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Fila 3,
ombrellone 42. Ogni anno dal primo al 31 agosto siamo qui.
Abbiamo saltato solo un anno quando Giulia aspettava
Carlotta. Sto bene qui, conosco tutti e mi sento come a
casa.
Quest’anno l’ombrellone 41 è occupato da una nuova coppia.
Lei si chiama Manuela, lui Federico. Dopo i soliti
convenevoli ci ritroviamo per una partita a
racchettoni sulla riva, poi un aperitivo al bar della
Capinera. Parlando del più e del meno Giulia scopre che
Federico è un suo collega. Stessa azienda, ma di un’altra
filiale.
Dopo tre giorni siamo già un gruppo affiatato. Shopping in
paese, serate ai Ciclopi, un locale del posto. Di giorno
lunghe nuotate, surf e canasta in spiaggia. Tra me e Manuela
è nata una tenera simpatia, Federico e Giulia sembrano
conoscersi da sempre. Come ogni pomeriggio cominciano a
parlare di lavoro. Propongo a Manuela una passeggiata verso
Cala Marina. Lei accetta. Subito dopo le rocce del belvedere
l’aiuto a scendere verso il fiume. Rimaniamo abbracciati.
Due minuti e siamo distesi al riparo da occhi indiscreti.
Non facciamo l’amore, lei non vuole, la bacio e mi bacia
finché guido la sua bocca verso la mia passione.
Al ritorno sembra quasi scusarsi, mi dice che sono il primo
uomo, naturalmente oltre suo marito. “Che buffo! Ma ti rendi
conto? Dovevo aspettare 57 anni per fare una cosa del
genere!” Poi mi dice sottovoce che nutre un rispetto
incondizionato per suo marito e la cosa, guardandomi negli
occhi, non si sarebbe più ripetuta. Io non ho parlato.
Torniamo ai nostri ombrelloni e Giulia mi dice che la sera
avremmo cenato tutti insieme a casa nostra. Barbecue
vegetariano in giardino e un gelato rigorosamente alla
frutta.
Stasera Giulia è più bella che mai, 41 anni portati da Dio.
Ha una scollatura da impazzire. Vestitino nero e sandali
d’argento. Ceniamo con un sottofondo di musica cubana. Dopo
cena Federico e Giulia si alzano dal tavolo e iniziano a
ballare, Federico chiede qualcosa di più lento. Dico che la
nostra collezione di cd è abbastanza vasta. I due entrano in
casa.
Fisso Manuela e ripenso al pomeriggio a Cala Marina. Le vado
vicino. Lei fa per alzarsi. “Stasera prima di venire qui
stavo per chiamarti, ho deciso di dire tutto a mio marito.”
Mi dice senza guardarmi. “Ma sei matta?” Le dico sottovoce
quasi urlando. Poi cerco di persuaderla con frasi senza
senso. Quasi preso dal panico le afferro la mano, poi le
stringo la gamba. Lei si alza di scatto. Entra in casa e mi
chiede dov’è il bagno. Dall’interno della casa un sottofondo
di “A mi manera” cantata dai Gipsy King.
Non passano dieci secondi. Manuela torna e mi viene vicino.
“Dove eravamo rimasti?”
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