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Una
aveva la faccia come se stesse per sgonfiarsi. La fronte era ancora tesa e
bombata ed anche il mento, ma il centro del viso, il naso, gli occhi e la
bocca, erano arretrati, svuotati di sostanza. La sua amica era come
scolpita nel marmo, una grande statua dagli zigomi spaziosi e la bocca ben
disegnata. Aveva le mani grandi e con le dita lunghe che ti veniva voglia
di riempire di anelli e trasformarla, così facendo, in un dio atzeco. La
terza donna aveva i denti che si allargavano ed il labbro superiore non
riusciva a racchiuderli tutti.
Erano
tutte e tre sedute ad un tavolino in Corso Como 10 e le onde dei loro
pensieri mi hanno sfiorato, lievi, tanto che mi sono voltato a guardarle.
Non parlavano. Non fumavano. Avevano davanti a loro i resti di due caffè e
di un qualcosa di rosso che giaceva sul fondo di un bicchiere di vetro
leggero. Le ghermii tutte e tre con lo sguardo: non avevo voglia di
andarmene senza compagnia.
Loro
hanno sollevato (appena appena) le sopracciglia con fare stupito:
"Dove…?", hanno chiesto all'unisono. "Con me, non vi basta?" "Chi sei?"
"Sono il Diavolo." Quella con il viso sgonfio ha sorriso: "Il Diavolo non
esiste." Io non mi diedi la pena di rispondere. "Datevi una mossa",
aggiunsi alzandomi dal tavolino ed avviandomi. L'atzeca (non che lo fosse,
ma non sapendo i loro nomi io la chiamavo così), pur mettendosi in moto
domandò: "Ma dove stiamo andando?".
Anche
questa volta ho fatto finta di nulla. Ma ora sono qui con me tutte e tre e
le vedi anche tu, escono dallo schermo del tuo computer e continuano,
ossessivamente, a chiedere: "Dove, dove stiamo andando?". Allora tu
allunghi la mano e, per vedere quello che stai leggendo, una volta scosti
un guancia, un'altra i capelli… ma loro insistono. Allora spegni il
computer e te ne vai. Così non sai cosa, ora, sto facendo con loro

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