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La cosa più assurda sono i bagni, o
meglio il bagno. Sì perché ce n’è uno solo, quello degli uomini: i
costruttori d’inizio secolo hanno ben pensato che le donne non frequentino
quei cinema oppure lo facciano solo per farsi sodomizzare da gruppi di
avventori, appunto nei bagni comuni.
Già sull’uscio si avverte il fetore di piscio misto a sperma che copre il
pavimento e che ha creato abbondanti pozzanghere con il calpestio; la
porta è a brandelli, forata e scardinata in maniera tale da consentire di
vedere l’orinatoio dal lavandino di fronte.
I colori improbabili di mattonelle a basso costo, quasi tutte scheggiate e
in parte staccate, riflettono la luce di una lampada da 40 watt appesa al
soffitto con il solo cavo elettrico e sono istoriati di scritte come "35
enne da monta cerca schiavetto" o "singolo superdotato bisex per mogli in
calore"; la più divertente l’ho letta in un cinema di Milano "cazzo in
culo non fa figli ma fa male se lo pigli".
Fuori del bagno c’è un corridoio che percorre il perimetro della sala,
nella penombra facilitata dalla scarsissima illuminazione, scorgi sagome
maschili appoggiate al muro che ti guardano leste per capire se stai
uscendo dal bagno ancora "in forma" ovvero se hai soddisfatto le tue
necessità sessuali da solo o con un amichetto; in quest’ultimo caso ti
escludono mentalmente dal novero delle possibili prede.
Talvolta lungo questi corridoi ci sono anche delle poltroncine di colore
marroncino, lerce e puzzolenti di muffa……c’è anche chi ci si siede!
La sala proiezione è di là da una tenda scura e pesante, anch’essa
piuttosto sudicia perché le persone ci si puliscono le mani dopo aver
usato il bagno, perché l’ultima volta che è stata portata in tintoria
risale alla visita dei n.a.s. ma soprattutto per il costante lavorio di
apertura e chiusura cui è sottoposta….e si! Nei cinema porno di gente
seduta ce n’è veramente poca: tutti circolano e i corridoi perimetrali
sono le superstrade di quest’animata piazza cittadina.
Ragazzi oggi colpo di fortuna! Una coppia in sala…vedere una donna in un
cinema a luci rosse non è facile; la scena cui si assiste è sempre la
stessa. Si siedono in fondo, lei controlla lo stato della poltrona, lui se
ne frega abbastanza. Non importa se la donna è vecchia, giovane, magra o
grassa, lentamente comincia la migrazione verso quella zona del cinema,
prestissimo le sedie laterali, davanti e dietro sono occupate da uomini
che con indifferenza guardano il film senza lesinare fugaci occhiate
indagatrici per capire se sotto il pesante e lungo cappotto c’è altro,
oppure le sole autoreggenti che sbucano dal fondo dell’indumento per
infilarsi in dieci centimetri di tacco con fascia alla caviglia.
Generalmente nessuno si mette sulla poltrona accanto, si preferisce
aspettare un atto di consenso onde evitare che il gesto comporti un cambio
di posto da parte della coppia, che a sua volta determinerebbe l’ira dei
"colleghi".
Se poi la coppia non si siede è meglio ancora, il messaggio è chiarissimo
in pochi minuti lei è in ginocchio con attorno almeno cinque o sei uomini
nudi dalla cintola in giù che si masturbano energicamente.
Un’altra caratteristica dei cinema hard è il fatto di costituire
l’evoluzione – o involuzione a secondo dei punti di vista - di locali che
un tempo sono stati costruiti con abbondanza di mezzi per la
cinematografia ufficiale e ancor più per il teatro; ciò determina
un’architettura interna che definirei stile "fascista" con diffusi marmi,
soffitti altissimi, ampi corridoi e scale, legni e rifiniture essenziali
ma di pregio, solo i servizi sono all’osso. Basta guardare al cinema Odeon
a Milano o l'Ambasciatori a Roma per capire che il pubblico cui era
destinati gli ambienti non è quello che li frequenta; unico neo le
poltrone che, come comfort, risentono della stagione di costruzione ancora
non ispirata a criteri di ergonomia e i cui rivestimenti sono stati
modificati nel tempo per adattarli alla nuova clientela che le utilizza
per concludere degnamente la serata.
I pavimenti, poi, sono uno spettacolo di trash: il colore scuro dei marmi
o delle piastrelle, completamente fuori moda e spesso ricostruiti con
materiali e colori in parte diversi, unitamente alla scarsità
dell’illuminazione fa si che negli intervalli si abbia la sensazione di
trovarsi in un garage. La fumosità dell’ambiente, nonostante i cartelli di
plastica luminescente di divieto ai lati dello schermo di dimensioni
spropositate, la presenza esterna ai muri dei residui delle
ristrutturazioni "a norma" degli impianti, il diffuso odore di "vecchio",
l’umidità dell’ambiente che rimane fresco anche d’estate, contribuiscono
tutti nel definire una sensazione quasi palpabile.
