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Quegli occhi, quel suo modo di guardarmi insinuandosi nei
recessi più oscuri della mia mente come se mi conoscesse da sempre e
sapesse meglio di me quali fossero i miei desideri. Era come se si fosse
trascinato lungo ogni singolo giorno della sua esistenza con l’unico scopo
di potersi trovare lì, in quel preciso istante, davanti a me. Fui sedotta
dal suo strano fascino e lo assunsi subito come segretario alle mie
dipendenze senza neanche leggere il suo curriculum e senza ascoltare nulla
di quanto disse durante il colloquio.
Ascoltavo il suono caldo della sua voce senza poter carpire
le sue parole, irretita dal suo sguardo avvolgente che continuò ad
ossessionarmi anche dopo che lo ebbi congedato. Una strana sensazione
bruciava esplodendo nel mio ventre quando lo vedevo e strane voglie mi
assalivano impedendomi di resistere al suo oscuro richiamo che echeggiava
sommessamente dentro me. Era molto alto e, nonostante i tacchi delle mie
scarpe, dovevo sollevare il capo per guardarlo in volto quando mi era
accanto, eppure la sua statura sembrava ridursi ogni qualvolta incrociavo
il suo sguardo adorante e lo sentivo chino ai miei piedi, fragile e inerme
in balia del mio potere. Ogni giorno sentivo quel mio desiderio crescere e
rafforzarsi nella quasi consapevolezza che anche lui lo provasse quelle
stesse sensazioni. Sentivo ogni volta i miei piedi fremere e sudare nel
piacere del suo sguardo ardente e colmo di passione e solo per questo lo
convocavo più volte al giorno nel mio ufficio.
Volevo possedere la sua mente e il suo corpo tenendolo
premuto sotto i miei piedi, non c’era altro pensiero in me che non fosse
proteso verso quest’unico desiderio ed anche il mio lavoro ne risentiva,
così come le notti insonni in cui lui veniva a farmi visita tra le nebbie
indistinte delle mie allucinazioni. Non potevo continuare così e mi
adoperai per poter realizzare quei sogni vividi che con sempre più forza
occupavano la mia mente.
Ero solita fermarmi spesso oltre l’orario d’ufficio per
sbrigare il lavoro arretrato e un giorno costrinsi anche lui a fare lo
stesso. Restammo soli nel mio ufficio, immersi nel silenzio dell’edificio
ormai vuoto che anche gli addetti alle pulizie avevano abbandonato. In
quell’intimità che tanto avevo cercato lasciai cadere le mie scarpe
rumorosamente e sollevai i piedi nudi poggiandoli sul bordo della mia
scrivania. Come immaginavo lui non poté resistere ed iniziò a sbirciarli
insistentemente. Sotto i miei talloni c’erano alcuni documenti della
pratica a cui lui stava lavorando, finsi di non accorgermene quando lui li
cercò nello schedario e l’osservai avvicinarsi eccitato quando li scorse
sotto i miei piedi. Alla sua richiesta quasi implorante di lasciare che li
prendesse risposi sollevando un piede fino a poggiarlo quasi sul suo
volto, mentre con l’altro feci cadere abilmente la documentazione sul
pavimento. Si scusò come se fosse stato lui a causarne la caduta e si
chinò inginocchiandosi ai miei piedi per raccogliere i fogli sparsi.
Eccolo lì, finalmente prostrato davanti a me come un
suddito che rende omaggio alla sua regina. Vedendolo in quello stato non
riuscii a trattenermi e senza soffermarmi a riflettere sull’eventualità
che le interpretazioni che avevo dato ai suoi sguardi potessero rivelarsi
errate, lasciai che i miei piedi cedessero alle loro voglie posandosi su
quei fogli davanti al suo viso e ne contemplai la posizione sottomessa in
cui lo avevo spinto. Lui rimase fermo e mi apparve visibilmente eccitato
da quel gesto, poi riprese a raccogliere i fogli chinandosi più di quanto
fosse necessario, fino a sfiorare quasi i miei piedi, come se fossero
fiori di cui bere l’inebriante profumo. Era mio ormai, pronto a piegarsi
totalmente al mio volere e ad essere mio schiavo. Coprii la breve distanza
che separava la sua bocca dai miei piedi e lui subito iniziò a baciarli
sulle dita e sul dorso.
