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Non so da dove cominciare…”
“Comincia dalla fine.” La risata di Caterina s’insinuò nella cornetta e
titillò le orecchie di Michele che, il telefono in una mano e la sigaretta
nell’altra, stava telefonandole. “Aspetta che spengo la sigaretta. L’avevo
accesa mentre attendevo la tua telefonata. Mi ero detto: vuoi vedere che
adesso che comincio a fumare lei chiama? Infatti è stato così: è bastato
dare una tirata che il telefono ha squillato.” La luce lattea di un
pomeriggio nebbioso rendeva il viso di Michele romantico e barocco.
S’immaginò Caterina : la voce sussurrata, le labbra quasi incollate alla
cornetta, un bacio cinematografico a suo uso e consumo. Avrebbe voluto
affondarle le dita fra i capelli, scostarglieli dalla faccia per godere
del suo profilo morbido e serio. “Sono irrequieta. Ho in testa
continuamente Luca. Ma è una storia senza aspettative. Mi sono domandata:
se apparisse una fatina e mi chiedesse se voglio stare 7 giorni su 7, 24
ore su 24 con lui, cosa risponderei?
Sai, direi di no! Ma non
posso trattenermi dal desiderarlo.” “Già, o lo lasci per quello che è, o
lo tieni per quello che è…” “E’ facile dirlo! Ma io non riesco a non
pensare a lui ed Antonietta… sai, le sere che sta con me le telefona, poi
mette su una cassetta nel videoregistratore, così può commentare con lei
il programma televisivo che dice di avere visto. Io gli dico: “Telefonata
breve!”, e faccio segno con le dita di tagliare, lui sorride e va di là a
chiamarla, mettendo fra me e la sua telefonata ben due porte chiuse!” “E
dopo?” “Dopo mi abbraccia e mi bacia. Facciamo l’amore poi apparecchia la
tavola e cucina. Mangiamo e chiacchieriamo.” “E tu?” “Io sto bene: Luca è
perfetto!” “Vedi, almeno io ero aggressivo e permaloso, così tu potevi
avere dei motivi per lasciarmi…” “Invece Luca mi fa sentire unica. Si
dedica, quando sono con lui, completamente a me. Peccato che sia fidanzato
con Antonietta!”. “Ma tu vorresti essere al suo posto?” “Per carità! Luca
è, sentimentalmente parlando, totalmente inaffidabile! Se io fossi
fidanzata con lui, ci sarebbe sicuramente un’altra, quella che adesso sono
io!” “Beh, allora l’unica soluzione è aspettare che ti passi.” “Sì, hai
ragione tu: prima o poi mi passerà.” Si salutarono.
Caterina mise giù la cornetta e
si diresse verso il bagno: l’acqua gorgogliava, schiumosa di
bagnoschiuma, pronta ad accoglierla in un abbraccio caldo e profumato. Non
indugiò a lungo nella vasca: appena la pelle s’arrossò uscì e si
avvolse nell’accappatoio. Si mise lo smalto sulle unghie e si truccò:
un trucco leggero, ombre rosate sugli zigomi ed ambrate sulle palpebre.
Indossò un vestito nero, vagamente scollato. Scarpe con tacco alto,
proteso a ferire il marciapiede. Chinò la testa in avanti come le aveva
suggerito il parrucchiere e con la spazzola fece nascere dai suoi capelli,
chiari e fini, morbidezze e volumi . La pelliccia della nonna, pesante e
voluminosa, addosso, uscì e s’insinuò spavalda nella notte che, come
un tunnel, legava la sua casa a quella, qualche isolato più in là,
dell’amico che dava la festa.
“Ciao, Augusto!” Baci sulle
guance, saluti, una mano a togliere la pelliccia e l’altra ad afferrare
il bicchiere con il vino bianco servito come aperitivo mentre si sbirciava
nello specchio all’entrata: era carina, forse bella. Sorrise a se stessa
ed agli invitati. Afferrò un pugno di pistacchi ed affondò le unghie
laccate di rosso per tirare fuori la polpa. Gli ospiti erano annunciati
dal gracchiare del citofono. La sentì, prima di vederla. Una presenza che
occupava spazio nella stanza rubandole l’aria e rendendole il respiro
affannoso. Quasi ad obbedire ad un invito sollevò gli occhi: Antonietta
era davanti a lei, già senza cappotto, mentre Luca si dirigeva, i due
cappotti sul braccio, il suo e quello di lei, verso la camera da letto
dove gli ospiti mettevano borsette, cappotti e pellicce. “Ciao”, si
sentì dire. Il viso di Antonietta prese un fare interrogativo, di
sospensione. I lineamenti, quasi al rallentatore, si assestarono poi in un
atteggiarsi inquisitorio.
