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Questa mattina sono
in giro per sbrigare delle commissioni e il vociferare della gente
riecheggia sempre la stessa frase: “Che brutta giornata oggi…”. Sì,
lo penso anch’io. La giornata è uggiosa e ho le orecchie e la testa
indolenzite dal vento freddo. Penso, “Questa è la giornata ideale
per starsene caldamente avvinghiata al tuo corpo!”. Così, finiti i
doverosi giri, mi dirigo verso casa tua. Suono il campanello. Tu mi
apri ancora mezzo addormentato. Ti rubo un bacio furtivo sulla
porta, poi velocemente mi infilo nel tuo letto, ancora caldo.
Lentamente, da
sotto le coperte, sfilo i vestiti. Mi fai compagnia. Abbracciarti e
sentirti fra tanto tepore è splendido e invitante. La pioggia è
incessante e batte forte sui vetri della finestra. La luce fioca che
penetra da queste, crea un’atmosfera irresistibile nella nostra
alcova. Ha inizio la nostra danza d’amore, cullati dal suono del
temporale. Un lampo si accende nel cielo, mettendo in luce le nostre
nudità. Un tuono echeggia nell’aria. Ci stringiamo forte …
Un nuovo lampo
squarcia il cielo plumbeo. Affondi di netto nella mia umidità. Cola
su di te il liquido del mio arrendevole calore. Il tuo vigore
bagnato e lucente si scioglie flocculando al suo interno. La mia
vitalità aperta e accogliente è la pozza dove ti vuoi immergere.
Fuori lo scroscio della pioggia è ora più forte e insistente. Si
sentono dei rumori sordi di ruote d’auto che percorrono la strada
schizzando, al loro passaggio, l’acqua delle pozzanghere. La melodia
dell’acquazzone continua a farci compagnia. Le fanno da eco nella
stanza, i nostri gemiti. Grida più acute accompagnano i nostri
orgasmi, così ravvicinati da amplificarsi reciprocamente di
intensità.
Ci acquietiamo di
nuovo, abbracciati. Una chiacchiera, una veloce spiluccata di cibo e
un tenero riposo. Rifocillati, siamo nuovamente desiderosi. Oggi,
instancabili come il perpetuare della pioggia sulla terra. La tua
lingua è la mia goccia, il mio morbido monte è il suolo dove
infrangerti. Fra le piccole labbra scorri lentamente, tintinni
ripetutamente inebriandomi. La mia bocca rimesta i tuoi sapori,
languendo fra sfere rigonfie di liquida virilità.
Poi di nuovo sei
dentro di me, insinuandoti nelle mie cedevoli aperture. Ti desidero,
godo e godo ancora! Fin quando ti ritrai. Mi guardi fisso negli
occhi mentre con le tue mani ardenti, sfoghi la tua maschile pioggia
sui miei seni impazienti. Appagati, ci ripariamo sotto le coperte,
in attesa del distacco. Ci diamo un altro bacio sulla soglia di casa
e il mio passo veloce ora si allontana da te. Guardo in alto. La
pioggia è finita e la volta celeste si fa largo fra le nubi…
Crisa
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