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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 

Maria Vittoria Morokovski

 

 

Vivienne - Portiere di notte

 
 

PRIMA PARTE

 
 

RAINER OPPERMANN 

 
 
 

    

 

  
  

Lo squillo del telefono la svegliò di soprassalto. Una voce roca la chiamava :’’Vivienne?,, Trasalì. Istintivamente cercò di riattaccare il telefono,poi respirò forte e rispose:’’sono io,chi parla?,, ‘’Sono io ,la signora Anny,si ricorda di me? La disturbo? La sento così strana,dormiva forse?,, ‘’Sì,stavo riposando e l’ho scambiata per un’altra persona,è forse raffreddata? ,,rispose Vivienne ‘’Sì,ma se la disturbo la chiamo in un altro momento,, Vivienne guardò l’orologio,erano solo le 21,30,si era addormentata presto e,da molti anni,ogni volta che lo squillo del telefono la svegliava le veniva in mente una sola persona,l’unica che l’aveva sempre chiamata Vivienne,gli altri la chiamavano Vivi. La signora Anny ,all’altro capo del telefono continuava a parlare.’’Mi sta ascoltando? La sento distratta,si è svegliata?,, ‘’Sì,sono sveglia ora,mi dica pure,, ‘’Volevo solo ricordarle il nostro appuntamento di domani,,continuò la signora Anny con la sua voce da uomo. ‘’Non mancherò,stia tranquilla,buona notte,,la congedò Vivienne,infastidita. Detestava essere svegliata e soprattutto essere svegliata dal telefono. Per anni lo squillo del telefono notturno ,per lei aveva un solo nome:Flavio. Era il 1977 la prima volta che si erano incontrati. Lei era una giovane studentessa universitaria,parlava bene 3 lingue,il francese che le aveva insegnato la mamma,lo spagnolo,che aveva studiato,nella speranza di conoscere un giorno il padre argentino,l’inglese studiato a scuola e all’università. Grazie a queste sue conoscenze non aveva fatto fatica a trovare quello strano lavoro,che tuttavia le permetteva di guadagnare benino e di avere la giornata libera,inoltre poteva studiare di notte. Faceva il Portiere di notte in un piccolo albergo nei pressi della stazione. Il lavoro era abbastanza semplice,doveva affittare le stanze rimaste libere,mettere in ordine il registro,fare le sveglie a coloro che volevano partire ad ore antelucane,passare qualche telefonata attraverso il citofono e,a volte,preparare qualche vassoio per le colazioni. Qualche notte riusciva anche a dormire qualche ora,le altre notti studiava e per non dimenticare le cose che doveva fare puntava una sveglietta,che,col suo trillo,le ricordava le cose da fare. Da allora aveva sempre avuto il sonno leggero. L’ambiente era simpatico,aveva una piccola reception di buon gusto,la scala che portava ai piani superiori era di un bel ferro battuto,vi era poggiata una passatoia rossa che attutiva i rumore dei passi,sulla passatoia era sempre stesa un’altra passatoia candida che veniva cambiata 2 o 3 volte al giorno,il bar alla sua destra era piccolo ma accogliente,una parete alle sue spalle era coperta di una bella tappezzeria con disegni persiani,il resto delle pareti era candido,sulla parete di fronte c’era il telefono a gettoni,sulla sinistra si apriva un piccolo salottino arredato con buon gusto,era tutto molto famigliare,caldo ed accogliente e Vivienne si trovava bene,si sentiva padrona del suo tempo e non aveva nessuno che la controllava. La gente però non capiva quel tipo di lavoro e criticava sua madre che le permetteva di farlo. A loro non importava molto il giudizio della gente,erano molto unite e,del resto era solo un lavoro provvisorio,presto si sarebbe laureata ed avrebbe trovato di meglio. Era molto bella Vivienne a quell’epoca,aveva solo 22 anni e ne dimostrava qualcuno in più,ciò la faceva apparire ancora più bella,aveva i capelli biondi della mamma e gli occhi neri del padre,gli occhi ed i capelli erano i