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Ricordi
ancora quei giorni, Ivan? Quelle nostre giornate che scorrevano agitate,
convulse, eppure lentissime. Quando il tempo si era cristallizzato ed
esistevamo solo noi e lo spazio che ci conteneva. Stare insieme,
appartenerci, sapendo che era solo follia estrema, non ci impediva di
assaporare con gioia quegli attimi di tenera sensualità, addolcendoci
quasi, annullando col fare l’amore tempo e distanze tra noi.
Avevamo anni lontani, che
misteriosamente si rincorrevano, si incontravano e si esaltavano in gesti
e parole, che ci eccitavano sempre più e che non volevamo finissero mai.
Ricordo ancora quel pomeriggio, Ivan. Spero che anche tu lo conservi con
cura nella tua memoria d’uomo. Quel momento infinito e brevissimo, dolce
come il miele fuso, violento come un temporale estivo. Mi hai portato con
te, come mi dicevi, ricordi? Sei mia, dicevi, solo mia, la mia piccola,
tenera cucciola!
Già, ed io mi esaltavo di parole
sussurrate all’orecchio. Brividi correvano lenti. Mentre le tue mani
cercavano il mio seno, poi scendevano calde giù per la schiena. Mentre la
bocca cercava la mia e le labbra solcavano umide il viso. Attraverso i
confini della ragione, trovavano altre mani, che stringevano, che
liberavano desideri ed emozioni. Mi prendesti in braccio, d’improvviso,
come sei leggera, dicesti con voce roca, mentre mi sollevavi senza fatica
e mi chiedevi semplicemente se volevo fare l’amore! E la mia risposta si
perdeva nel tuo sguardo di ragazzo in un sorriso complice. E il percorso
sino al letto era un sentiero leggermente in discesa, profumato di te, di
me, di noi, incoscienti e sicuri.
Provo ancora adesso la stessa
sensazione di stupore nell’immaginarti nudo, consapevole e
orgogliosamente fiero di sorprendermi con quel corpo da giovane lupo. Che
corpo bellissimo, ricordo, pensai… Mentre, non so come, mi ritrovai
anche io senza vestiti, e per un istante terribilmente lungo, restammo
sospesi a guardarci, in silenzio.
Avrei voluto baciarti, ma restavo
in attesa, non volevo spezzare un incanto con un gesto affrettato. Fosti
tu, ad un certo punto a muoverti cautamente, ti avvicinasti bisbigliando
qualcosa e spingendomi piano, con uno sfiorare leggero, mi facesti
adagiare sul letto. Ora sentivo il tuo peso sopra di me e percepivo nella
vicinanza il leggero tremore che ci attraversava, mentre il tuo addome
piatto si schiacciava contro il mio ed i nostri fiati si fondevano in baci
sempre più profondi.
Mi guardavi negli occhi con
un’intensità tale da farmi un po’ paura, mentre mi sollevavo un poco
e ti accoglievo, estasiata, dentro di me. Il mio grembo diventava il tuo
cielo, un posto tutto nostro. Da viverci sempre.
Esistevamo entrambi soltanto
dentro di me, in quei momenti che vivono ancora nei miei ricordi, Ivan…
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