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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

 
 

Antonio Caterina

Tormenti precari

nenadkaradjinovic

 
 
 
 
 

 

   
 
 

Era lei, (sì) che decise d’essere mia madre, mettendomi al mondo e aspettando quello che mi sarebbe successo col passare degli anni. Tra la gioia di amici, parenti, e vagando da una città all’altra, mi resi conto di quanto potesse essere interessante scoprire le cose più importanti d’ogni città, e come poteva diventare importante ad una certa età acquisire il senso della libertà. Poi, ad un certo momento ecco il gran dolore che ancora porto dentro di me, cioè la morte di mio padre, avvenuta mentre si stava delineando il mio destino, la mia vita.

Era il solo che in certi momenti mi sapeva anche capire ed amare, ed io dopo la sua morte, rimasi chiuso nel mio guscio come una lumaca e sempre alla ricerca di un qualcuno o qualcuna che mi sapesse amare e comprendere. Ma è lei mia madre che comanda come un generale i suoi soldati ed io così mi sento certe volte, nella convinzione di essere nato sotto una cattiva stella, o, come si suol dire, essere nato «senza lo straccio di una camicia».

Intanto il tempo passa ed io mi avvicino sempre di più all’età dei quarant’anni, senza sapere se ci sarà una svolta decisiva nella mia vita. E quindi continuo a girare senza una meta da poter raggiungere. Comunque ho avuto anche dei momenti, chiamiamoli così, di gloria, in cui mi sembrava che mi andasse tutto per il meglio. Ma purtroppo la vita è la vita, ci sono i dolori, quelli che non vorrebbe nessuno, ed allora non mi resta che affidarmi ad una sola persona nella meditazione della preghiera e cioè a Cristo il Salvatore.

Ecco che ad un certo punto la vita comincia ad assumere un significato ed un filo logico, tutto deve essere rapportato a Lui. Non si può sostenere che noi siamo nati dal nulla, ma da una forza più grande di noi. Una voce mi chiama, è la voce di colei che vuole che non perda tempo a scrivere rinchiuso nella mia stanza, ma a pensare e soprattutto a fare qualcosa, ma che cosa?

E’ da trentaquattro anni che ancora non riesco a capirlo, è forse perché non rientra nella mia mente di ragazzo che vuole vivere uno zingaro, sempre alla ricerca di cose nuove e non restare a impigrire nell’indifferenza della gente ipocrita ed ignobile.

Chiacchiere e solo chiacchiere questa è l’unica realtà a dispetto di coloro che credono che ci sarà un futuro migliore. Ci potrà pur essere un futuro migliore, ma per chi?

Scrivere per immergersi nei meandri più oscuri e intricati di questa vita terrena, liberarsi per un istante dalle preoccupazioni e lasciar volare liberi questi tuoi sogni, sentirsi come se ti fossi liberato da un gran dolore e ricominciare a scrivere con nuove idee, pensieri che nascono nella tua mente.

Avrei voluto essere tante cose, avrei voluto fare tante cose, ma come si sa non si può avere tutto nella vita. L’unica cosa di concreto che adesso ho è lei, l’unico ed insostituibile amore con cui poter scambiare gioie, dolori, da cui poter avere conforto e così continuare a sperare in un giorno migliore. Su tutto prevale sempre la ferrea legge del più forte, la voce di colei che incombe su di noi, creando scompigli tra noi giovani amanti desiderosi di avere tanto amore nel nostro cuore.

E ti senti perso, deluso, ma con una gran voglia dentro di combattere contro tutto e tutti per arrivare ad ottenere ad un certo punto quello che desideri da molto tempo. Tante volte mi sono chiesto: ma è vero, oppure è un sogno, questo sangue che ci unisce e che non riesco a distruggere per eliminarlo per sempre dalla mia vita.

