Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

I Racconti di

Lisa Bebette

La sera della prima

foto lucapareto

 
 
 

Uffa sono quasi le otto e sono ancora bloccata in questo inferno di macchine. Speriamo che quel santo uomo di Sandro sia ancora lì ad aspettarmi, oggi non ho proprio nessuna scusa. Eh no! Cavolo adesso ci si mette anche la pioggia! Meno male che sono quasi arrivata. Ecco forse se riesco ad intrufolarmi in questa stradina posso parcheggiare e proseguire a piedi. Da qui non è lontano il bar dove mi aspetta. Oddio anche un posto per parcheggiare! Whaoooo! E’ stretto ma ce la posso fare!

E’ fatta. Spengo le luci, prendo la borsa, inserisco l’allarme e vai. Scendo. Fa anche freddo! Poggio la borsa sul cofano ed infilo in soprabito. Brrrrr! Mi guardo intorno. E’ tutto buio qui, meno male che qualche negozio è ancora aperto e le insegne illuminano la strada. Per tenermi compagnia canto. “Non più andrai, farfallone amoroso, Notte e giorno d'intorno girando,...” Canto e cammino veloce, sento i miei tacchi pesanti. Sandro mi prende sempre in giro perché, nonostante la mia figura esile, quando cammino di fretta faccio rumore quanto una truppa di bersaglieri!

Ci siamo, altri 200 metri, volto l’angolo e sono di nuovo nel caos. Cerco di sbrigarmi, altrimenti chi lo sente! Già lo vedo che guarda l’orologio! Cammino più in fretta e nel buio non vedo un avvallamento. Inciampo e perdo l’equilibrio. Mi ritrovo a terra. Oddio che male! Mi guardo intorno. E se qualcuno mi ha visto? Che vergogna! Mi rialzo immediatamente. Sento dolore al ginocchio. Mi guardo. Cavolo, lo sapevo! No…… Che frana che sono, ho smagliato anche la calza…

Come faccio adesso? Mica posso presentarmi così da Sandro! Dobbiamo andare alla prima al teatro Verdi. Danno Le nozze di Figaro di Mozart. Musica lirica, gente che conta e signore in pelliccia. Sento già la voce di Sandro che mi rimprovera sciorinando tutto l’elenco delle cose che non vanno. “Non sei mai puntuale! Guarda come sei conciata!” E via via dicendomi che sono disordinata e malmessa e bla bla bla….. A volte mi chiedo come faccio ancora a sopportarlo...

Ma con Sandro ho trovato quello che cercavo. Mi dà sicurezza e protezione. Vabbè non è molto, ma non mi sento di lasciarlo. E poi ha ragione quando mi rimprovera, perché in fin dei conti sono una distratta per natura. “Sandro sono un’artista.” Gli ripeto ogni volta. Lui si sgonfia in un sorriso e tutto torna come prima.

Gli voglio bene e ci sto bene insieme…. Se non fosse troppo appiccicoso… anche sessualmente non potrei lamentarmi. E’ sempre lì a cercare il minimo pretesto per toccarmi, ma poi quando mi prende mi fa impazzire. In quei momenti abbiamo un’intesa così particolare che… vabbè il solo pensarci mi mette un bel fremito.

L’ho conosciuto quando credevo che la mia vita fosse stata distrutta da un  vero bastardo... Uscivo da una catastrofe senza più stima di me stessa, al punto che evitavo di guardarmi allo specchio. Mi sentivo brutta, stupida ed insignificante... Beh meglio non pensarci… Meno male che ho un paio di calze di ricambio in borsa. In verità le porto sempre. Ora devo solo trovare il modo di cambiarle.

Ah ecco c’è un portone. Attraverso il piccolo giardino ed entro. Il palazzo mi dà la sensazione di essere tranquillo. Cerco di guadare tra l’oscurità. Male che vada cosa possono vedere? C’è una bacheca con degli avvisi. Un interruttore della luce, una guardiola chiusa e una scala che sale. Nient’altro. Mi metto nell’angolo più distante dall’uscita. Frugo nella borsa in cerca del cellophane. Più che una borsa sembra una valigia. Rovistando maledico le borse grandi.