Brividi di piacere percorsero la mia schiena quando sentii
le sue labbra schiudersi e la sua lingua insinuarsi tra le mie dita
avvolgendole e intingendole nell’umido della sua bocca. Mentre era intento
a leccarmi un piede per l’eccitazione sollevai l’altro premendolo sul suo
capo, godendo pienamente del mio assoluto possesso. Proprio sul suo capo
mi sollevai alzandomi e, liberandomi a fatica dalla sua lingua che cingeva
l’altro mio piede, camminai fino al centro della stanza e l’osservai
seguirmi carponi come un cagnolino ben addestrato. La mia voglia di
dominarlo e tenerlo sotto i miei piedi aumentava ubriacandomi e quando mi
fermai e lo rividi prostrato con le labbra premute sui miei piedi, lo
spinsi via rivoltandolo e facendolo mettere supino.
Salii sul suo corpo come se fosse stato un comodo tappeto e
camminai sul suo petto rabbrividendo per l’intenso tepore del suo corpo
che scaldava le piante dei miei piedi. Contemplai con gioia l’espressione
sottomessa e docile del suo volto e l’ombra del mio piede che si
proiettava su di esso alcuni istanti prima che lo calpestassi. La pelle
morbida del suo viso solleticò la mia pianta e lo sfregai scivolando con
le dita sulla sua bocca. L’eccitazione per le carezze della sua lingua e
per quell’assoluto senso di potere divenne insopportabile e mi sfilai le
mutandine mi sedetti sulla sua faccia e premendo la vulva sulla sua bocca
per ricevere anche lì i baci e le carezze che aveva riversato con passione
sui miei piedi.
Strofinai il mio sesso sul suo volto ricoprendolo degli
umori della mia eccitazione mentre lui continuava a leccarmi dolcemente
tra le labbra, bevendo il frutto del mio orgasmo che esplose impetuoso più
volte nella sua bocca. Esausta rimasi seduta su di lui sovrastandolo, col
suo respiro affannato che soffiava come lieve brezza tra le mie cosce
ancora in fiamme che lo stringevano faticando a staccarsi da quella fonte
di piacere. Più godevo e più cresceva la mia fame e la mia voglia di
possederlo consumandolo e succhiandogli via ogni energia attraverso la
bocca per il mio personale ed esclusivo piacere. Lo sentivo quasi
soffocare sotto di me, eppure non accennava a ribellarsi mentre continuavo
a strusciarmi violentemente sulla sua bocca, ma anzi continuava a leccare
con ardore i miei orifizi infilando la lingua per penetrarli in profondità
fin dove poteva.
Se solo lo avessi voluto sarebbe morto per darmi piacere e
questo pensiero bastò ad un tratto per soddisfarmi e darmi la forza di
rialzarmi da lui. Il suo volto rosso e affannato mi guardò con occhi ancor
più adoranti che in passato, implorando ancora l’agrodolce piacere del
possesso. Mi bastò sollevare il piede e tenerlo sospeso sul suo viso per
vedere la sua bocca aprirsi e la sua lingua pronta ad omaggiarmi. Ero
entusiasta della sua devozione e intinsi la punta del piede nella sua
bocca premendogli la lingua contro il labbro inferiore. Mi asciugai della
sua saliva facendo scivolare il piede sul suo petto e scesi sul suo sesso
gonfio e sul punto di esplodere e lo massaggiai finché non sentii il suo
pantalone bagnarsi del suo sperma. Abbandonai il suo corpo che continuava
a sussultare godendo per la sapiente pressione del mio piede e tornai alla
mia scrivania per rimettermi le scarpe e prendere le mie cose.
Quando gli passai nuovamente vicino pronta ad andarmene,
lui si risollevò riprendendosi a malapena dal suo orgasmo e, prostrandosi
ai miei piedi, iniziò a leccarmi le scarpe. Vedendolo così, come un cane
ai miei piedi, sentii la mia eccitazione tornare pulsando prepotentemente
nel mio ventre. Dovevo andarmene se non volevo che la mia voglia
insaziabile di dominarlo lo uccidesse per davvero. -Basta così schiavo!-
dissi provando una sconosciuta emozione al suono delle mie parole. Con la
sua sottomissione quasi canina era entrato dentro me affondando profonde
radici che sentivo di non poter sradicare. Premetti voluttuosamente il
piede sul suo capo e salii sulla sua schiena graffiandolo coi miei tacchi,
esercitando il mio assoluto potere sul suo corpo. -A domani schiavo…-
sussurrai allontanandomi a malincuore dal mio bizzarro giocattolo già con
l’ansia di rivederlo.
I Racconti di Danza sul mio Petto per
Liberaeva

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