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Ero ancora a letto quando bussò il
campanello.
Pensai immediatamente di non aprire, ma subito dopo mi ricordai di Monica,
la nuova assistente sociale.
Andai ad aprire.Indossai una vestaglia al volo.
Era lei, più bella che mai. La feci entrare: "Accomodati, scusami per il
disordine, ma ero ancora a letto."
"Allora stamani hai dormito fino a tardi, sono le 9!” mi rispose
soddisfatta.
"No, il fatto è che mi sono svegliato verso le 4, ho acceso la tv e ho
visto un film di Tinto Brass."
"In questo momento non ti fa bene vedere questi film erotici, comunque in
che cosa posso aiutarti stamani, hai lavato i piatti ieri? E' venuto lo
psichiatra?" Si guardò intorno.
“Lo psichiatra è venuto e mi ha dato altri medicinali, antidepressivi,
ansiolitici…”
“E allora, li devi prendere, altrimenti non guarisci…” Mi guardò con due
occhi premurosi.
“Monica guardami, ho superato il quintale, i farmaci, la bulimia, sono
diventato un mostro…”
“Non ti preoccupare che guarirai dalla depressione, e poi dimagrirai, ora
ti lavo i piatti…” Fece per alzarsi
“Non ho bisogno che mi lavi i piatti, tu ti sei laureata in sociologia per
lavare i piatti?”
“No, ma nella vita bisogna saper far tutto…”
“Ecco e allora parliamo! Io ho bisogno di parlare con qualcuno altrimenti
impazzisco, impazzisco…” La guardai con gli occhi sbarrati.
“Va bene non ti arrabbiare sediamoci vicino al tavolo.”
“Senti, Monica, io ho bisogno di una donna, ho bisogno di carezze,
altrimenti impazzisco, impazzisco…”
“Va bene, calmati, in fin dei conti è il mio lavoro, no? Cercherò di
accontentarti…”
“In che modo?” La interruppi, cercando nei suoi occhi una risposta prima
delle parole.
“Ho una collega che si è trovata in un caso simile e ha chiamato una
professionista…”
“E chi l' ha pagata la professionista…” Risposi stizzito.
“Vedi la mia collega è molto buona e si è assunta lei l'onere, ma poi
quando la ragazza ha visto la situazione non ha voluto nulla…”
“Io non ho bisogno di una professionista e della sua pietà.” La aggredii
alzando la voce.
“E allora?” Respirò profondamente intuendo la situazione.
“Io sono innamorato di te, non voglio scoparti, mi basterebbe qualche
carezza, un poco di affetto…”
“Ma cosa vuoi che faccia? Ti rendi conto cosa mi stai dicendo?”
“Sarei felice solo se potessi vederti, toccarti … le tette, scusami se
sono così brutale, ma tu fra poco dovrai andare via…”
Vidi il suo viso cercare parole, il modo meno indolore per togliersi
dall’impaccio. Guardò il soffitto, poi l’orologio e con voce ferma mi
disse: “Senti, guardami bene, non è che se io acconsento, poi mi chiedi
altro…”
“Monica, io con tutti questi farmaci non sono più capace di entrare in una
donna, non devi aver timore! Ti ho mai fatto violenza di qualsiasi tipo?
Voglio le cose con il tuo consenso, te le chiedo per favore, per pietà…”
“Va bene, solo per oggi accetto, cosa dovrei fare?”
“Dovresti chiudere gli occhi perché ho vergogna, io ti sbottonerò la
camicetta e ti accarezzerò, poi quando tutto è finito ti dirò di riaprire
gli occhi e ti giuro, avrai fatto la più bella buon'azione che si possa
fare a un malato come me.”
Si mise una mano tra i capelli. Imbarazzata mi respirò contro: “Va bene,
ho chiuso gli occhi, sono pronta.”
Mi alzai, mi avvicinai, vidi che veramente aveva chiuso gli occhi e allora
tremando, con la mano destra iniziai a sbottonarle la camicetta, il terzo
bottone non voleva cedere e allora lei mi aiutò
“Per l’amor del cielo, non aprire gli occhi” Le dissi.
“Non ho bisogno di aprire gli occhi per sbottonarmi la camicetta! Va
bene?”
Iniziai a vedere due grosse e bianche colline che accarezzai con il dorso
della mano.
“Ti debbo slacciare il reggiseno” Le dissi tremando.
“Non c' è bisogno, questo è largo e puoi far uscire i seni senza togliere
il reggiseno.”
Aiutato dalla mano sinistra denudai prima il seno destro e poi il
sinistro; aveva le aureole dei capezzoli color rosa, proprio come
piacciono a me, avvicinai la bocca per baciarli e mi accorsi che si
indurivano sotto la mia lingua. Mi procurò piacere perché pensai che non
era proprio un sacrificio quello che stava facendo Monica.
A quel punto avvertii da qualche parte del mio corpo un piccolo piacere.
Mi accertai che avesse sempre gli occhi chiusi ed intrufolai la mia mano
sinistra nel pigiama continuando a baciarle i seni con la bocca in
sincronia con la mia mano.
“Cosa stai facendo?”
“Cosa posso fare mi tocco! Voglio raggiungere l'orgasmo, ma non ti
preoccupare non è passione, desiderio, è solo un estremo bisogno fisico.”
Monica alzò la sua mano destra e sempre con gli occhi chiusi mi disse:
“Ora ti aiuto io”
“Ferma! Mi vergogno, non riesce più a gonfiarsi …”
“Meglio, mi fanno paura quei bastoni giganteschi.” Disse lei sorridendo…
La battuta spezzò la tensione. Le presi la mano destra e la condussi dove
il piacere reclamava il calore, il contatto della sua mano lievitò la mia
voglia, l’accarezzai, la baciai senza più contenimento.
Anche se la mia passione non raggiunse una grandezza accettabile riuscii
ad avere un orgasmo e subito mi scostai per non bagnarle le mani. Andai
nel bagno dicendole di non aprire ancora gli occhi, mi lavai e tornai da
lei, mi sedetti e le dissi: “Ora puoi aprire gli occhi.”
Lei col viso arrossato e chiudendosi la camicetta mi disse: “Contento
ora?”
“Non potrò mai ringraziarti a sufficienza per quello che hai fatto, te ne
sarò grato per sempre,
spero solo di non averti disgustata molto.”
“Non ti preoccupare!” E sorridendo, “un poco mi è piaciuto anche…”
Mi alzai di scatto e l'andai a baciare i capelli.
“Ora devo proprio andare.”
“Ti prego dimmi solo che ti sacrificherai ancora qualche volta.”
“Può darsi.” Mi disse e chiudendo la porta mi inviò con la mano un bacio.
ANONIMO NAPOLETANO

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