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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

Hernan

Marta

SANTOS

 

14 luglio '98
Non si capisce un cazzo. Tra tre giorni ho l'orale della maturità e questi due in casa continuano a litigare. Non c'è un attimo di tregua. Mio padre ieri è rincasato alle otto. Il mangiare era pronto dalle sette e trenta e lei gli ha fatto una scena madre. Morale il poverino se n'è uscito alle nove dopo essersi mangiato una minestra fredda. Domani sera tutti a cena con gli avvocati e i commercialisti amici dei miei. Mio padre non ci vuole troppo venire, ma la mamma insiste. Vedremo.

16 luglio
Domani è il grande giorno. Ho l'orale della matura. Porto Hegel di filosofia e Orazio di latino speriamo in bene. Dovrebbe essere un sessanta già annunciato. In famiglia e nella cerchia di amicizie non si aspetta altro. La mamma potrebbe per l'occasione andare dal parrucchiere, mentre a me potrebbe toccare la prima vacanza veramente da sola, con la Carlotta a Parigi.

23 luglio. E' stato un sessanta. "La Marta è uscita bene". Gioiamone tutti. Sabato sera ci sarà la festa per il mio compleanno. Invitati tutti i figli di amici. La mamma è già partita. Mio padre mi ha regalato un libro di Bach "Nessun luogo è lontano". Certe volte ha dei pensieri profondi quell'uomo, peccato che il lavoro da avvocato e la moglie lo rovinino. 

29 luglio
Domani parto. La festa è andata bene. Ho bevuto un po' più del dovuto. E con i miei al piano di sopra, sono riuscita anche a perdere la verginità. Era un po' che ci limonavo con il Marco, e finalmente ieri il grande giorno. Non so se sono innamorata. I miei non ne sapevano ancora niente del mio filarino. Lui è al secondo anno di economia e commercio, e a giudicare dalle abitudini di vita pensa di rimanerci ancora per molto. Si è presentato con il fuoristrada nuovo sabato sera nel giardino della villa e con un mazzo di rose. Si è messo anche la giacca. Troppo caruccio. Mi ha sorriso, ha stretto la mano a mio padre. Un veloce scambio di battute con mia madre sul genere la banalità al potere." mi ricordo quando giocavi con la Marta eri alto così, e adesso l'università? e il papà e la mamma? Salutameli poi, mi raccomando. Giunta l'approvazione famigliare al personaggio, ci siamo appartati. Stasera è nel codice che io possa concedere un qualcosina di più. Non tutto, perché come insegnano le nonne se si concede tutto subito il maschietto perde di interesse, ma via una qualche soddisfazione ce la deve avere anche lui, se no poi si stufa. E allora la Marta ha pensato bene di scomparire per un po' e nella camera dei giubbotti degli altri si è lasciata un po' andare. A parte il dolore iniziale, è stato bello. Non vedo l'ora di riprovare.

20 agosto. 
Le ferie a Parigi sono andate bene. Ora sono tornata in città. Vado spesso da Marco che è a casa da solo. Con lui non è più la stessa cosa. E' un rapporto stanco. Ho ancora in testa i ragazzi conosciuti a Parigi e l'aria di libertà che si respirava là. Lui è terribilmente inquadrato in questa realtà. Ho intenzione di parlargli.

23 agosto.
La presa bene. Non credo che ci tenesse. Gli ho chiesto una pausa di riflessione. E lui ha ribattuto subito "E meglio se smettiamo di vederci". E' stata una soluzione concorde gli ultimi giorni erano una pena. Rimpianti? Nessuno.

27 agosto. 
L'ho rivisto in discoteca. Si stava consolando con una tardona. Lei avrà avuto sui 30 anni. Lui di grana ne ha speso in tasca. Tra il papi e qualche striscia di coca se la passa bene. L'unica che mi chiede sempre di lui è la mamma. Non ci capisce molto di queste cose. 

2 settembre. Devo scegliere l'università. Finirò in Cattolica a fare psicologia. Nel frattempo la mamma ha cominciato ad aprire gli occhi. Litigata furente. Il babbo ha un'altra. A quanto ho capito è una nuova. Mamma urlava " E'ancora quella dell'altra volta?" E lui rispondeva: " Non c'è nessuna poi sai che la Luisa vive a Roma." Aria pesante in casa.