Si può arrivare ad amare un figlio come si vuole? E’ come se fosse venuto il momento di dire la verità, quella che desidero da molto, ma credo che solo all’ultimo mio respiro potrà essere sì o no. Sarò anche crudele, acerbo ma ho i miei buoni motivi e sono molti. Ed allora perdersi nel vuoto della mia stanza, davanti al televisore ed immaginarsi di essere tu in quel medesimo istante a vivere quelle sensazioni. Ma poi riflettendoci bene ti accorgi che è tutta finzione, pochi sono i momenti che rispecchiano la realtà.

Allora ti dai una mossa per uscire da questo stato di ipnosi, e ricomincia la tragica e perenne realtà, oppure fissi il tuo sguardo su una foto od un oggetto, e ritornano alla mente quei dolci ricordi, di tempi perduti che non torneranno più.

Adesso quello che ci aspetta è l’avvenire che nessuno sa, mentre i ricordi restano nel più profondo del tuo io pronti a riemergere al momento opportuno e una voce di dentro ti dice di fermarti, di non continuare con questa storia, perché potresti farti del male. Ma io continuo superando ogni tipo di ostacolo, perché voglio che questa mia storia possa essere d’aiuto a tutti quelli che si sentono persi, esclusi, ed invogliarli a combattere contro l’ingiustizia e la corruzione.

E’ ora di fare chiarezza, di mettere ordine nella mia vita, perché altrimenti rischio di diventare paranoico, mentre cerco con tutta la mia buona volontà di cambiare, di essere diverso e di poter raggiungere non dico la perfezione, ma almeno la normalità.

Tra un bicchiere e l’altro ecco che ti senti confuso, la tua mente è come se fosse entrata in un giro vorticoso, che neanche tu riesci più a controllare. E parli della tua storia che per alcuni può essere retorica, mentre per altri si riconoscono in essa. Il mio difetto è forse quello di far vedere agli altri quello che sono e che faccio veramente. Ed eccoci giunti nel silenzio più profondo della notte, e la voglia di scrivere continua ancora. Ma nella riflessione più pura ecco che interviene il suono incessante di un’autoambulanza, che corre verso il centro della città.

Niente di tutto questo mi fa avvicinare a te, che adesso starai dormendo avvinghiata al tuo cuscino, sperando che possa essere io. Al dolce risveglio del mattino ti renderai conto che è stato uno dei tanti sogni che la mente ha concepito. Non ho sonno, da non riuscirlo a sopportarlo, che mi opprime, sento il bisogno di correre in bagno per rinfrescarmi un po’, ma anche l’acqua è troppo calda.

E comincio a gridare, ma poi mi ricordo di avere un ventilatore e così lo accendo, e finalmente comincio a sentire un po’ di fresco su tutto il corpo e non sudo più, così che le mie palpebre cominciano a chiudersi nella speranza di un sonno tranquillo ed un dolce risveglio diverso da tutti gli altri. Ma non è così, perché anche oggi i desideri espressi non si sono realizzati, e  sento la rabbia rodermi dentro, mentre con gli occhi cerco di «smirciare» che ora fa il mio orologio. E di tanto in tanto do uno sguardo al televisore che trasmette un programma musicale. Beata gioventù, come vorrei poter tornare indietro!

Ma lei, ancora lei, e sempre lei, mia madre, che guarda attraverso il buco della serratura per vedere cosa sto facendo, mentre dentro di me penso che arriverà un giorno, in cui tutto questo finirà. Il mio amore adesso cosa starà facendo? E cadi nel gioco infantile ed ingenuo di due ragazzi che si dichiarano il loro amore perenne. Anche l’amore a volte ha bisogno di dare libero sfogo alle proprie sensazioni, e vorresti che quegli attimi durassero in eterno, senza complicità di nessuno.

Ossessione che ancora una volta ti offusca la vista, il volto di colei che ti guarda con l ’occhio di un uccello rapace pronto a saltarti addosso e a fare giustizia. Vorrei tanto che mio padre mi parlasse nel sonno, ma chissà quando? A lui vorrei chiedere dei buoni consigli, e che decisione prendere, allora potrei sentirmi soddisfatto, oppure deluso.

