|
Esco di casa,
tu stai dormendo, chiudo con cautela la porta, non voglio
svegliarti.
In garage incontro il Sig. Mario, mi dice che stanotte ne ha
buttata come Dio comanda! “Già è tempo suo!” Rispondo.
Parto. C’è
traffico, piove da una settimana ininterrottamente, le
strade sono allagate, evito qualche pozzanghera. Ripenso a
ieri sera… “Quando sei qui come, questa stanza non ha più
pareti, ma alberi, alberi infiniti quando tu…” Mi sembra di
ascoltare la tua voce, sensuale, appagata. Sono anni che
dopo l’amore guardi il soffitto e canti sottovoce “Il cielo
in una stanza”. Mi dici che non puoi farne a meno e che la
canti unicamente dopo l’amore… Sorriso sono contento.
L’incrocio con Via Cassia è intasato, una vigilessa mi fa
cenno di tornare indietro, si è aperta una voragine poco più
in là.
Dio che faccio?
E’ già tardi, avevo un appuntamento di lavoro alle 9 in
punto. Giro, torno indietro. La strada sembra libera ora.
“Quando sei qui con me…” La tua voce mi accompagna. Ti penso
nel letto che sonnecchi. Oggi, mi hai detto, non hai impegni
di lavoro.
Oh no, un altro
intasamento, cerco altre strade, ma tutte sono bloccate.
Oramai è più di un’ora che sono in macchina. Chiamo la mia
segretaria, le faccio disdire tutti gli appuntamenti.
Pazienza.
Torno a casa.
Parcheggio
sotto casa, un altro scroscio improvviso mi bagna
completamente. Zuppo salgo le scale, apro piano per non
svegliarti. Dalla stanza da letto sento la tua voce: “Quando
sei qui come, questa stanza non ha più pareti, ma alberi,
alberi infiniti quando tu…” Ma la voce stride.
Decisamente la cantavi meglio ieri sera.
|