Amore, il matrimonio è un panino fragrante e ben farcito,
estasi e tormento di ingredienti dalle pulsioni contrastanti. Talvolta
basterebbe un assaggino per non cadere nell'angoscia, ma altre volte
l'ingordigia spasmodica è molto più allettante e allora il nostro rapporto
si commista di gioia e dolore. Mi piacerebbe che avessimo invece gli occhi
rivolti al nostro essere più nascosto, notando le attese interminabili che
comunque ci sono e che, spesso, si fanno risentire con un groppo in gola o
in uno squarcio improvviso. Alternando il pianto al riso, in un modo in
cui la nostra percezione è difficile da descrivere. Forse un sogno oscura
e ci fa regredire nel tempo rubandoci spazio.
Amore non so se mi capisci, sono certa però che la lotta
quotidiana contro il mare la senti. Noi siamo pesci che cercano un varco
attraverso affilate scogliere, ci dibattiamo convulsamente, vibrando
lunghi colpi di spada che fanno levare la voce in acuti e dolenti sibili.
Ma Amore vorrei potere accudire il nostro pensiero dolente e riporre tutto
l'appello di tornare a casa, tra le braccia tue, come è stato al tempo del
primo giorno di scuola; quando io evocavo mio padre e tu evocavi tua
mamma. Quale sollievo quando si scrutano i lividi svanire e si ritrova
l'amorevole sorriso e le carezze dell'armonia perduta? Quale tepore e
tranquillità si effonde dal piacere quando si risveglia?
Ogni arpione tagliente nel cuore non rimargina l'amore ma
stende un'ampia terrazza e due torri gemelle, accecanti come punti
luminosi nella notte fonda. Non si percepisce, allora, la vita diversa ma
si afferma un tragitto affascinante che si riconosce come meta, da te a me
e da me a te, tale che il cuore suona in subbuglio come una campana.
L'amore, tesoro mio, è un'attrazione fatale che si consuma
ogni giorno di passione ardente. Il pensiero dell'odore dell'altro non
abbandona mai, ma si allunga e abbonda convulsamente sulle ore di libertà
per pescare momenti di estasi. Tagliamo i fili quindi delle vecchie travi,
non rendiamoci assordati dagli scricchiolii e non tratteniamo il respiro.
Prendiamo quello che cerchiamo, non lasciamoci perdere e andiamo, in
piedi, nudi, come due solide torri, davanti alla grande vetrata del mare,
nell'irreale chiarore di una luna che emerge da un cielo di pizzo.
Il romanticismo, ecco, deve librarsi al di sopra di ogni
ronzio e lambirci le isole grigie per svegliare un capriccioso letargo. In
un soffio, non abituiamoci alle stelle, amiamo veramente l'illusione della
nostra pelle. Subito. Ti amo.