Padre, perdonami se molte volte sono stato ingiusto con te, parlami, mostrati davanti a me, non lasciarmi nel buio baratro, nell’incertezza, nel dolore di non averti potuto dare il mio ultimo saluto. E parlando di te, torna il pianto di colei che ti stette sempre vicino, e che ora ti ricorda nelle sue preghiere, o viene al cimitero a portarti dei fiori.

Ore 14.30, tutto tace nella mia stanza, mentre butto giù su questo foglio la mia storia, a volte mi fermo per dare relax al mio pensiero, poi spicco di nuovo il volo e riprendo quota nell’immenso mondo sconosciuto delle relazioni umane. Bussano alla porta, è lei che ti invita ad andare a mangiare, ma non ho voglia, e continuo a scrivere.

Sperando che questa storia abbia un seguito o in bene, o in male, ad illuminarmi è la luce di una lampadina. Sguscio fuori dalla mia stanza per vedere se riesco a gustare una tazza di caffè. E grido verso di lei chiedendo perché il caffè non è ancora pronto, ma lei dorme placidamente sul divano facendo finta di non sentire la mia voce.

Allora a questo punto preferisco uscire. E dove si va? A fare due passi al centro, questo punto d’incontro quasi per tutti, cammino ed ecco che a un certo punto ti vedo sbucare da un angolo un mio amico che da molto tempo non vedo, Roberto, e così cominciamo a raccontarci della nostra vita e viene fuori che mi piacerebbe tanto se mi desse la possibilità di trovarmi un lavoro a Montreal (Canada).

Si, questo benedetto lavoro per cui non so a chi chiedere più aiuto, andando via da qui forse riuscirei a risolvere i miei problemi. Ore 18.00, l’ora di andare a prendere la ragazza al lavoro e, come al solito, l’ aspetto a lungo.

Finalmente eccola arrivare e le prospetto l’idea del lavoro a Montreal. Ma, come al solito, il suo viso si fa serio, e i suoi occhi pensierosi; acceleriamo il passo, altrimenti si perde il pullman per il paese, mentre io vago nel dubbio di una sua risposta. La mia mente si blocca, forse per colpa di un bicchierino di grappa bevuto troppo avidamente nella speranza di trovare una risposta.

Spremo il mio cervello, ma non ne viene fuori niente di buono, mentre di fronte a me leggo solo dei bigliettini religiosi, mentre tutta la stanza è inondata di un profumo di lavanda. Tosse, maledetta tosse, che non mi dà nemmeno modo di potermi concentrare sullo scrivere. Preso dalla smania di qualcosa di diverso, prendo il telecomando della televisione e comincio a fare «zapping». Solite cazzate su Rai Uno con il programma di cui non ricordo il nome, su Rai Due il telegiornale, su Rai Tre “Mi manda Lubrano”, Retequattro pubblicità, Canale 5 idem, ItaliaUno poliziesco, e via dicendo.

Ma ecco sento la porta aprirsi, è rientrata mia madre, allora mi affretto a chiudere la porta della mia stanza perché non voglio essere disturbato, mentre continuo a scrivere, ma mi viene fame ed allora vado in cucina con la speranza di trovare qualcosa di buono, mentre la televisione rimane accesa nella penombra.

Smetto di scrivere perché fanno vedere per televisione la seconda puntata del film. Morte di una strega, e quindi non vorrei perdermela. Freddo e tempo nuvoloso senza uno spiraglio di luce, come se ti volesse avvisare che dovrà accadere qualcosa di terribile, ma non si sa quando. Allora si resta a scrivere senza la voglia di uscire anche perché è presto e rileggo lo scritto precedente con la speranza di poter continuare, di avere  nuove idee. Con la penna fra le dita, la guardo e penso.