Lo sapevo che stasera non era serata da reggicalze, ma sono troppo carina con questo vestito frou frou…. anche il portiere, quando sono uscita di casa, mi ha fatto i complimenti e poi spero di passare una serata indimenticabile. Voglio essere all’altezza delle belle signore. Ma soprattutto vestita così mi sciolgo facilmente… Lui non ha bisogno di essere stimolato, per lui un indumento intimo vale un altro… Alle volte mi fa rabbia. Lui non sa cosa siano i preliminari... Fare l’amore è quello e basta, un meccanismo perfetto che entra ed esce, tutto il resto è una perdita di tempo, una scocciante attesa…

Che pizza sto gancio! Ma guarda tu se si chiude! Ma che succede chi c’è dietro di me? Sento un forte odore di vaniglia, di talco ….ma non vedo nulla, solo delle ombre sul muro. Cerco di divincolarmi. Questo fa sul serio, cazzo! Ma che vuole? “Lasciami! No non voglio! Chi sei?” Sento il suo fiato caldo sul collo. Almeno mi sembra... L’odore si fa sempre più intenso. Cerco di sferrargli un colpo, ma prendo solo aria. Un altro ancora, ma mi rendo conto che l’ombra è distante. Ma da cosa mi devo divincolare? Mi calmo. Lui non mi sta toccando! Ora lo vedo meglio, è distante almeno tre metri appoggiato alla parete. “Non sono qui per farti del male.” Una voce roca, bassa, profonda mi dà la sensazione come se stessi sognando. Gli dico di andarsene, ma lui rimane, anzi fa un piccolo passo e poi un altro. Ora è più vicino! E’ tutto così surreale davvero mi sembra un sogno.

Nella penombra vedo i suoi occhi di un nero intenso. Sono stordita… non capisco niente. “Ti ho vista prima quando sei caduta. Volevo aiutarti ma sei fuggita qui. Mi ha colpito la tua eleganza e intuivo che eri in cerca di un posto riparato per cambiarti le calze.” Non so che dire, non rispondo. “Sai, non ci crederai, ma sapevo che sotto quella gonna avrei magicamente intravisto uno stupendo reggicalze.” Lo guardo, c’è qualcosa che mi travolge, è una strana sensazione! Come se mi sentissi guidata. E poi quella voce! Mi viene più vicino. “Sai che fai tardi vero? Il tuo ragazzo poi si arrabbia e Le nozze di Figaro non aspettano…” “Chi sei? Come fai a saperlo?” Ma ormai sono nelle sue braccia e lui sa che non mi aspetto nessuna risposta. Mi riporta al mio angolo, leggero come se non facesse alcuno sforzo. Alza la mia gonna altrettanto leggero come se fosse un vento estivo. Sono davvero rapita. Ammira il mio reggicalze, lo accarezza. 

Ad un tratto quella che io credevo violenza si trasforma in carezze e baci, fiati caldi sotto i capelli. Le mie mani cominciano a muoversi, ma stavolta non sono pugni. Gli accarezzo il viso, poi scendo sul suo corpo. Il suo odore mi eccita sempre di più. Mi solleva di peso poi mi bacia, ancora, sulla bocca. Solo ora mi accorgo che le sue labbra sono carnose, il suo fiato è più denso di una nebbia fitta al mattino. Mi tocca i capelli, mi stringe la faccia, quasi come se volesse racchiudermi nelle sue mani e fermare il momento. Mi bacia sugli occhi, sul naso, dietro le orecchie, pronta per lui se volesse. Poi si allontana e mi guarda. Ora piano piano vedo il suo volto e i suoi capelli … ed io che credevo che con Sandro fosse una scossa elettrica…. Sono sbalordita. Mai mi era successa una cosa così. Non conosco quest’uomo che sussurra parole di altri tempi, ma devo dire che nonostante i suoi tratti non precisi, ha una bellezza imbarazzante, ipnotizzante direi. Faccio per avvicinarmi, ma lui è gia oltre. Sparisce nel buio da cui era venuto.

