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Scomporre il caos e ricomporlo, immaginando un ordine fermo e
significativo. Immaginarlo, certo, perché sin dall’origine è evidente come
il piacere sia un’accelerazione straordinaria. Un desiderio di follia
pensato equilibrato. Attraversando un lungo corridoio, nudi, accecati, ci
infiammiamo di un amore che si possa toccare con mano anche sulla soglia
del nulla. Perché cos’altro può voler dire toccare il fluido di un ventre?
Cosa possiamo trarre dal liquido che tinge e scorre tra le dita? Non
conosco né luogo né tempo che non sia finito, non c’è carne in cui la
danza del corpo, le membra esauste o la calma che le affida, siano capaci
di spostare l’intero sistema. Per quanto straripante la barriera non si
infrange.
Tutto
quello che abbiamo, io e te, è la creazione di un quadro con approssimati
riflessi. Un quadro dividuale e di contrasto. L’attimo vissuto in cui un
frammento ci illude i segni, crediamo nella possibilità di determinare il
senso, il pensiero più alto del corpo. Ciò che noi siamo. E ringraziamo.
Con un eco nella memoria che ci spinge verso una porta aperta, appena
dall’altra parte, osservando il paesaggio di un giardino antico. L’abisso,
capisci, del nostro essere nient’altro che un supporto – un buco nero in
cui la memoria fugge nello spazio e tutto perde consistenza, tutto assume
una forma disumana.
La
passione per quest’“invisibile” ci lascia intravedere oltre il profano,
non il limite ma l’illimitato. Lasciami incatenata come un ragno, da ogni
lato, godi lo spettacolo di te che vai e che vieni, portami al culmine
dell’euforia. Sfiniscimi! Sono le mie carni che te lo dicono, travolte
dall’affanno intuiscono uno spazio, un viaggio nell’assenza, che al
rovescio di quanto si pensi corrisponde al tempo che invade.
Questa
giostra funesta tocca le carni in zone avvertibili, si abbatte sulle cosce
e sul ventre, sui seni, senza che si possa anticipare la sofferenza, la
spinta del piacere ci percepita come un lampo che ottunde la mente e
sommerge il corpo. Un’onda di dimensione gloriosa. Il pericolo sublime da
cui nasce l’eccitazione suprema. Il corpo gettato al di là di una forza
latente, effettivo vettore di una percezione vera, forse primordiale. Noi
che abbiamo scelto il dominio, secondo la rispettiva fattispecie, abbiamo
avuto l’incisione corpo contro corpo, anima contro anima, sesso nel sesso
nel sesso. Amore, adesso, evoca la mia impazienza. Ingoiami! Per questa
pulsione indicibile fai di me la tua cattedrale inesprimibile, sospendi il
mio respiro nell’angoscia. Nella gioia disperata, senza ambiguità, fai di
me une bouche, un sexe, un anus. Solve et coagula!
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