«Anche tu stai arrivando alla fine», poi mi giro e guardo il calendario, ed attendo il giorno in cui dovrò andare all’ufficio di collocamento per ritirare la ricevuta con il relativo numero di iscrizione al collocamento dello spettacolo. Squilla il teledrin ed il numero è quello del mio amico Giuseppe, allora mi affretto ad uscire e trovare una cabina per telefonare.

Trovo la cabina, telefono e devo andare da lui per parlare; arrivato ci salutiamo e parliamo di un certo lavoro, che in linea di massima mi hanno proposto molte volte. Ma io con molta calma gli rispondo che non mi interessa, mentre cerco di parlare d’altro. Poi vado via, faccio un giro per la città e rifletto su quante si fanno per vivere, guardo l’orologio e mi ricordo che devo andare da Stefano, il mio allievo di batteria, per fare lezioni, che ormai durano da molto tempo.

E come al solito cerco di insegnargli quello che ho messo a frutto nel corso della mia esperienza musicale. Ed eccoci giunti al giorno più esilarante e degno di significato, cioè il 14 Febbraio; festa di San Valentino. E’ la data in cui si dovrebbe sprigionare dal cuore tanto amore verso la persona amata ed io le porgo una rosa rossa segno del mio amore. Poi si va all’appuntamento con le mie cognate e rispettivo fidanzato e marito per decidere dove passare questa ricorrenza.

Prendo la parola esprimendo il desiderio di andare a mangiarci una pizza al ristorante “La Tavernetta”, anche per visitare il locale. Gli altri sono d’accordo, e giunti, entriamo, sembra un posto accogliente, ci sediamo e speriamo che anche il resto sia buono. Io ricordo di avere una bottiglia di vino bianco che ci ha regalato un amico  comune  e così chiedo a mio cognato se posso andarla a prendere e vado.

Rientrando mi siedo al mio posto e poso la bottiglia del vino, mentre il cameriere non riesce ad aprirla per colpa del tappo di sughero. Ma nessun problema, il tappo viene tolto dal mio padrino e così cominciamo a sorseggiarlo, mentre restiamo in attesa delle prenotazioni fatte. Sai che c’è, ne viene fuori una grande abbuffata, tanto che ci viene quel dolce, sottile, lieve assopimento e siamo costretti ad andare a casa a dormire. Uniformemente alla velocità spaziale si sprigionano i miei pensieri  dal freddo dell’inverno.

Penso di telefonare, ma non mi è possibile perché c’è la mia ombra nemica che me lo impedisce. Come la guerra di Sarajevo che non finirà mai, così è anche la mia storia che viene ogni tanto allontanata da nuove storie reali, o fuggendo via. Giusto il tempo di sgattaiolare fuori da quella situazione di imbarazzo, in cui mi sarei trovato se avessi perduto tempo.

Al ritorno di colei che cammina per casa con il suo passo pesante e di fretta, alla ricerca di un qualcosa che non riesco ad immaginare. Faccio una prova aprendo piano la porta, per cercare di rimettere a posto la scala. Guardo il mio teledrin nella speranza che squilli, ma tutto questo non avviene, forse dovrò staccarlo perché non posso continuare a pagarlo. Mondo ingiusto! A chi tanto, e a chi niente. Guardo l’orologio sono ancora le 20.00, mentre penso come sempre al domani nella speranza di un’attesa risposta.

Mi guardo allo specchio e si notano segni evidenti sul mio viso di tanta stanchezza e sofferenza. Oggi 8 Marzo avrei tanto desiderato fare un regalo alla mia amata, ma purtroppo non mi è possibile. Povero me, che destino infame e crudele! Ma ecco che ad un tratto mi torna alla mente una vecchia canzone del complesso dei “Collage”, “Tu mi rubi l’anima”. Non so che nesso ha con tutto questo, forse inconsciamente sto pensando al mio amore.

Era lì, davanti a me quella voglia opprimente di scrivere, di liberarmi di qualcosa che tenevo stretto nel più profondo  del mio cuore. Non sapevo se facevo bene oppure no a dirglielo, di questa mia decisione. Tutto o quasi era pronto, mancavano solo alcuni dettagli, dopo di che anche io avrei potuto spiccare il volo con la mia amata.

