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Era lei, (sì) che decise
d’essere mia madre, mettendomi al mondo e aspettando quello che mi sarebbe
successo col passare degli anni. Tra la gioia di amici, parenti, e vagando
da una città all’altra, mi resi conto di quanto potesse essere
interessante scoprire le cose più importanti d’ogni città, e come poteva
diventare importante ad una certa età acquisire il senso della libertà.
Poi, ad un certo momento ecco il gran dolore che ancora porto dentro di
me, cioè la morte di mio padre, avvenuta mentre si stava delineando il mio
destino, la mia vita.
Era il solo che in certi
momenti mi sapeva anche capire ed amare, ed io dopo la sua morte, rimasi
chiuso nel mio guscio come una lumaca e sempre alla ricerca di un qualcuno
o qualcuna che mi sapesse amare e comprendere. Ma è lei mia madre che
comanda come un generale i suoi soldati ed io così mi sento certe volte,
nella convinzione di essere nato sotto una cattiva stella, o, come si suol
dire, essere nato «senza lo straccio di una camicia».
Intanto il tempo passa ed
io mi avvicino sempre di più all’età dei quarant’anni, senza sapere se ci
sarà una svolta decisiva nella mia vita. E quindi continuo a girare senza
una meta da poter raggiungere. