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Vanna era nascosta dietro la tenda, ancora
nel suo imballaggio, il suo vestito era stato l’ultimo ad essere esposto.
Un tela perfettamente bianca. Nuova. Aveva accettato di andare alla
mostra, a condizione che Vincent la tenesse in disparte rispetto alla
folla per l’inaugurazione. Accanto a lei, un quadro ritraeva un giovane
drago dalla pelle squamosa e raggrinzita, sputava fuoco contro uno
specchio rotto. Una fiamma bluastra che sognava di uccidere la sua
immagine riflessa.
Vincent nel frattempo la guardava, e vide
che gli occhi lacrimavano, sapeva che i colori per Vanna respiravano ed
emanavano luce. “È lo stesso effetto che mi fai tu”, le disse. Lui era
alla sue spalle e ad osservarli bene le due figure si dissolvevano l’una
nell’altra, talvolta sembravano trasparenti, o per chi preferisse, in
altre parole, voltavano gli occhi dei passanti da un’altra parte affinché
il mondo ritornasse normale, con tutti i contorni al proprio posto.
Vanna quindi abbassò le ciglia, come
prima aveva abbassato la tenda per nascondersi e non risplendere nella
sala. Il segreto era guardarla in trasparenza, dietro un materiale banale
– una tenda di plastica, Vincent lo aveva capito, e si imparava che i
materiali più banali potevano far risplendere il colore. Un paio di
forbici per alterare le forme e si aveva la trasfigurazione.
Questo era stato lui ad insegnarglielo,
trasfigurare, trascendere. Trasformarsi. Un travestimento neutrale e
silenzioso, senza shock, per un mondo costruito con tanta cura dalla
mente. Un disegno concluso e sistemato, senza confusione, ove ciascuna
linea era in perfetto accordo con i colori, con le note ascendenti e i
segni dentro che mandavano echi. Una corrispondenza musicale perfetta.
Lei era perfetta, Vincent l’aveva
ritratta in ogni dettaglio. La vista del drago era commovente per la sua
coerenza. Vanna osservava il saltare della lunga coda e l’uomo che era
stato in lei, separatamente, meditava in silenzio.
Poi Vanna si toccò le labbra, i seni, e
il centro del piacere. “Ri-cor-da-ti”, ogni sillaba che riusciva a
cogliere nella sua voce conteneva personalità diverse. Non descriveva come
una lucertola potesse perdere la coda, ma stabiliva come fosse divenuta
finalmente leggera, al punto di volare.
Pillole per sognare, perché i sogni erano gelosi, tenevano gli occhi
aperti e bevevano e prendevano pillole per sognare. Vincent lo ricordava,
era stato un bell’uomo in senso convenzionale, con un ghigno che dava
un’aria vagamente sinistra. Quel drago era per lui, per festeggiare una
ferita di guerra. In tutta franchezza, senza rammarico.
Vanna strinse le gambe e non poté
trattenere un fremito di gioia, non si era accontentata, si era aperta a
quel corpo. Ne aveva una coscienza perfetta. Finalmente ad occhi aperti
stava vivendo una specie di estasi, quindi rimase lì, Vanna, di fianco al
quadro, mentre Vincent ne seguiva la luce silenziosa. Le cosce slanciate,
l’abbigliamento interiore, la nuda scoperta.

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