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Conquisterai e dimenticherai: perché? Perché la forza
selvaggia ti animerà e ti strazierà l’anima bella. Ti dedicherai e non ci
sarà luogo per la spada, in cui cadere priva di bellezza. La coscienza
sarà veramente così, come se fossi pazza, una porta spalancata
all’improvviso su cui la ragione sarà nulla o incoerente. Tu, donna, sei
natura sensitiva e morale. L’uomo deve andare oltre i tuoi confini ed
essere estremamente creativo per non confondersi e capirti. La chiarezza
non tratta appunto di gara, anche se sai, la sfida, ti piace, per ragioni
di genere e ignoranza di fronte all’ignoto. Ma non dovresti renderti
imitazione di te stessa per annullare il dubbio che ti porti dietro.
Tu sei natura. Sei poesia estetica. L’energia stessa che ti
nutre. Lascia all’uomo il compito ambizioso di teorizzare su di te.
Seppure la stanchezza gli sfumerà in indignazione, al pensiero, l’idea,
gli rivoluziona già lo sguardo. Quale opera chiamata impossibile non è poi
diventata tentazione e gaudio? La passione è di chi cerca di afferrare un
concetto. L’uomo che ti cammina accanto, mentre tu sei in piedi e ridi,
cattura tutto il rosso che sporge dalle tue labbra. Questo rende il tiro
improvvisato, aspro, in fin dei conti stremante. Ma c’è una ruggine che
crolla dal comportamento di lui a questo punto, di solito distratto, in un
attimo è restio a non guardarti.
Ti osserva attentamente. Così piano, entri in lui,
velocissima ti volti e per via dell’odore improvvisamente lui si ferma;
guarda in giù, sulle sue mani, sul vecchio giaccone di traverso mentre si
avvicina con cautela, senza capire ancora, alla meglio. I corpi si
bloccano allora, per parlare, e tu, donna, alla fine taci. Lui ha paura
quindi. Non ha mai visto oltre l’erezione che recupera interesse, pensa
solamente a come cambia il gusto, quando comunque per le strade, tutti i
giorni, pullulano odori decisi e attaccano. Con un certo senso
accattivante, dopotutto, sono le pareti umide a macchiarsi e senza che sia
necessario dichiarare l’intenzione in mille modi.
A casa, più tardi, il divano pieno di cose inutili,
orribili, andrà sempre bene. E butterai tu, donna, ritirandoti in salotto,
tutto sul pavimento, metodica, pronta, come se lui lo avesse chiesto ma
non ha detto una parola. Ad un altezza adesso ragionevole, manderai un
segno chiaro e lui, non farà altro che seguirlo. Forte, penetrante,
prenderà un po’ di roba tua davanti e dietro, farà bollire anche il latte
che tenevi per domani. Fino al letto, in mutande, ti chiuderà la gola con
una bella spinta e l’odore, il solito, dolce, diverrà aguzzo. Una punta.
Un’esclamazione acuta scrollata a bocca chiusa, con il respiro congedato
da tutto quello che il corpo, adesso, aperto ascolta. Starai stesa al tuo
posto, la faccia rosea, la pelle morbida e nemmeno saprai quanto ti è
convenuto essere redattrice in tal modo di te stessa. Deliziosa linea
rossa. Attizzatoio di debolezza.
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