ed Errol Flynn che la bacia.
Non posso farne a meno di venire a quest’ora, e dietro
l’alloro rubarle in segreto, questi attimi intimi come un ladro che spia,
una piccola mossa un cruccio sul viso. La mattina mi alzo con questo
pensiero, ed all’una e tre quarti esco di fretta, perché mai vorrei
perdermi questi momenti, di lei stretta nel suo cappottino, avvitato ai
fianchi e una pelliccia sul collo, di lei che tiene le gambe incrociate,
che sono lunghe e belle e fasciate di nero.
Non conosco il suo nome o se è fidanzata, se la sera
qualcuno l’accompagna a casa, perché io la vedo solo a quest’ora, quando
esce dalla pasticceria dove lavora, e poi all’edicola ad acquistare il
giornale, e sceglie il più bello con le foto più grandi, e sorride
all’omino e sono quasi geloso, quando dice buongiorno come fosse “tesoro”.
Se solo sapesse i sogni che faccio, se solo sapesse dove mi
porta la strada, ogni giorno con lei mano per mano, sopra la ghiaia e poi
seduta composta, mentre sfoglia le pagine e sogna l’amore, mentre muto la
seguo e sogno con lei. A volte la penso così intensamente, da sentire il
profumo di vaniglia nell’aria, di fragola e panna di torte guarnite, sulla
sua pelle delicata e leggera, sulla sua bocca a forma di cuore, che
morbida e rossa è vicina alla mia.
Perché in questi momenti lei mi bacia e mi sfiora, e
nonostante la siepe la distanza e la ghiaia, s’avvinghia più stretta
assetata d’amore, ed io che ricambio passione e sospiri, parole mai dette
che escono sole, e poi mani e carezze e respiri a vapore, baci di voglie
come sbuffi di treni, che arrivano oltre dove è lecito andare.
Perché ora davvero le sono ad un passo, e lei che sorride e
m’invita con gli occhi, slaccio il cappotto e lei che m’aiuta, tolgo il
cappello che imprigiona i suoi sogni. La sua mano m’invita a sfiorarle il
seno, attraverso la seta della camicia di panna, attraverso le dita che si
stringono a ragno, per contenere il calore e non farlo svanire.
I suoi aliti diventano baci senza respiro, sento il calore
del suo corpo che cede, è lei che mi spoglia che fruga la voglia, e
accarezza il mio petto e torna a baciarmi. Mi prende la gamba e ci sale a
cavallo, punta le ginocchia sul duro del legno, le sue cosce d’acciaio che
si stringono a morsa, e sale sale ho i suoi seni in bocca, li spremo
l’afferro è morbida bella, i suoi occhi mielosi mi fissano persi.
Un attimo ancora e la gonna si spacca, un attimo solo e vedo
la calza, l’intimo bianco e il mistero si schiude, come un fiore nel parco
al primo raggio di sole. Sento il calore d’umido denso, il suo corpo che
freme nei frammenti d’attesa, la voce che roca mi dice che m’ama, che una
rosa d’inverno non si lascia mai sola, al freddo che punge adesso più
forte, e su questa panchina non può certo seccare.
Seduta sull’unico raggio di sole rimasto, la vedo che
indugia da dietro la siepe, ma è tardi davvero ed il sogno svanisce,
guarda l’orologio e chiude il giornale, delicata lo piega come fosse
prezioso, un cofanetto di sogni da chiudere in fretta, per la prossima
volta sopra questa panchina, che spero domani che spero per sempre.
Un tocco al cappello e un’occhiata veloce, ruotando lo
specchio dagli occhi alla bocca, stringe le labbra per fissare il
rossetto, e un riflesso più giallo l’illumina a spicchi. Eccola che si
alza e stringe la cinta, lungo il viale di pioppi di rami stecchiti,
ignara cammina verso il cancello, senza sapere che ha fatto l’amore, e
dovrà aspettare fino a domani, per farlo di nuovo su quella panchina.
Lisa
Bebette in primo piano
COMMENTI DALLA RETE
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Cerco di immaginare
le parole mai
dette quali possano essere... ma mi vengono in mente cose di una
volgarità inenarrabile da dire proprio in quei...momenti. :-)
S.Canepa
Prosa molto morbida e musicale sul ciglio del burrone lialesco.
Trovo poco plausibile l'io narrante maschile (per colpa dei toni
lialeschi, appunto). Alice Meraviglia
La coppa ride di
dolcezza: ha sfiorato - dice - la bocca chiacchierina
dell'amorosa. Beata! Ah se Ella appoggiasse le labbra alle mie labbra
e d'un sorso bevesse la mia anima!
Cercorelazione |
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