Ma, come si sa, in queste cose c’è sempre qualcuno che ti mette il bastone tra le ruote. Intanto il tempo passa ed io mi sento invaso da questo calore opprimente dell’estate che odio. E quindi sono costretto a fare una doccia, ma sento che le cose si complicano, forse dovrò andare in ospedale per fare dei controlli e sono chiuso nella mia stanza a scrivere su questo foglio bianco, e di là nel bagno mia madre dice qualcosa che non riesco a capire.

Vorrei uscire, ma non posso, altrimenti correrei il rischio di sentirmi male, e quindi sono costretto a stare nella mia stanza a scrivere. E prego il Signore che, se il mio destino è quello di morire, faccia che avvenga in modo che non mi accorga di nulla, oppure di non dare un’altra sofferenza alla mia amata, che già è stata colpita in precedenza dalla perdita della persona cara.

Certe volte penso «Chissà quale sarà il mio destino» altre volte «Ma vada come meglio crede». Questo forse perché dipende da stati di tensione, disturbi emotivi, senso di insicurezza e paure immotivate anche accompagnate da manifestazioni depressive, nervosismo, difficoltà di contatto ed insonnia.

Ho bisogno di uscire, di svagarmi, ma dove vado? Non ho voglia di fare sempre le stesse cose. Torno giù per vedere se è arrivata la posta, ma anche questa volta niente che mi dia speranza. Mi sono accorto che più passa il tempo, e più la gente diventa cattiva, egoista, di questo passo dove andremo a finire?   Intanto mia madre è uscita, ed io sono solo in casa, pensando se il mio amore  verrà a trovarmi in ospedale. Ed infatti eccomi qui in ospedale, ma non per il motivo che ho accennato prima, ma per una caduta dal motorino. Rabbia ed altro mi prendono e penso «Ma è possibile che devono succedere tutte a me ?».

Ora sono costretto a tenere il gesso per quaranta giorni, ma quello che mi dà più fastidio è che fa anche molto caldo; quindi vi lascio immaginare. Finalmente i quaranta giorni passano tra le diverse visite di controllo, e finalmente tutto è a posto, viene eseguita la rimozione del gesso al braccio destro. Purtroppo in questa situazione ho perso del lavoro nel campo musicale, ma non mi sono abbattuto.

Anzi ho allestito una bancarella del libro di poesie che ho fatto, grazie all’aiuto del mio amico Orlando che mi ha dato la possibilità di farmi guadagnare qualcosa. E così, in quindici giorni, ho venduto settanta o ottanta copie, oltre alla pubblicità sui giornali, per radio e televisione.

Sarò anche presuntuoso e orgoglioso ma la mia più grande aspirazione è quella di essere conosciuto nell’ambito regionale, nazionale e mondiale. So che ci vorrà tempo, ma, con la testa dura e la forza di volontà che ho, prima o poi ci riuscirò. A questo punto non mi resta che mandare una lettera di protesta a dei giornali a livello nazionale, con la speranza che me la pubblichino. Perché a livello regionale già me l’hanno pubblicata senza nessun risultato, tanto si sa che nessuno è profeta in patria.

L’unica cosa che dico è che poi non si devono lamentare quando sentiranno parlare male di loro. Ma è possibile che se viene uno qualsiasi di fuori, che magari non sa fare niente, viene apprezzato, mentre uno del luogo non è tenuto in considerazione? Solo perché ha una raccomandazione o ha dato una tangente si crede di essere il Padreterno?

Poi alla fine i risultati si vedrà se qualcuno vale veramente qualcosa, oppure se è tutta una messa in scena. Ed è per questo che io combatterò fino alla morte perché le cose vengano fatte con giustizia. E si ricordino quelle persone che si credono di essere più intelligenti degli altri, che per quello che fanno su questa terra, poi, quando sarà giunto il momento, dovranno renderne conto a Dio. E così eccoci giunti alla festa della Madonna delle Stelle che ricorre il giorno 22 di Agosto, come al solito grande festa e gente che viene da ogni parte.

