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Lo squillo del telefono la svegliò di soprassalto. Una voce roca la
chiamava :’’Vivienne?,, Trasalì. Istintivamente cercò di riattaccare
il telefono,poi respirò forte e rispose:’’sono io,chi parla?,,
‘’Sono io ,la signora Anny,si ricorda di me? La disturbo? La sento così
strana,dormiva forse?,, ‘’Sì,stavo riposando e l’ho scambiata per
un’altra persona,è forse raffreddata? ,,rispose Vivienne ‘’Sì,ma
se la disturbo la chiamo in un altro momento,, Vivienne guardò
l’orologio,erano solo le 21,30,si era addormentata presto e,da molti
anni,ogni volta che lo squillo del telefono la svegliava le veniva in
mente una sola persona,l’unica che l’aveva sempre chiamata Vivienne,gli
altri la chiamavano Vivi. La signora Anny ,all’altro capo del telefono
continuava a parlare.’’Mi sta ascoltando? La sento distratta,si è
svegliata?,, ‘’Sì,sono sveglia ora,mi dica pure,, ‘’Volevo solo
ricordarle il nostro appuntamento di domani,,continuò la signora Anny con
la sua voce da uomo. ‘’Non mancherò,stia tranquilla,buona notte,,la
congedò Vivienne,infastidita. Detestava essere svegliata e soprattutto
essere svegliata dal telefono. Per anni lo squillo del telefono notturno
,per lei aveva un solo nome:Flavio. Era il 1977 la prima volta che si
erano incontrati. Lei era una giovane studentessa universitaria,parlava
bene 3 lingue,il francese che le aveva insegnato la mamma,lo spagnolo,che
aveva studiato,nella speranza di conoscere un giorno il padre
argentino,l’inglese studiato a scuola e all’università. Grazie a
queste sue conoscenze non aveva fatto fatica a trovare quello strano
lavoro,che tuttavia le permetteva di guadagnare benino e di avere la
giornata libera,inoltre poteva studiare di notte. Faceva il Portiere di
notte in un piccolo albergo nei pressi della stazione. Il lavoro era
abbastanza semplice,doveva affittare le stanze rimaste libere,mettere in
ordine il registro,fare le sveglie a coloro che volevano partire ad ore
antelucane,passare qualche telefonata attraverso il citofono e,a
volte,preparare qualche vassoio per le colazioni. Qualche notte riusciva
anche a dormire qualche ora,le altre notti studiava e per non dimenticare
le cose che doveva fare puntava una sveglietta,che,col suo trillo,le
ricordava le cose da fare. Da allora aveva sempre avuto il sonno leggero.
L’ambiente era simpatico,aveva una piccola reception di buon gusto,la
scala che portava ai piani superiori era di un bel ferro battuto,vi era
poggiata una passatoia rossa che attutiva i rumore dei passi,sulla
passatoia era sempre stesa un’altra passatoia candida che veniva
cambiata 2 o 3 volte al giorno,il bar alla sua destra era piccolo ma
accogliente,una parete alle sue spalle era coperta di una bella
tappezzeria con disegni persiani,il resto delle pareti era candido,sulla
parete di fronte c’era il telefono a gettoni,sulla sinistra si apriva un
piccolo salottino arredato con buon gusto,era tutto molto famigliare,caldo
ed accogliente e Vivienne si trovava bene,si sentiva padrona del suo tempo
e non aveva nessuno che la controllava. La gente però non capiva quel
tipo di lavoro e criticava sua madre che le permetteva di farlo. A loro
non importava molto il giudizio della gente,erano molto unite e,del resto
era solo un lavoro provvisorio,presto si sarebbe laureata ed avrebbe
trovato di meglio. Era molto bella Vivienne a quell’epoca,aveva solo 22
anni e ne dimostrava qualcuno in più,ciò la faceva apparire ancora più
bella,aveva i capelli biondi della mamma e gli occhi neri del padre,gli
occhi ed i capelli erano i suoi punti di forza,non c’era uomo giovane o
vecchio che non glieli ammirasse,la ragazza accettava i complimenti con un
