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Ho spostato un pò di neve, e ho trovato il viso di una donna.
So chi è, ma è molto più bella qui, nel sogno, sotto la neve, di quanto non
sia in realtà. Un cappello rosso cremisi, una sorta di bombetta leggera, di
tessuto leggero. La pelle bianca, gli occhi chiusi sotto la neve, le labbra
vermiglie. Le ciglia più nere nella neve bianca, gli occhi più chiusi.
Sotto la neve un viso, nella nebbia figure.
Figure che incontro andando al centro commerciale, nella nebbia, mentre
corro a comprare le sigarette, per poi tornare e poterti parlare e fumare
parlando sentire la tua voce famigliare e antica prima di dormire, per
dormire.
Sotto la neve un viso, nella nebbia figure.
Figure di certo umane, ma indistinte, ovviamente, perché avvolte nella
nebbia. Figure che salutano o non salutano, alle quali sorrido o non
sorrido. Ricordo quando andando per le strade, scambiavo i lampioni per
puttane, o transessuali. Preferibilmente. Smania di un cazzo da succhiare,
fosse anche il mio, succhiato da un altro. Smania di piacere, anche solo per
le fattezze del proprio sesso, smania di farselo dire, chiedendolo, in
faccia, come se fosse un insulto, un vaffanculo. Tu me lo dici, certo, lì è
facile piacere. Eppure. Non sto cercando di dirti che andavo là per qualcosa
di più onesto degli urbani umani rapporti, no! Non te lo dico.
Sotto la neve un viso, nella nebbia figure.
Mi ha stupito, trovare il tuo viso sotto la neve, proprio il tuo, un sogno
così chiaro, nitido, diurno. La tua pelle mai vista, mai ammirata, così
intatta e chiara poco sotto la neve. Potessi scostare un pò di neve dalla
mia anima e trovarvi un viso come il tuo. Fosse così? Fosse questo il senso
di quel sogno? Dirmi a me stesso buono, rivelarmi, che pochi centimetri
sotto la neve c'è il mio cuore, ed ha il viso dormiente di una ragazza di
campagna, né bella né brutta.
Sotto la neve un viso, nella nebbia figure.
Ho un ritornello e poco piu, ormai, ridotto all'osso. Sotto la neve. Si
sciolgono, nell'inversione dell'inverno, le margherite di neve sui prati
gialli.
Sollevo il velo dal tuo viso. Vi poso un bacio, diventa un'ape di primavera.
Freme sopra la pelle, poi zampetta verso l'occhio. Il tuo occhio è chiuso, e
così bello il disegno sottile delle tue ciglia nere. L'ape sparisce sotto la
tua palpebra.
Il tuo viso è troppo bianco, devo baciarlo ancora. Sfioro l'angolo della tua
bocca con le labbra. Il mio bacio è leggero, come la primavera, alzo le
labbra e resta un bruco d'ultimo inverno. Scosto i capelli dalla tua fronte,
per vederla piu bianca e luminosa come una foglia sbiancata dal sole. Il
bruco sparisce in una tua narice.
Le tue narici così ben disegnate! Vorrei sapere dove conducono, e tu
continui a dormire, sotto la neve. Io, lo sai te l'ho già detto, farei
l'amore con te in letargo. Le mani sono lente, pesanti. La testa è piena di
sole, sta impazzendo, e ciondola come un alveare sul tuo viso. Tu dormi,
dormi, dormi sempre, e io devo ancora baciarti, lasciarti un bacio sulla
pelle bianca che diventi una coccinella si infili nel tuo orecchio, lasciare
un bacio, caldo sul viso freddo, un bacio nero, una mosca che depositi con
cura le sue uova nel solco del tuo labbro.
Tu dormi, dormi sempre, sei come la bella addormentata! soltanto che io
desidero, coi baci, farti dormire sempre di più, sempre più profondamente,
sempre più per sempre. E diventare, accanto a te, sempre più rospo o
ranocchio. E diventato rospo, voglio scivolare tra le tue gambe, e
addormentarmi nella carne del tuo sesso chiuso.
And then, you thread so softly at my doorstep.
Così lieve il tuo passo, lo ascolto disteso per terra, l'orecchio posato sul
pavimento. Vicino alla porta, vicino al muro.
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