La riconosceva poco alla volta, ogni tratto del
suo viso veniva scannerizzato e deglutito e Caterina si sentiva,
attraverso la di lei identificazione, come in un viaggio nel tempo
passato: si vedeva mettersi lo smalto alle unghie, truccarsi, indossare il
vestito che lasciava intravedere l’attaccatura del seno e le scarpe col
tacco alto. Con Antonietta si era vista solo una volta. Una sera, a cena
in un ristorante cinese. Al suo entrare a braccetto con Luca, si era
avvicinata e protendendo il viso in un bacio, aveva esclamato:
“Finalmente ti incontro, Luca!”. Michele le aveva parlato di lui:
“Ha un harem!” Finale primo “Cioè?” “Frequenta diverse donne
contemporaneamente!” “Ma va!” “Te lo assicuro.” Non si può dire
che non fosse stata messa in guardia. Le aveva anche detto che Antonietta
era molto possessiva. Ne aveva avuto la prova quella sera stessa, perché
Antonietta aveva bloccato il suo protendersi a dare a Luca il bacio di
benvenuto, esclamando: “Giù le mani da Luca!” Lei si era ritratta
stupita mentre Luca diceva: “Antonietta, ma è Caterina, l’amica di
Michele!”. Quella sera aveva mangiato all’altro capo della tavola, ma
poi c’erano state le telefonate di Luca, il loro incontrarsi per un caffè
che si era trasformato in un rincorrersi di baci e carezze con Caterina
che cercava la porta dell’appartamento di Luca ripetendo, quasi fosse
una formula magica: “Non voglio fare questo a Michele, non voglio…”
Quando, però, Luca l’aveva invitata a cena, aveva voluto. Erano sei
mesi che confermava questo assentire. Ed ecco Antonietta davanti a lei, più
alta di lei, più mora di lei, altra e diversa da lei ma essa stessa
baciata ed accarezzata da Luca. Antonietta che apriva le labbra per dire:
“Sei Caterina…” “Sì” “Cosa fai qui?” “Sono un’amica di
Augusto” “Come va con Michele?” chiese a questo punto Antonietta.
“Ed a te con Luca?” Caterina disse queste semplici parole,
teoricamente inoffensive, rendendo gli occhi ammiccanti e dischiudendo la
bocca di striscio in un sorriso irridente e beffardo, il corpo tutto teso
a sbeffeggiarla e con un’aria, nell’atteggiarsi del capo e delle mani,
di tronfio possesso. Non si aspettava che Antonietta, mettendo le labbra a
culo di gallina, le dicesse: “Troia!” Si stupì ancora di più nel
sentirsi rispondere: “Meglio troia che cornuta!”, mentre, come una
ballerina del carillon, girava su se stessa e si dirigeva verso la porta
della camera da letto, incontrando con lo sguardo gli occhi acquosi di
stupore di Luca, che in quel momento stava arrivando.
Fine Finale secondo
“Cioè?” “Frequenta diverse donne contemporaneamente!” “Ma
va!” “Te lo assicuro.” Non si può dire che non fosse stata messa in
guardia. Le aveva anche detto che Antonietta era molto possessiva. Ne
aveva avuto la prova quella sera stessa, perché Antonietta aveva bloccato
il suo protendersi a dare a Luca il bacio di benvenuto, esclamando: “Giù
le mani da Luca!” Lei si era ritratta stupita mentre Luca diceva:
“Antonietta, ma è Caterina, l’amica di Michele!”. Quella sera aveva
mangiato all’altro capo della tavola, ma poi c’erano state le
telefonate di Luca, il loro incontrarsi per un caffè che si era
trasformato in un rincorrersi di baci e carezze, con Caterina che cercava
la porta dell’appartamento di Luca ripetendo, quasi fosse una formula
magica: “Non voglio fare questo a Michele, non voglio…” Quando, però,
Luca l’aveva invitata a cena, aveva voluto. Erano sei mesi che
confermava questo assentire. Ed ecco Antonietta davanti a lei, più alta
di lei, più mora di lei, altra e diversa da lei ma essa stessa baciata ed
accarezzata da Luca. Antonietta che apriva le labbra per dire: “Sei
Caterina…” “Sì” “Luca, c’è Caterina!” Gli occhi acquosi di
stupore di Luca, che arrivava in quel momento dalla camera da letto, la
spinsero verso un paese lontano, dove il vento ulula sempre ed hai la
bocca secca. Si ricordò della sera che l’aveva guardata standosene,
dapprima, in silenzio, per poi dirle: “Perché ti metti in competizione
con Antonietta?” e lei era diventata, dopo tanti anni che non le
succedeva, rossa. “Ciao, Luca”, ora riusciva a sussurrare. Per
risposta ebbe il borbottio di Luca che mise un braccio sulle spalle di
Antonietta e la portò verso la tavola imbandita. Caterina si mosse verso
un angolo della stanza più tranquillo, tirò fuori dalla borsetta il
cellulare e chiamò Michele. “Mi è passata.” “Cosa?” “Finito.
E’ finita, con Luca.” “Dove sei?” “Da Augusto” “Vuoi che ti
passi a prendere? “Sì, subito”. Fine
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