4 settembre
Il Babbo ne ha più di una. A quanto dice la mamma non perde occasione per appoggiare il proprio membro dove c'è posto. Dalla discussione che ho origliato, pare che quando non ci sia disponibilità gratis sia disposto anche a pagare. La rottura credo sia irreparabile.

6 settembre.
Fine dell'ennesima discussione. Mamma in lacrime, babbo che si trasferisce. Scena apocalittica. Mi convocano per dirmi che hanno deciso di divorziare. Me ne vado in camera mia. Chiedo di stare in pace. Nessuna voglia di parlare.

13 settembre
Ho pedinato mio padre fuori dall'ufficio. Volevo vedere quest'altra. E' entrato in una casa di appuntamenti. Di quelle che si leggono ogni giorno sul giornale. Mio padre è un puttaniere. A chi dirlo? La mamma impazzirebbe non è attualmente affidabile. Carlotta? Non tiene neanche la piscia? Con Marco la rottura è definitiva. A lui non so se rivolgerò ancora la parola. Sono sola.

23 settembre
Ci ho pensato molto. Mi farebbero comodo dei soldi. Poi in fondo sono una bella figa. E avrei la soddisfazione un giorno o l'altro di inchiodare mio padre. Andrò a lavorare nella casa che frequenta lui. Me lo immagino già, quando aprirà la porta e vedrà la sua bambina nuda su un letto. 

24 settembre
Puttana. Mi rimbomba in testa quella parola. Puttana. Del resto Marco mi ha forse trattato in modo diverso. Ho mio padre ha mai trattato in modo diverso mia madre. Puttana. Sono i soldi a gettare discredito su un atto che fanno tutte le donne. Del resto mia madre non si è forse sposata per interesse. La chiamano signora. Puttana. Mi pesa

25 settembre
Ho deciso. Mi sono vestita e truccata da figa e mi sono presentata alla casa di mattina presto. Mi ha accolto una signora. Cinquant'anni truccata pesantemente. Accento da milanese. Sono stata decisa. Non ho mai fatto marchette, ma mi piace farlo e poi ho bisogno di soldi. 
"Vieni entra, non ci sono ancora né clienti né ragazze si comincia a lavorare nel mezzogiorno"
Un ampio salotto con un tappeto e degli arazzi alle pareti. I divani e molta luce. Come in una normale casa borghese. 
Mi ha detto: "Sai qui la clientela è raffinata. Ed anche l'arredamento è fatto per mettere il cliente a proprio agio. Non è mica la sala di aspetto di un dentista. Le nostre ragazze sono poi tutte studentesse e casalinghe. Mica polacche albanesi o giù di lì" In poche parole ho capito che quella era la prima casa di appuntamento della città. 
"Vedo che hai i modi educati. Bene. Sappi che sono importanti. Qui non ci teniamo ad avere anche ragazze di buona famiglia. Sono un genere che va. Ah naturalmente garantisco io sulla riservatezza."
"Di quello poco mi importa". Ho risposto in modo duro
E' lei con la sua solita materna cantilena da sciura mi ha detto.
"Non guardare adesso che hai vent'anni. Ma questa non è la tua vita. E prima o poi ti sposerai e tornerai tra quelli della tua classe. E allora avrai bisogno di cancellare questa esperienza. E io ti aiuterò"
Siamo andate poi tutte e due in una specie di stanza da stiro, piena di abiti e di biancheria intima e mi ha fatto spogliare. Mi ha toccato il sedere, commentando tra sé sulla sua sodezza, mi ha toccato il seno e mi ha infilato due dita... Mi sembra le piaccia toccarmi. Ero imbarazzata. E rigida. 
"Su su rilassati siamo tra donne. E poi va che bei ciapett che ci sono qui. Malattie non ne abbiamo nèèè. Bene per me puoi cominciare. Sono trecentomila a marchetta. Duecento rimangono a me."