suoi punti di forza,non c’era uomo giovane o vecchio che non glieli ammirasse,la ragazza accettava i complimenti con un bel sorriso e non si montava la testa,inconsapevole com’era del suo fascino. Non aveva fidanzato,non aveva tempo per pensarci,il lavoro e l’università occupavano il suo tempo e lei,senza rendersene conto,rinunciava alla sua giovinezza,rimandando esperienze e sentimenti che sono davvero belli solo se vissuti al momento giusto. Ad esempio il sabato sera lavorava quando gli altri ragazzi andavano a ballare,la domenica pomeriggio studiava,quando gli altri andavano al cinema,aveva parecchi amici che la venivano a trovare sul lavoro e le tenevano compagnia qualche ora,ma a poco a poco le sue amicizie femminili si erano ridotte al lumicino,la venivano a trovare solo i ragazzi,ed anche questo non giovava alla sua reputazione. Ma né lei né la madre sembravano farci caso. Una sera entrarono 2 coppie giovani e chiesero 2 stanze,era evidente che non fossero sposati,ma Vivienne non si chiedeva mai cosa andassero a fare le coppie nelle stanze né se fossero sposati o meno,la cosa non la incuriosiva né la interessava,come al solito chiese i documenti,si fece pagare anticipatamente,registrò e preparò le ricevute,consegnò le chiavi ed indicò le stanze,poco dopo uno dei 2 giovani scese e le chiese qualcosa da bere,contrariamente a quello che facevano gli altri,non prese la sua bibita ,ma restò lì a parlare,era simpatico e non diceva fesserie,anche se le diceva in un modo divertente,poco dopo ridevano e scherzavano come se si fossero conosciuti da tempo,lui iniziò a fare dei giochi di prestigio e a raccontare storielle,le offrì da bere,e ,lei,contrariamente alle sue abitudini,aveva accettato con piacere. Erano passate più di 2 ore e loro erano sempre lì a chiacchierare,Vivienne aveva notato la cicatrice che segnava il viso di Flavio e gli dava un aspetto vissuto,aveva notato i suoi begli occhi azzurri che contrastavano piacevolmente con la sua carnagione olivastra,aveva ammirato i suoi capelli corvini un po’ spettinati ed aveva apprezzato i suoi abiti costosi ed elegantemente trasandati,entrambi si erano dimenticati della ragazza che lo aspettava nella sua stanza,la ricordarono solo quando quest’ultima scese vestita di tutto punto ed uscì dall’albergo ,non senza aver dato dello ‘’stronzo,,a Flavio. Vivienne aveva mormorato un timido :’’mi dispiace,, ma aveva avuto una gran voglia di ridere,e quando lui mostrò di non essere dispiaciuto della fuga della sua compagna occasionale,entrambi avevano riso di gusto,lui aveva imitato la ragazza che se ne era andata ed aveva continuato il teatrino quasi fino all’alba,poi se ne era andato senza neppure salire nella camera che aveva pagato. Vivienne si era divertita molto quella notte,ma non aveva dato alcun peso all’episodio. Aveva dimenticato persino l’episodio,ma ,un mese dopo,Flavio era riapparso,solo questa volta.aveva preso una stanza singola ed era rimasto a parlare con lei tutta la notte,le aveva raccontato di essere stato molto innamorato di una donna poco più vecchia di lui,che questa donna ,stranamente assomigliava a lei,giustificava così il suo desiderio di conoscerla meglio, le aveva parlato della morte padre,dell’abbandono subìto dopo pochi mesi di matrimonio,di sua madre ,di suo fratello,del suo lavoro,del suo odio per le donne e lei gli aveva raccontato tutto della sua famiglia e degli studi. Flavio prendeva spesso una camera e non vi dormiva mai. Vivienne ,quelle notti, non studiava e non dormiva. Flavio appariva e spariva per lunghi periodi,quando riappariva sembrava non avere occhi che per lei,ma non le faceva la corte,non le faceva complimenti,non la invitava da nessuna parte.

CONTINUA



PER SCRIVERE ALL'AUTRICE: lopatine@libero.it