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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

ERO ANCORA A LETTO...   

Anonimo Napoletano

michele marchese 

Ero ancora a letto quando bussò il campanello.
Pensai immediatamente di non aprire, ma subito dopo mi ricordai di Monica, la nuova assistente sociale.
Andai ad aprire.Indossai una vestaglia al volo.
Era lei, più bella che mai. La feci entrare: "Accomodati, scusami per il disordine, ma ero ancora a letto."
"Allora stamani hai dormito fino a tardi, sono le 9!” mi rispose soddisfatta.
"No, il fatto è che mi sono svegliato verso le 4, ho acceso la tv e ho visto un film di Tinto Brass."
"In questo momento non ti fa bene vedere questi film erotici, comunque in che cosa posso aiutarti stamani, hai lavato i piatti ieri? E' venuto lo psichiatra?" Si guardò intorno.
“Lo psichiatra è venuto e mi ha dato altri medicinali, antidepressivi, ansiolitici…”
“E allora, li devi prendere, altrimenti non guarisci…” Mi guardò con due occhi premurosi.
“Monica guardami, ho superato il quintale, i farmaci, la bulimia, sono diventato un mostro…”
“Non ti preoccupare che guarirai dalla depressione, e poi dimagrirai, ora ti lavo i piatti…” Fece per alzarsi
“Non ho bisogno che mi lavi i piatti, tu ti sei laureata in sociologia per lavare i piatti?”
“No, ma nella vita bisogna saper far tutto…”
“Ecco e allora parliamo! Io ho bisogno di parlare con qualcuno altrimenti impazzisco, impazzisco…” La guardai con gli occhi sbarrati.
“Va bene non ti arrabbiare sediamoci vicino al tavolo.”
“Senti, Monica, io ho bisogno di una donna, ho bisogno di carezze, altrimenti impazzisco, impazzisco…”
“Va bene, calmati, in fin dei conti è il mio lavoro, no? Cercherò di accontentarti…”
“In che modo?” La interruppi, cercando nei suoi occhi una risposta prima delle parole.


“Ho una collega che si è trovata in un caso simile e ha chiamato una professionista…”
“E chi l' ha pagata la professionista…” Risposi stizzito.
“Vedi la mia collega è molto buona e si è assunta lei l'onere, ma poi quando la ragazza ha visto la situazione non ha voluto nulla…”
“Io non ho bisogno di una professionista e della sua pietà.” La aggredii alzando la voce.
“E allora?” Respirò profondamente intuendo la situazione.
“Io sono innamorato di te, non voglio scoparti, mi basterebbe qualche carezza, un poco di affetto…”
“Ma cosa vuoi che faccia? Ti rendi conto cosa mi stai dicendo?”
“Sarei felice solo se potessi vederti, toccarti … le tette, scusami se sono così brutale, ma tu fra poco dovrai andare via…”
Vidi il suo viso cercare parole, il modo meno indolore per togliersi dall’impaccio. Guardò il soffitto, poi l’orologio e con voce ferma mi disse: “Senti, guardami bene, non è che se io acconsento, poi mi chiedi altro…”
“Monica, io con tutti questi farmaci non sono più capace di entrare in una donna, non devi aver timore! Ti ho mai fatto violenza di qualsiasi tipo? Voglio le cose con il tuo consenso, te le chiedo per favore, per pietà…”
“Va bene, solo per oggi accetto, cosa dovrei fare?”
“Dovresti chiudere gli occhi perché ho vergogna, io ti sbottonerò la camicetta e ti accarezzerò, poi quando tutto è finito ti dirò di riaprire gli occhi e ti giuro, avrai fatto la più bella buon'azione che si possa fare a un malato come me.”


Si mise una mano tra i capelli. Imbarazzata mi respirò contro: “Va bene, ho chiuso gli occhi, sono pronta.”
Mi alzai, mi avvicinai, vidi che veramente aveva chiuso gli occhi e allora tremando, con la mano destra iniziai a sbottonarle la camicetta, il terzo bottone non voleva cedere e allora lei mi aiutò
“Per l’amor del cielo, non aprire gli occhi” Le dissi.
“Non ho bisogno di aprire gli occhi per sbottonarmi la camicetta! Va bene?”
Iniziai a vedere due grosse e bianche colline che accarezzai con il dorso della mano.
“Ti debbo slacciare il reggiseno” Le dissi tremando.
“Non c' è bisogno, questo è largo e puoi far uscire i seni senza togliere il reggiseno.”


Aiutato dalla mano sinistra denudai prima il seno destro e poi il sinistro; aveva le aureole dei capezzoli color rosa, proprio come piacciono a me, avvicinai la bocca per baciarli e mi accorsi che si indurivano sotto la mia lingua. Mi procurò piacere perché pensai che non era proprio un sacrificio quello che stava facendo Monica.
A quel punto avvertii da qualche parte del mio corpo un piccolo piacere. Mi accertai che avesse sempre gli occhi chiusi ed intrufolai la mia mano sinistra nel pigiama continuando a baciarle i seni con la bocca in sincronia con la mia mano.
“Cosa stai facendo?”
“Cosa posso fare mi tocco! Voglio raggiungere l'orgasmo, ma non ti preoccupare non è passione, desiderio, è solo un estremo bisogno fisico.”
Monica alzò la sua mano destra e sempre con gli occhi chiusi mi disse: “Ora ti aiuto io”
“Ferma! Mi vergogno, non riesce più a gonfiarsi …”
“Meglio, mi fanno paura quei bastoni giganteschi.” Disse lei sorridendo…


La battuta spezzò la tensione. Le presi la mano destra e la condussi dove il piacere reclamava il calore, il contatto della sua mano lievitò la mia voglia, l’accarezzai, la baciai senza più contenimento.
Anche se la mia passione non raggiunse una grandezza accettabile riuscii ad avere un orgasmo e subito mi scostai per non bagnarle le mani. Andai nel bagno dicendole di non aprire ancora gli occhi, mi lavai e tornai da lei, mi sedetti e le dissi: “Ora puoi aprire gli occhi.”
Lei col viso arrossato e chiudendosi la camicetta mi disse: “Contento ora?”
“Non potrò mai ringraziarti a sufficienza per quello che hai fatto, te ne sarò grato per sempre,
spero solo di non averti disgustata molto.”
“Non ti preoccupare!” E sorridendo, “un poco mi è piaciuto anche…”
Mi alzai di scatto e l'andai a baciare i capelli.
“Ora devo proprio andare.”
“Ti prego dimmi solo che ti sacrificherai ancora qualche volta.”
“Può darsi.” Mi disse e chiudendo la porta mi inviò con la mano un bacio.
 
ANONIMO NAPOLETANO