27 settembre.
Ho fatto la mia prima marchetta. Sono arrivata nella casa nel primo pomeriggio. La sciura mi ha fatto indossare il reggicalze e una sottoveste e sotto niente e mi ha fatto distendere sul letto. Dopo dieci minuti che ero lì ho sentito la sua voce leccosa e dall'accento meneghino. "Venga venga ingegnere. Vedrà che belessa. Le ho riservato il nostro nuovo acquisto. L'è una studentessa, la Sara (questo sarà il mio nome d'arte) una delisia." Ho sentito aprire la porta dietro il paravento. Nella penombra è entrato il mio primo cliente. E' alto. Un po' stempiato con i capelli brizzolati. Il fisico è da atleta. Non avrà più di quarant'anni, ma per censo professione e reddito ne dimostra di più. E' uno abituato comandare. Uno grande, con un lavoro. Qui Marco non c'è più. "Vieni avanti". Lo invito sorridendo. Perché con i clienti c'è sempre da essere carini. Come pontifica la sciura. Lui si avvicina al letto. Con ordine si toglie tutti i vestiti. E li ripone sulla sedia. E' nudo. Di spalle. Si volta e glielo guardo. E' grosso. "Ti piace?" mi chiede con fare macho. Di tutta risposta gli metto le braccio al collo e lo bacio con la lingua. Poi cadiamo nel letto. Sento le sue mani percorrere con vigore ogni piega del mio corpo e poi levarmi la sottoveste. Sono rimasta solo con le autoreggenti. E' in ginocchio sul letto che mi guarda. Devo essere molto provocante. Con questo raggio di sole che entra dalla finestra e si posa proprio sul mio viso. Le mani dietro la testa fanno risaltare la muscolatura delle braccia. I capelli neri tagliati da poco a caschetto mi fanno somigliare a Valentina. Il resto del corpo è bianchissimo, tranne un ciuffetto di peli neri. Una gamba per metà è alzata e piegata a coprire la passera. Lui mi guarda e sospira. Io lo guardo cercando di essere invitante. Poi affonda la sua lingua nel mio collo e comincia a toccarmi i seni. La tensione mi abbandona subito per far spazio all'eccitazione. Mi manca il respiro. Lui continua imperterrito. Non si ferma. Mi appoggio ai suoi pettorali e mi tiro su. Ora l'ho messo disteso e comincio a leccargli i capezzoli. Ansima. Gli piace. Scendo piano piano con la lingua fino ad arrivare ai primi peli pubici. Non ho mai preso in bocca un cazzo. Mi fa un po' schifo. Giro attorno al glande con la lingua come fosse un gelato. E' enorme. Dopodichè come quando da piccola mi tuffavo in piscina, per farmi coraggio, trattengo il respiro e lo ingollo tutto. Lui trasale io comincio ad andare su giù sento i gemiti. Geme più forte, forse sta per venire. Mi fermo. Lo guardo. Lui mi prende la faccia, mi butta sul letto, e comincia a scoparmi con forza quasi con violenza. E' più grosso e sicuro di quello di Marco. Sono ben lubrificata e il suo coso va avanti e indietro come uno stantuffo. Ad un certo punto mi sale tutto. Godo godo godoooooooooo!!!!!!!!!!!!. Lui continua è inarrestabile stupendo. Dopo poco viene anche lui. Mi da un bacio in fronte. Esce dal letto, e come se non ci conoscessimo si riveste. Vedo la sua schiena larga, mentre si infila la maglietta intima e quando si mette la camicia. Vedo i glutei alti. Si è rivestito del tutto ed esce. Prima di sera ne ho fatta un'altra ad un avvocato cinquantenne che sembrava eccitato dalla mia giovane età. Alla fine della giornata ho guadagnato duecentomila.

