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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Passiflora

 
 

Resisterò alla pioggia?

 
 

 
 

Foto  Bruno Spiezia

 

 
 
 

Il corpo è molto profondo, come il mare. Ha i suoi contorni, le sue insenature, le sue baie tranquille… fiordi lunghi e misteriosi, e vastità improvvise. Il mare è amore e odio che non so contenere. La brezza mi accarezza. Le mani sfiorano. Il corpo ha limiti mobili, valicabili, argini fragili. Ansiogeni? Letteralmente il contatto sfugge, è liquidità, sprofonda. Si fa reale. Cerca l’orizzonte. Come negarselo?

Questo corpo non sopporta la calma piatta, si sfibra, eppure teme e si inquieta come sotto una tempesta. Anela disperatamente la bonaccia e tuttavia continua, fa passare correnti di pesci. Che dico, squali. Nel corpo-mare. L’immobilità assoluta canto, un’apparenza che illuda di frenare il flusso.

Quest’anima che cola tra le cosce, con consapevolezza, eppure incapace di gestirsi. Un’immobilità assoluta e sfibrante, chiedo, che mi allontani le mani dal mare ma mi tenga viva, prima che sommersa. Solo che, resisterò alla pioggia? Alle acque ruscellanti della mente e della fica? L’immobilità assoluta, averla…, che mi allontani le mani dal corpo, prima che la pioggia goccia a goccia da me stessa dilaghi e si disperda. Perché ciò che nella mente ora abbaglia, mi confonde e tira, mira al contatto, con le rive e le profondità del corpo.

Ecco, la mobilità indifesa di una parte di me si fa trasparente, sta lì lucida, quasi ferma. “Datemi un’onda lunga”, la mia mente grida, un raggio che trafigga quest’insopportabile fissità. “Un’onda lunga che intorbidi”. Ma sfuggirei alla presa di possesso dello sguardo? Diverrebbe nebbia la pioggia? Forse… Immobilità assoluta, allora? Posso dire che questo corpo è mio più di quanto il mare sia di qualcuno? E' pia illusione che il corpo sia guidato dalla mente, perché in realtà la mente cos'è se non essa stessa corpo, fiato, corrente che passa sotterranea in ogni fibra? Gioia e tormento, immobilità assoluta, averla… 




 


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