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Agosto 1987, una
piccola città nel sud della Francia Era il loro primo giorno insieme.
Erano partiti presto da Ginevra e avevano viaggiato tutta la mattina,
sulla Mini bianca di Lui, per essere a Grenoble a mezzogiorno. L'aria era
fredda, ma Lei teneva il finestrino abbassato; il vento che le
scompigliava i lunghi capelli biondi le dava una strana sensazione. Con
gli occhi socchiusi, assaporava il piacere del viaggio, la velocità, il
profumo delle montagne francesi. Lui scherzava con Lei, accarezzandole
piano il ginocchio.
A Grenoble si erano
fermati a mangiare, parlando delle piccole cose di cui si parla in
viaggio: la benzina, i chilometri ancora da fare, le sigarette. "Ma
non fumerai troppo?", le disse Lui. Lei scrollò le spalle, nel gesto
universale di chi non se ne preoccupa. Aveva ricominciato a fumare da
poco, da quando la storia con l'Altro era finita, evaporata nel suo
desiderio di vivere la sua vita - una vita in cui Lei, guarda caso, non
c'era. Non erano certo le sigarette a farle male.
Dopo una breve visita
alla città si erano rimessi in viaggio, verso la Camargue. Il crepuscolo
li aveva colti in viaggio, a pochi chilometri da Arles, e Lui era uscito
dall'autostrada, alla ricerca di un posto per la notte. Solo al terzo
tentativo avevano trovato una camera disponibile; il prezzo era forse
troppo alto, ma la stanchezza, l'attesa e il desiderio erano stati
abbastanza forti da renderlo ragionevole. Lui aprì la porta. Il letto a
due piazze, con un copriletto verde, sembrava riempire completamente la
stanza. Alla loro sinistra, una finestra si apriva sul cortile interno
dell'albergo, alla loro destra la porta del piccolo bagno. "Non ho
mai capito come fanno i francesi a dormire su questi letti" - disse
Lui, guardando quella specie di rotolo che lì usano al posto dei cuscini
- "Ci aspetta una notte scomoda. Facciamo una doccia e andiamo a
mangiare qualcosa".
Lei guardò il letto,
poi aprì la sua valigia e andò a togliersi di dosso i vestiti di un
giorno di viaggio. Si fece la doccia lentamente, assaporando la sensazione
dell'acqua calda che le scorreva sul corpo snello, percorrendo tortuosi
ruscelli tra le sue spalle, i suoi seni, le sue gambe. "Come sarà?",
pensò. Per la cena scelse un pantalone bianco e un leggero top blu. Lui
indossò una camicia dai colori vivaci. Guardandola, riflessa nello
specchio, le sorrise. Erano pronti. La cena al ristorante fu breve, non
avevano voglia di mangiare. L'immagine di quel letto, di quella notte che
doveva arrivare, inquietava un pò tutti e due. Tornarono in camera poco
dopo le undici, tenendosi per mano sulle scale. Lui la sfiorò con un
bacio, prima di entrare. "Andiamo", le disse, e la sua mano si
strinse un pò di più sulle dita di Lei. Lei entrò in bagno per prima,
indossò un camicione da notte giallo (quante volte l'aveva messo quando
stava con l'Altro?) e uscì dal bagno. Mentre Lui entrava, i loro sguardi
si incrociarono.
C'era lo stesso
timore negli occhi azzurri di Lei, negli occhi azzurri di Lui. Scostò il
copriletto e si sedette dalla sua parte del letto, di fronte alla porta
del bagno. Mentre lo aspettava, sentì il ritmo del suo respiro, a poco a
poco, aumentare; quando Lui uscì le sembrava ormai che il cuore,
impazzito nel petto, volesse scapparle fuori dalla gola. Lui era a torso
nudo, con solo un pantaloncino grigio addosso. Girò intorno al letto e:
"Fa caldo, vero?", le disse prima di sdraiarsi. "Spegni la
luce", gli disse Lei. Nella stanza rimase solo la luce fioca della
lampadina del comodino di Lui. In quella luce, gli occhi di Lei
brillavano. Amore? Desiderio? Paura? "Non sarà facile", pensò
Lui. Dolcemente, incominciò ad accarezzarla, i seni e poi il volto, un
bacio sulla bocca ed uno sui capezzoli, sempre più gonfi di desiderio. Le
sfilò il camicione, e cominciò ad accarezzarla sul pube. Quando sentì
l'umido del desiderio attraversare lo slip di Lei, glielo tolse
lentamente. Lei lo accarezzò, sul viso, sul petto liscio, così diverso
da quello dell'Altro, sul pene ormai rigido. Gli tolse il pantaloncino
insieme ai boxer, rapidamente, quasi con un gesto di liberazione. Lui si
girò, le salì sopra. Lentamente, aiutandosi con la mano, le infilò il
pene nella vagina bagnata dal desiderio. E lentamente, ritmicamente,
cominciò a muoversi dentro di Lei. Lei rispose con un gemito, il respiro
affannato, più lento o più veloce, seguiva il ritmo di Lui. Le mani
aggrappate alle sue spalle, le gambe intrecciate intorno ai suoi fianchi,
Lei si muoveva con Lui, lo sentiva dentro di sé come non aveva sentito
mai nessun Altro. Il suo corpo era un vulcano in eruzione, i capelli
incollati dal sudore, sul cuscino, le incorniciavano il viso. Il ritmo di
Lui era sempre più veloce, per Lei c'era sempre meno tempo.
Passione, Piacere,
Paura. Vergogna. "Non ce la farò", pensò Lei. Ormai Lui era al
limite. "Stai attento", gli disse in un sussurro. Con un brivido
di piacere, i muscoli tesi, Lui venne, su di Lei. Lei sentì il calore del
suo seme addosso. Finalmente rilassato, Lui le si distese sopra. Lei gli
accarezzò i capelli bagnati, il viso sudato e stravolto dall'amore. Gli
sfiorò il pene umido con una leggera carezza. "Sei stato
bene?", gli disse. Senza risponderle, Lui si girò di fianco, e
cominciò ad accarezzarla, lentamente, il clitoride turgido tra le sue
dita, la bocca a cercare la sua bocca e i suoi capezzoli. Lei cercò di
seguirlo, ma il pulsare del suo piacere era ormai fuori ritmo, un'onda che
si perde a largo del mare. E allora, gli fermò la mano, un sorriso dolce
sul volto disfatto dalla fatica e dal sudore. Lui la guardò negli occhi:
"Cosa c'é?", Le disse. "Va bene così", rispose Lei,
accarezzandolo. "E' sempre così difficile?" "Sì",
Lei gli rispose. E poi, sorridendo: "Ma soltanto la prima
volta...". Lo abbracciò. Ancora nudi, si addormentarono insieme. Un
altro giorno di viaggio li aspettava, l'indomani.
Nota: Liberamente
ispirato a una storia vera, by Hermes
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