20 ottobre
Vengono uomini di tutti i tipi. Spesso ricchi e potenti. Alcuni potrebbero avere ogni tipo di donna gratis. Eppure vengono da me e mi pagano. Ne ho parlato con Maria. E' la prima ragazza della casa che conosco. Sono andata al bar con lei dopo la giornata. Ci siamo sedute a prendere un te insieme in un bar lì in zona. Lei è il mio opposto. Alta e robusta con un seno enorme e braccia rotonde e grasse ha i capelli rossi raccolti in una coda, e un fare volitivo. Parla anche lei il milanese, ma quello delle periferie. Ha un che di volgare nel modo di fare, ma senza dubbio affascina gli uomini. Ha circa trent'anni. "Mio padre- mi racconta- lavorava alla Pirelli. Erano gli anni '70.Da sempre nel sindacato e in prima linea, non appena hanno dovuto tagliare dei posti è stato di quelli che hanno messo in prepensionamento. Mia mamma invece si consuma ancora gli occhi sulla macchina da cucire. Io sono andata a scuola fino alla terza superiore, poi garzona in negozio. A vent'anni ero già sposata. Un terrone. I miei non me l'han perdonata. Specialmente quando lui si è fatto prendere per una rapina. Ha sparato a uno, il coglione. Totale cinque anni di carcere. E io con lo stipendio da parrucchiera non ci pago neanche l'affitto, a Milano. I miei neanche a parlarne, il cazzo mi è sempre piaciuto per cui faccio la puttana". E te come mai. "Forse voglia di trasgredire". Ho risposto evasivamente con il pensiero fisso che correva a mio padre. Poi ho subito chiesto: "Ma loro perché ci vengono?" Mi ha guardato fissa e si è accesa una sigaretta. Ha sbuffato il fumo verso l'alto e ha commentato: " Perché ormai siamo le uniche che fanno quel cazzo che hanno voglia. Ci danno centomila e per una volta si sentono padroni. Visto che da loro le donne normali, mogli o amanti che siano, vogliono sempre qualcosa, soldi regali e quant'altro. ". Siamo state lì mezz'ora e poi sono tornata a casa.


15 ottobre.
Comincia a far freddo. Di quel freddo milanese che, quando tira vento ti prende le ossa. Mi piace attraversare la città in tram alla mattina. Guardare gli angoli meno conosciuti. Non li avevo mai visti. Mio padre ormai lo vedo solo al sabato e con mia madre è ormai impossibile rapportarsi sono in pochi ad interessarsi di me Faccio molte marchette e sono richiesta. Per il resto una vita normale, quante sono le donne che, pur non facendo la puttana mantengono due. Vite io sono una di quelle. Come mia madre che è ancora oggi disposta a sopportare i tradimenti di mio padre. Come la madre di Marco che si fa scopare, a quanto dicono, da qualsiasi operaio che le venga in casa. Tenendo nascosto il tutto al proprio marito ed al commercialista che naturalmente è l'amante ufficiale. Come le mie compagne di università che fanno le ritrose con i nostri compagni ed al sabato sera si fanno scopare in discoteca in cambio di una riga di bamba. Parlo spesso di queste cose con Maria. Sabato mattina siamo anche andate al mercato insieme.

17 ottobre. 
Dopo la marchetta vado sempre al bar dove sono stata con Maria. Lei a volte non c'è. Metto abiti attillati. Sono provocante e soliti clienti che sono lì mi guardano. Sono operai che hanno appena smesso il lavoro. C'è una compagnia di ragazzini e ragazzine. Sono un po' tamarri. Ogni tanto qualcuno cerca di fare il ganassa con me, ma ci vuol poco a smontarlo. C'è anche un ragazzo. E' strano. A volte gioca a carte con gli operai o sta a parlare con loro. Quando il bar è deserto sta in un angolo a leggere o a scrivere. Ha sempre davanti un bicchiere di rosso. Non mi ha mai degnato di uno sguardo. A volte penso che sia frocio. Non è brutto. Capelli spettinati, barba incolta jeans e maglioni larghi. Pulito è pulito. Oggi è vestito con una giacca di velluto verdone e dei calzoni. Sotto la giacca ha soltanto una maglietta. I lunghi capelli vanno dove vogliono. Naturalmente indossa le clark e appoggiato sulla sedia li vicino ha un lungo Montgomery. Sta leggendo e non alza la testa da quel cazzo di libro. Passo di fianco al suo tavolino badando bene di mettere in risalto il mio culo fasciato da una minigonna. Non reagisce. Torno e lascio cadere dalla borsette sigarette e accendino sotto il suo tavolo. Si china a raccoglierle passando molto vicino con la testa alle sue gambe e me le riconsegna sorridendo. E' caruccio.