Se poi ti incuriosisce vedere la "galleria" devi andare solo nei "porno";
anche se spesso è stata chiusa per esigenze di sicurezza rimane
un’esperienza ormai unica essendo diventata la sala 2 o 3 del complesso
multisala degli altri cinema .
I locali a luci rosse che popolavano tutti i comuni della penisola, sono
stati letteralmente spazzati via dal progresso: simbolo di mercificazione
del sesso e di degrado del cinema con la "c" maiuscola, celebrate da
pellicole da Oscar, ormai non esistono quasi più e se vuoi sapere
l’indirizzo delle superstiti devi chiamare Scotland Yard perché nemmeno i
giornali locali li pubblicano più.
I frequentatori sono "addetti ai lavori", difficilmente ci si capita per
caso e li dividerei in due categorie: gay e etero/bisex.
L’ambiente decadente e decisamente underground ha favorito l’afflusso di
omosessuali in queste sale; essi, infatti, nonostante il proliferare di
locali destinati ai gay in tutte le città, continuano ad esser i veri
padroni dei cinema a luce rossa. L’assenza di controlli all’interno gli
consente di incontrare, conoscere e anche consumare i rapporti nel chiuso
del locale; l’esibizionismo latente o finalizzato all’approccio dei
frequentatori gay è pienamente soddisfatto dalla configurazione della sala
proiezione e dei bagni che costituiscono un dedalo di anfratti e curve.
I giovani marchettari dell’est costituiscono una sicura fonte di piacere
sempre disponibile.
Anche i transessuali e i travesta non mancano; li vedi entrare in jeans e
maglietta poi, non appena al buio, si cambiano infilando corpetti e
vestitini coloratissimi che gli fasciano il corpo prosperoso senza nulla
lasciare all’immaginazione. Loro non di rado ci lavorano lì dentro quindi
sono abbastanza invisi ai proprietari che li tollerano ma non mancano di
fargli "pezzi" dirompenti.
In sala l’effetto che produce la presenza di un transessuale è di sicura
eccitazione, allo stesso tempo contemperata dalla ripugnanza di alcuni
travesta che sono veri e propri maschi pelosi con il rossetto.
Che ci vanno a fare gli eterosessuali in un cinema porno? Rispondere a
questa domanda con un'altra domanda può sembrare inadeguato ma lo farò lo
stesso.
Chi ha superato i trentacinque anni e non c’è mai entrato? Con gli amici
per una goliardata, a militare, con le amiche per vedere dimensioni e
tempi da sogno ridendoci sopra o quando hai capito che oltre a Rock
Hudson, Rocco del grande fratello c’è anche Rocco Siffredi.
Quando dico "cinema" non intendo "film", tutti dai 16 anni in sopra hanno
visto una pellicola hard, tra cassette e satelliti ma molti giovani non
sanno nemmeno che esistono le sale a luci rosse.
La sparizione di quei cinema non è consequenziale all’assenza di domanda
del prodotto ma, molto più semplicemente, alla scelta politica di chiudere
in casa il consumo, che è altresì in costante ascesa.
Il cinema hard, a luci rosse, porno celebrato come icona dell’amante
dell’autoerotismo in incognito - ricordo Fantozzi che entrava a vedere "le
Casalingue" dove tutti avevano il giornale aperto per celare il viso - ha
costituito la trasgressione italica degli anni 70.
Quelli che continuano ad andarci oggi lo fanno per incontrare; la speranza
di trovare del sesso facile e enormemente trasgressivo, non finto,
rarefatto o patinato come nei club privè o lap dance.
Tutto ciò che succede lì dentro è trasgressione allo stato puro, amore del
rischio, desiderio di sottomissione: scopare nel bagno lurido, fare un
pompino su una sedia cosparsa di macchie di seme raffermo, trovarsi
addosso le mani di dieci uomini già eccitati dalla starlette di turno che
si esibisce sullo schermo in contorsioni da paura……molte persone sognano
di esser protagonisti in episodi del genere.
Maledizione, sono due ore che sto qui dentro, meglio che esca e torni a
casa!
Il sole di una calda giornata di luglio mi avvolge e abbaglia, con passo
svelto apro la vetrata di fronte al gabbiotto della bigliettaia sbracata
sulla sedia con lo sguardo nel vuoto e mi ritrovo in strada……accidenti si
sono fatte già le dieci e mezza – del mattino ovviamente.
FINE
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