Mi lascia lì appoggiata in quella nicchia di muro quasi fosse il mio unico riparo. Sento ancora il suo odore. Non voglio staccarmi da questa parete. Mi guardo, ho mezza gonna ancora tirata sui fianchi. Oddio ma se entra qualcuno? Mi do della pazza. Tiro giù la gonna e mi aggiusto i capelli. Guardo la calza e rido, nel frattempo si è smagliata del tutto. La cambio immediatamente, questa volta il gancio fa il bravo. Cavolo sarà tardissimo, penso a Sandro che mi aspetta. Appena fuori, al primo accenno di luce metto il rossetto…. La mia faccia è impresentabile. Riprendo i miei passi, sento un forte vuoto. “Ma come ho potuto obbedirgli? Lasciarlo che mi accarezzasse fino alle parti intime senza nessuna resistenza?” Sono sconvolta!

Di nuovo m’immergo nel caos della strada principale. Cammino senza distinguere la realtà da quello che ho appena vissuto…. Sento ancora quel vuoto, sento il mio corpo bollente e disponibile, come se da un momento all’altro qualsiasi uomo possa prendermi a suo piacimento. “Ma cosa mi sta succedendo?”  Mi guardo intorno… Devo assolutamente non pensarci più! Spero che Sandro non si accorga di questi miei pensieri invadenti. Tanto prima o poi glielo dirò, raccontandogli per filo e per segno quello che mi è successo, e lui penserà che si tratta della mia solita fantasia per rendere i nostri incontri ancora più piccanti…. Cazzo come mi sento leggera! Cammino o volo?

Ecco sono arrivata al bar dell’appuntamento. E’ lì che mi guarda con la faccia scocciata. Ma appena si accorge del mio vestito cambia volto. Ci teneva che lo mettessi. Stasera c’è la possibilità di incontrare il suo capo con la rispettiva consorte. Ora alla luce mi vedo meglio, la gonna è sgualcita, spero non si accorga di nulla. Entriamo in teatro. Quanta gente! Sandro è dietro di me e mi tocca in mezzo alla folla, credo che sia veramente eccitato. “Smettila!” Gli dico gridando sottovoce. Mi sento imbarazzata. Ma forse il vero motivo è un altro. Sarà passata più di mezz’ora ed io sento intorno a me ancora quel profumo di talco, di buono.

Mi volto perché l’odore è forte e persistente come se dovesse spuntare di nuovo da un momento all’altro. Mi volto, ma tra la folla che è dietro di noi non lo vedo… Che scema! Chissà dove sarà ora? Ma come è possibile cercare una persona che a malapena ho intravisto nell’oscurità? Certo, lui sapeva che venivo qui, ma Sandro ha ragione da vendere quando dice che sono proprio strana!

Finalmente ci sediamo. Mi volto ancora, il profumo persiste. Credo che si sia impregnato sulla mia pelle. Sandro è premuroso. Mi domanda perché sono agitata! Lo tranquillizzo. Gli dico che è per via del traffico, della pioggia, del parcheggio, della calza smagliata. Naturalmente mi fermo lì. Lui, appena gli è possibile, continua a toccarmi e questo mi imbarazza perché non ho la testa per lui. Sono su un altro pianeta.

La luce si spegne e, nonostante cerco di bloccarlo più volte, Sandro si fa insistente. Aiutato dal fatto che i nostri posti sono praticamente all’ultima fila coperti da una colonna di lato. “Sandro, per favore, non mi smagliare la calza, non ho un altro cambio!” La musica è alta. “Delle belle turbando il riposo, Narcisetto, Adoncino d'amor...” Ho un brivido, ma non sono le mani di Sandro. Non riesco a concentrarmi, ho altro per la testa. Mi alzo e vado in bagno.

Entro nel lungo corridoio che porta alla toilette. Di nuovo sento forte quel profumo. Ma allora sono proprio incurabile! Entro, mi chiudo, resto in silenzio appoggiata a quel muro umido e ghiacciato. Da fuori si sente la musica ovattata. “…Non più avrai questi bei penacchini, quel cappello leggiero e galante, quella chioma, quell'aria brillante…”. I miei pensieri sono sempre lì, incollati, appiccicati al mio fantastico incontro. Ripasso i momenti, i dettagli. Mi rammarico di non avergli dato piacere. “Che penserà di me? Che sono una patata lessa?” Ecco ora sì che sarebbe il momento adatto! Ora sì che ci metterei tutta la mia maestria, la mia esperienza. Vabbè non è poi molta. Ma sono sicura… Sento dei rumori, tiro lo sciacquone e apro la porta. Questo posto mi fa paura. Sento un interruttore. Di colpo la luce si spegne e resta solo quella di emergenza. Sento dei passi sempre più vicini e di nuovo il profumo. Entra e chiude la porta