4 novembre
Mio padre non l'ho ancora incrociato nella casa. Fa niente. In compenso l'altro giorno sono riuscita a parlare con il ragazzo del bar. So che si chiama Giorgio. Mi sono seduta davanti e gli ho chiesto d'accendere. Ha estratto dai suoi calzoni un bic e me l'ha dato. Siamo stati a parlare un po'. Alla mattina fa l'assistente universitario. Alla sera lavora come barista in un centro sociale. Guadagna poco, ma vorrebbe fare lo scrittore. Comincia a parlarmi di poesia. Sempre sottovoce. Teme di disturbare. Mi offre un bicchiere di vino. Pago io per entrambi. Non credo abbia molti soldi. Quando ti parla è magnetico. Non fa nulla per piacerti. Si comporta come se l'unica cosa che avesse da fare nella vita fosse di stare lì a parlarti. Alle sette si alza. Dice "devo andare" butta il suo Montgomery sulle spalle e lo vedo allontanarsi.


8 novembre
La vita nella casa d'appuntamenti continua normalmente. Mio padre non l'ho ancora incontrato. Vorrei troppo vedere la sua faccia in quel momento. Ieri mi sono fermata ancora al bar a parlare con Giorgio. Quando parla di qualsiasi cosa ha la capacità di attirarti. Mi ha raccontato di un poeta francese del 1400 condannato a morte, ma forse scomparso la notte prima dell'esecuzione. L'unica traccia che ha lasciato di quell'ultima nottata passata in cella è una poesia: "La ballata degli impiccati". La parte onesta della società che non trova di meglio che condannare chi già ha avuto poco dalla vita. La legge che colpisce chi ruba per vivere, chi pensa liberamente e le puttane quando sono troppo in vista. Devono esserci, ma non si devono vedere, come me devono stare negli appartamenti. Dopo tutti questi discorsi abbiamo camminato a lungo nel parco. Non gli ho detto nulla del mio lavoro, ma temo che qualcosa sospetti. Alla fine mi ha invitato a casa sua. Vive in una casa occupata. Una specie di comune, qualcosa come un centro sociale. Ha una sua stanza che è praticamente aperta a tutti. Alla sera c'è stato un concerto punk. Mi hanno tratta tutti bene in quel posto. Lui è una specie di capo. Siamo arrivati nel suo appartamento, dopo aver preso le pizze. Abbiamo bevuto una bottiglia di birra a testa, poi lui ha cominciato a rollare canne. Il fumo ha cominciato a danzare nello stanzino. Ad un certo punto è arrivato Syd. E' impressionante. Lo sguardo è sempre ed assolutamente allucinato. In testa ha una cresta verde ed è sempre vestito con giubbotto e jeans di pelle nera. E' qualcosa come un marziano, o un essere vomitato dalla cattiva coscienza della società.Ci ha offerto dell'altro fumo ed è stato lì un po' con noi. La stanza era ormai un fumeria d'oppio e i suoni giungevano attutiti alla mia testa pesante. Un'arsura incredibile mi ha preso la gola. Ho visto sfocato Giorgio che con un perenne sorriso stampato sul volto mi ha invitato a scendere nella sala concerti. Il gruppo sta iniziando a suonare. Sono tutti sul palco tranne il cantante. TUM... PACK. Un colpo al tom e uno secco sul rullante e parte la musica. Il ritmo va ad una velocità allucinante mentre i suoni sono sporchi cattivi e distorti, ma compattati. Esce il cantante. E' un orso. Peserà un quintale. Pancia da bevitore, capelli lunghi e barba. Guarda il pubblico e con una mano stritola una lattina di birra piena. Il liquido giallo scende sul suo braccio, dopo di ché lui si avvicina al microfono e comincia a ruggire in un modo mai visto. Scoppia un pogo selvaggio. Vengo sollevata. Vedo ancora Giorgio, che dopo dieci minuti mi prende per un braccio e mi tira fuori. Il cuore batte a mille la testa sta scoppiando. Senza pensare gli infilo la lingua in bocca e comincio a ravanargli il pacco. Sono io a spingerlo contro il muro. Ora stiamo andando nella sua stanza. Scivoliamo sul letto. Lui mi sta spogliando piano piano. Le mie percezioni sono molto alterate per l'alcool e il fumo. Sento una lingua che mi fruga tra le gambe. E' piacevole. Sale fino al clitoride. Lecca benissimo. Ora sono disarmata. E' lui che ha in mano tutto. Mi bacia ancora. Mi volto e lo spingo sotto. Ora glielo prendo in bocca. Lo sento gemere. Gode. Non voglio farlo venire. Lo lascio lì con il suo piacere a metà ora gli salgo sopra e comincio a cavalcarlo. Vado sempre più forte. Sento il suo liquido caldo dentro di me e i suoi gemiti provenire da sotto. Sto godendo anch'io. Ci addormentiamo sfiniti per la serata vissuta all'eccesso. Prima del sonno io sbocco.