La giornata è buona e quindi Rita ed io facciamo una passeggiata dando uno sguardo alle migliaia di bancarelle che vi sono; dopo di che si va in chiesa per dire una preghiera. Infine si ritorna a casa per mangiare qualcosa, poi verso sera si ritorna al Santuario ma in compagnia delle mie cognate. La chiesa è semipiena, restiamo un po’ in piedi, poi mia cognata mi chiede se vogliamo sederci e così ci sediamo per un po’.

Mentre guardiamo la gente che dà la sua offerta alla statua della Madonna, mentre altri acquistano le piccole fotografie, ecc, io nella grande confusione cerco di concentrarmi per dire qualche preghiera, ma mi è molto difficile. Ad un certo punto ci alziamo, salutiamo ed andiamo via, mentre la gente continua ad arrivare. E così per il momento le feste sono finite, ora bisogna attendere nei mesi più avanti.

E’ tornato l’inverno e ho ripreso a scrivere per vedere se riesco a concludere questa mia ultima fatica letteraria. Dall’ultima volta che ho lasciato non è cambiato niente in bene, ma in peggio. Nel senso che la tipografia vuole essere pagata, anche se sto cercando di vendere questo benedetto libro di poesie.

Anche se cerchi di parlare con qualcuno per sfogarti, non riesci a trovare nessuno che capisce a fondo il mio problema. Anche perché questa società crea ed ha creato dei problemi a tutti. Spero che la tipografia non mi mandi qualche lettera di avvertimento, altrimenti sono spacciato; già ho parlato con un mio amico che mi ha detto che se sorgerà qualche problema andremo da suo fratello avvocato per vedere di aggiustare la questione. Ci si mette anche il tempo che è nuvoloso e piove, speriamo che più tardi smetta, altrimenti non potrò uscire e quindi mettere la bancarella dei libri per il corso, con la speranza di vendere qualcosa.

L’unica soddisfazione è che almeno due persone importanti cui ho mandato il libro di poesie, il Papa ed il Presidente della Repubblica, hanno avuto degli apprezzamenti nei miei riguardi. Comunque continuo a mandare fax e libro di poesie con relativa lettera di protesta a vari critici d’arte. Come si dice la speranza è l’ultima a morire, oppure finche c’è vita c’è speranza. Cerco di arrampicarmi sugli specchi, ma non ci riesco, ogni tanto guardo l’ora per vedere se riesco a concretizzare qualche pensiero su questo foglio bianco. Mentre sento i passi pesanti di mia madre che vanno su e giù per la casa, e mi danno terribilmente fastidio perché non riesco a concentrarmi. Quello che sto scrivendo non mi attira tanto, sento che manca di qualcosa, ma non riesco a capire cosa, forse sono cose troppo puerili per gente acculturata, o non riesco a esprimere quello che voglio dire. 

Oggi 23 settembre 1997 mi è anche arrivato un bimestrale di cultura-arte-scienze con la pubblicazione di una mia poesia dal titolo “EVASIONE”, mi dovrebbe arrivare anche un altro giornale con la recensione del mio ultimo libro di poesie, ma non si vede la via.  Poi ho ragione di credere ai proverbi antichi che non sbagliano mai e cioè «chi fa da sé, fa per tre». Pensandoci bene però questo lo può dire chi sta bene economicamente, mentre il poveraccio rimane sempre uguale, «chi è pieno non crede a chi è digiuno».

Guardo dalla finestra, ancora piove, non so, forse sarò ripetitivo, ma sento che questo lavoro sta perdendo di valore, non prosegue secondo i miei piani. Sento la mia mente libera da ogni cosa, non so che fare se continuare a scrivere, oppure uscire, ho notato che, avendo qualcosa da fare e quindi tenendo impegnato il cervello, non pensi a cose brutte, anzi accresci la cultura personale. Tutti mi dicono cosa fare e cosa dire, ma io non voglio ascoltare nessuno, perché sono come San Tommaso, se non vedo non credo.