“Ma chi sei?” gli chiedo. “Dimmelo devo saperlo! Impazzisco! E’ trascorso così poco tempo e già avevo bisogno di sentirti vicino. Ti ho cercato tra la gente, ti ho cercato disperatamente. Volevo che tu fossi reale. Ed ora eccoti come un sogno che si avvera.” Il suo respiro si fa di nuovo ansimante, come poco prima nel portone. Sembra non sentirmi. Mi avvolge di nuove carezze, la sua bocca mi sfiora fino al fremito. La lingua s’insinua. Mi cerca. Oddio mi gira tutto. Mi alza la gonna. Sento la musica. “Non più andrai, farfallone amoroso, Notte e giorno d'intorno girando…” Mi preme contro il muro. Sento la sua carica. Eccomi, eccomi, ancora eccomi. Ed eccolo lui, in piedi, strafottente come un maschio, come se gli fosse tutto dovuto, ed io obbediente lo aiuto, scosto le mutandine e, cavolo, lo sento. Deciso, risoluto, netto. Lo sento. Sicuro e determinato, lo sento. La sua energia per un attimo mi fa pensare ad uno stupro, ma invece di chiedere aiuto le mie urla si trasformano in gemiti di estasi totale. Grido. Non so cosa dico, ma grido… Lui mi tappa la bocca e leggero guida il mio respiro fino ad uscire da me senza aver goduto.

Dopo un attimo silenzio, apre la porta ed esce. Si allontana da me, come se il mio piacere intenso e sublime fosse stato un dovere, una pratica e lui un benefattore. No, no, non è così! Ora si sta lavando le mani ed io ho solo un pensiero nella mente. Devo agire! Non mi importa se da quella porta qualcuno possa entrare all’improvviso. Gli vado vicino. Incosciente m’inginocchio. Avida lo afferro e cerco di provocargli piacere. E’ come un fondersi di aliti e sapori, di brividi e gemiti, sento il suo sesso reagire, ci metto impegno, la mia bocca scivola al suo ritmo… Chissà se è abbondante la saliva, chissà se sono vellutate le mie labbra? Non può non sentire piacere. Lo lascio e lo riprendo. Lo afferro di nuovo, sono piena di lui, spinge e si ritrae ed io lo assecondo, apro e serro le labbra, il ritmo è giusto, la sintonia perfetta. E’ un volo magico e senza strappi. Lo sento che vola. Sono il suo nido, la sua culla, il suo cielo… Oddio ora lo sento, sento il suo sangue, le fibre che si tendono. Sento che sono brava, mai stata così brava! “Sì ora, sì ti sento! Oddio ti prego non fermarti…….”

Finalmente grida ed io sono esausta, rimango in ginocchio, chiudo gli occhi e gli porgo le mie labbra per un bacio, una carezza. Ma sento solo i suoi passi. Di nuovo si allontana. Cerco di trattenerlo, ma anche questa volta svanisce. Sento la porta del bagno che si chiude velocemente. Cerco l’interruttore, accendo la luce….che brivido! Mi guardo allo specchio il mio volto mi appare anonimo… Ma sono davvero io questa? Le mie labbra sono intorpidite, non le sento, sono rossa fuoco in viso. La calza si è smagliata di nuovo. Esco e torno al mio posto.

Ma che succede? Ma chi è? Cos’è questo frastuono? Mi trovo nella mia auto nel solito traffico. Tutti che suonano. Cavolo mi sono addormentata! Nelle mie orecchie una canzone che conosco “Non più andrai, farfallone amoroso, Notte e giorno d'intorno girando, delle belle turbando il riposo, Narcisetto, Adoncino d'amor …” Non ci posso credere! Tutto un sogno. Nooo! Ha ragione Sandro quando dice che vivo in un mondo tutto mio…. Guardo l’orologio, mamma mia! Sarà davvero infuriato. Ora si sta pure mettendo a piovere. Sono quasi arrivata. Vabbè, sai che ti dico? Entro in questa stradina e parcheggio…..