LETTURE LEGGERE
RACCONTO

L'anno
che verrà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Accadde una sera di Dicembre di qualche anno fa.
Ero in automobile senza meta. Avevo cenato in una pizzeria. Fuori pioveva. Faceva freddo. A tratti la pioggia diventava grandine e scendeva giù a raffiche tanto da bloccare i tergicristalli. Non avevo nessun posto da raggiungere e procedevo lentamente. Nessuna voglia di tornare a casa. Del resto cosa avrei fatto? Stappato una bottiglia di Moet & Chandon? No, no meglio questa pioggia! Poi avrei cercato un motel e lì avrei passato le rimanenti ore della notte, dell’anno, del secolo, del millennio.
Mi teneva compagnia la musica dello stereo. “Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po' e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò…”

In lontananza intravedevo i primi bagliori colorati di fuochi d’artificio di qualcuno che aveva fretta di festeggiare. Al primo svincolo girai. Dopo qualche tornante e rampa, presi una stradina che correva parallela all'autostrada nel senso opposto. Non avevo voglia di finire in bocca a qualche festa, traffico e caos.
Qualche metro dopo intravidi una figura incappucciata. Appena la luce dei fari la invase uscì un braccio dall'impermeabile scuro. Mi fermai a qualche metro di distanza. Attraverso lo specchietto ebbi la conferma che si trattava di una donna. Tirai il fiato in segno di tranquillità. Chissà perché poi! Aprii lo sportello.

"Mi scusi le posso chiedere un passaggio?". Disse avvicinandosi di fretta.
"Dove deve andare?" Risposi con qualche remora.
"Firenze." Disse cercando di ripararsi alla meno peggio dentro la mia macchina.
Rimasi per un attimo a pensare.
"Posso?"
"Certo, ma faccia in fretta che si sta bagnando il sedile!"
"Mi dispiace, sa non volevo, con questo tempo..."
Ripartii senza rispondere.
"Le sono infinitamente grata, senza di lei non so cosa mi sarebbe successo stasera!". Si sedette più comoda e si tolse il cappuccio.
"Ah, scusi... mi chiamo Stefania.
Girandosi, intravidi il volto nell’oscurità dell’abitacolo.
Si tolse finalmente l’impermeabile e con un'occhiata vidi come era vestita.
"Cosa ci faceva in giro da sola? E poi con questa pioggia!"
”Venivo giù dal cavalcavia alla ricerca di un passaggio, e mi ha preso la pioggia, dietro quella sterpaglia c’è una casa colonica ed io abito lì. E’ andata via la luce, ed ho avuto paura.”
Si scostò dal viso i capelli bagnati, era bionda dalle fattezze delicate e gentili e le labbra appena accennate.
“La notte di capodanno si è soli, quando piove ancora più soli e poi il black-out ha fatto il resto. Sono uscita di corsa e… ho incontrato lei.”
“A Firenze dove?” Domandai di nuovo.
“Dove c’è gente, dove si balla e ci si diverte. Se avessi avuto qualcuno sarei rimasta in casa!” Disse quasi scusandosi della propria condizione.
“Beh, almeno lei ha una meta! Io, invece, sto andando senza sapere per dove… e la confusione non è certo il mio sogno in questo momento.”
Mi fissò cercando il mio sguardo. “Chissà se due solitudini fanno una compagnia?” Sussurrò quasi impercettibile.

La radio annunciò la mezzanotte, proprio sotto al cartello stradale – FIRENZE 15 KM -. “Oramai credo che sia tardi per Firenze.” Indirizzò il suo sguardo nel buio della macchina. Notai che aveva notato la mia insistenza nel guardarle le gambe.
“E’ tardi per tutto a quest’ora.” Risposi.
“Dice?” Si mise più comoda sul sedile, si accese una sigaretta e guardando il mio profilo disse: “Potremmo avere la stessa età, e tra persone della stessa età si trova sempre qualcosa da fare…”
Così dicendo, alzò la gonna stretta e accavallò le gambe. Il riflesso di un gancetto di reggicalze scintillò nel buio. Dopo un niente sentii la sua mano tra le mie gambe.
Mi sentii avvampare, non mi era mai capitato che una donna mi facesse delle avances così dirette.
Non dissi nulla, pensai al capodanno, alle tante storie di sesso nate e morte nella mia mente, ai tanti chilometri che avevo percorso per andare incontro ad una piacevole compagnia.

La sua mano lentamente saliva, arrivò fino al centro del mio piacere, e tutto ciò senza alcuno sforzo, senza chiedere nulla, senza vergogna e permesso, senza minimamente domandarsi quello che avrei potuto pensare.
Sotto le luci di una stazione di servizio accostai la macchina.
“Devi fare benzina?” Ridemmo e con uno slancio improvviso la baciai avidamente.
“Amami e fammi sentire importante, dimmi che non sarò mai sola, ti prego!” Mi disse slacciando i bottoni della sua maglietta.
Prese la mia testa e l’affondò sul suo seno. “Lo senti vero questo ciuccio, dimmi che ne hai bisogno, che non aspettavi altro che un angelo al bordo della strada!”
Io non parlavo, ma davvero sentivo di essere in Paradiso, mai avrei pensato che il mio giorno, la mia notte, fosse diventata d’improvviso meravigliosa.
La sua bocca generosa fece il resto, godemmo all’istante ed insieme mentre fuori pioveva come non mai ed i vetri appannati avvolsero il più bel Capodanno che avevo finora vissuto. Già, iniziava il nuovo anno, il nuovo millennio e per la prima volta avevo fatto qualcosa di indimenticabile. Mi sentivo bene!
Stefania si ricompose la faccia dentro lo specchietto retrovisore.
“Ci vuoi ancora andare a Firenze?” Cercai di provocarla.
“Manco per sogno! Anzi, fai una cosa, torna indietro per questa stradina, la mia casa ci aspetta.” Disse rovistando nella borsa.

Un tocco di rossetto ed era più bella di prima. Mi guardò intensamente spalancando i suoi occhioni verde cenere: “Sai che non conoscono ancora il tuo nome?”
“Mi chiamo Anna.” Risposi, ancora dentro il sogno, riagganciando i laccetti del mio reggicalze.

 
 
 
     
 

 

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Foto Catalin Chitucea

 
 

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