Perché così facendo ci si accorge dove si è sbagliato e si cerca di fare meglio la prossima volta. Ripeto l’unica persona di cui uno si può fidare ciecamente è Dio, è inutile che se ne escono con discorsi che non hanno senso. Dio è la verità, la bellezza, il sicuro ancoraggio della ragione ci viene da lui.

Piove incessantemente da due giorni e non c’è segno di ripresa, ed io sono costretto a rimanere a casa perché odio la pioggia. Ma nonostante tutto questo, ieri sera sono uscito e mi sono recato a trovare il mio amico Michelangelo nel suo studio di pittura, il quale stava alle prese con un quadro dal titolo “Paternità” e così, tra un discorso e un altro, è venuto fuori il titolo dell’opera o del mio racconto autobiografico e cioè: “Tormenti precari”. Spiegazione? E’ che al mondo di oggi tutto è precario e che quindi, non essendoci una via di sbocco, ho questi tormenti.

Anche il mio telefono cellulare non dà segni di vita, tutto tace, ci si mette anche la schiena che non smette di perseguitarmi. Noia, maledetta noia, come dice anche Franco Califano in una sua canzone, meno male che oggi pomeriggio uscirò per fare delle commissioni. Un altro amico ha spiccato il volo, si è sposato, dopo undici anni di fidanzamento, mentre il mio vecchio amico Roberto è alle prese con due sorelle, cerca di conquistare il loro amore, perché ognuno ha bisogno dell’altro. E così chi corona il suo sogno d’amore, che va alla conquista, e chi muore. E si, un altro amico ci ha lasciato, è inutile che uno cerca di darsi da fare come meglio può, quando il destino è quello, non c’è niente da fare, tutti dobbiamo morire.

Ha ragione Cotroneo che scrive che la letteratura non ha più valori in sé: ha vincenti e perdenti; come nel calcio, nella politica, nello spettacolo. Se è così, riuscirò a trovare un editore disposto a pubblicare e divulgare a sue spese, questa mia opera? O, come dice sempre Roberto Cotroneo, non è roba da scrittori, ma soltanto una faccenda per editori?

Ipocrisia, sì quanta ipocrisia in questo mondo di ladri, dove regna solo l’egoismo, mentre io, giorno dopo giorno, mi perdo nella mia solitudine e cerco di eliminarla vagando in cerca di qualcuno che mi possa far sentir felice almeno per un attimo. Ora che mia madre è partita per Roma, la mia mano scorre veloce sul foglio di carta bianca e sembra di non volersi fermare mentre mio fratello, indifferente come sempre, riposa per un dolce risveglio al mattino seguente.

Ora ci mancava anche il mal di testa che mi perseguita da tre o quattro giorni, sarà forse colpa della cervicale, o del freddo. Rimane accesa nella mia stanza una stufa elettrica, per potermi riscaldare. Ed ecco che ancora una volta nevica, è tornato l’inverno, mentre io, immerso nei miei pensieri, cerco di ricordare qualcosa del passato e potermi così convincere che era meglio prima.

Anche Ottobre se ne sta andando, si avvicina il mese dei morti, che mi ricorda di andare a trovare mio padre al cimitero di Montagano per portargli o dei fiori o qualche lumino e dirgli delle preghiere. Che brutta cosa la solitudine, povero chi ci capita, sembra di impazzire, tra poco finalmente uscirò per fare delle commissioni. Attendo con ansia il postino che mi porti qualche buona notizia. C’è da dire che ho tentato tutte le strade possibili ed immaginabili, l’ultima che sto cercando di fare è via Internet, infatti già ho inviato settantasei messaggi in tutto il mondo con la speranza che qualcuno mi risponda.