bel sorriso e non si montava la testa,inconsapevole com’era del suo
fascino. Non aveva fidanzato,non aveva tempo per pensarci,il lavoro e
l’università occupavano il suo tempo e lei,senza rendersene
conto,rinunciava alla sua giovinezza,rimandando esperienze e sentimenti
che sono davvero belli solo se vissuti al momento giusto. Ad esempio il
sabato sera lavorava quando gli altri ragazzi andavano a ballare,la
domenica pomeriggio studiava,quando gli altri andavano al cinema,aveva
parecchi amici che la venivano a trovare sul lavoro e le tenevano
compagnia qualche ora,ma a poco a poco le sue amicizie femminili si erano
ridotte al lumicino,la venivano a trovare solo i ragazzi,ed anche questo
non giovava alla sua reputazione. Ma né lei né la madre sembravano farci
caso. Una sera entrarono 2 coppie giovani e chiesero 2 stanze,era evidente
che non fossero sposati,ma Vivienne non si chiedeva mai cosa andassero a
fare le coppie nelle stanze né se fossero sposati o meno,la cosa non la
incuriosiva né la interessava,come al solito chiese i documenti,si fece
pagare anticipatamente,registrò e preparò le ricevute,consegnò le
chiavi ed indicò le stanze,poco dopo uno dei 2 giovani scese e le chiese
qualcosa da bere,contrariamente a quello che facevano gli altri,non prese
la sua bibita ,ma restò lì a parlare,era simpatico e non diceva
fesserie,anche se le diceva in un modo divertente,poco dopo ridevano e
scherzavano come se si fossero conosciuti da tempo,lui iniziò a fare dei
giochi di prestigio e a raccontare storielle,le offrì da bere,e
,lei,contrariamente alle sue abitudini,aveva accettato con piacere. Erano
passate più di 2 ore e loro erano sempre lì a chiacchierare,Vivienne
aveva notato la cicatrice che segnava il viso di Flavio e gli dava un
aspetto vissuto,aveva notato i suoi begli occhi azzurri che contrastavano
piacevolmente con la sua carnagione olivastra,aveva ammirato i suoi
capelli corvini un po’ spettinati ed aveva apprezzato i suoi abiti
costosi ed elegantemente trasandati,entrambi si erano dimenticati della
ragazza che lo aspettava nella sua stanza,la ricordarono solo quando
quest’ultima scese vestita di tutto punto ed uscì dall’albergo ,non
senza aver dato dello ‘’stronzo,,a Flavio. Vivienne aveva mormorato un
timido :’’mi dispiace,, ma aveva avuto una gran voglia di ridere,e
quando lui mostrò di non essere dispiaciuto della fuga della sua compagna
occasionale,entrambi avevano riso di gusto,lui aveva imitato la ragazza
che se ne era andata ed aveva continuato il teatrino quasi fino
all’alba,poi se ne era andato senza neppure salire nella camera che
aveva pagato. Vivienne si era divertita molto quella notte,ma non aveva
dato alcun peso all’episodio. Aveva dimenticato persino l’episodio,ma
,un mese dopo,Flavio era riapparso,solo questa volta.aveva preso una
stanza singola ed era rimasto a parlare con lei tutta la notte,le aveva
raccontato di essere stato molto innamorato di una donna poco più vecchia
di lui,che questa donna ,stranamente assomigliava a lei,giustificava così
il suo desiderio di conoscerla meglio, le aveva parlato della morte
padre,dell’abbandono subìto dopo pochi mesi di matrimonio,di sua madre
,di suo fratello,del suo lavoro,del suo odio per le donne e lei gli aveva
raccontato tutto della sua famiglia e degli studi. Flavio prendeva spesso
una camera e non vi dormiva mai. Vivienne ,quelle notti, non studiava e
non dormiva. Flavio appariva e spariva per lunghi periodi,quando
riappariva sembrava non avere occhi che per lei,ma non le faceva la
corte,non le faceva complimenti,non la invitava da nessuna parte.
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