15 novembre
Casa mia praticamente non la vedo più. Mia madre è sempre distrutta e mio padre lo vedo giusto al sabato. Con la scusa di andare a dormire da Carlotta vado spesso da Giorgio, e mi fermo lì anche la notte. Lì è un ambiente totalmente libero. Passiamo la sera fumando cilotti o scopando. Su per settimana lui è dietro al bancone, ma c'è poco. Qualche vecchi compagno di più di quarant'anni e i punkabbestia. C'è inoltre ogni tanto qualche ragazzina. Ho cominciato a portare i capelli lunghi sulle spalle e qualche maglione colorato. Solo quando vado alla casa mi vesto da figa, qui voglio essere il più libero possibile anche nell'abbigliamento. Con Giorgio parliamo praticamente di tutto, anche se lui non accetta di stare con me. Ne abbiamo parlato. Lui dice di non voler dare un nome ai rapporti, io credo perché sospetti qualcosa.

17 novembre
Ne ho parlato con Maria. Voglio lasciare. La casa. Dice che se mi metto con Giorgio non potrò più permettermi tutto quello che ha facendo la puttana. Gli ho risposto che non me ne frega un cazzo di vivere in appartamento di due metri per due. Mi ha detto che sono una sciocca e che chi nasce signora deve vivere da signora. Mi troverò un lavoro e farò la vita di comunità. Mi basta poco. E poi non ne posso più di questa vita.

18 novembre
La signora mi ha detto che lo sapeva fin dal primo giorno. Questa sarà la mia ultima marchetta. Maria quando lo ha saputo si è messa a piangere. Ci siamo promesse di risentirci. Anche dopo. "Adessooo bstaaaa peròòò ha detto la signora. Per l'ultimaaaa volta alla Marta ci mandiamo un avvocato." Sono entrata in camera e dopo dieci minuti è entrato chi ho sempre aspettato in questi mesi. Ci siamo sfiorati più volte in questi mesi, ma non abbiamo mai avuto un incontro di quelli duri, diretti, frontali. Ora è lì sulla porta nessuna via di fuga. Io sono praticamente già nuda mio padre si sta spogliando. Mi giunge il terribile dubbio all'ultimo. Forse finirà che scoperemo. Infrangeremo il più terribile e secolare dei tabù. Invece lui mi guarda sorpreso. Mi rannicchio sul letto, portando le ginocchia sotto il mento e lo guardo in maniera interrogativa. "Ho cominciato a fare questo lavoro per incontrarti, ma ora che sei qui non so nemmeno che dirti. Questa per me è l'ultima volta. Per te non so." Lui riesce a biascicare soltanto uno "scusa".

20 novembre.
Mi mancava solo Giorgio. Gli ho raccontato tutto. Ha solo risposto che è felice per me. Gli ho chiesto se è geloso. Mi ha detto che non può accampare nessun diritto su di me. Le mie scelte sono solo mie.. Alla sera comincerò a lavorare in un bar. Per un po' vivrò con Giorgio, nel suo piccolo appartamento dopodiché si vedrà.


HERNAN
hernan7@virgilio.it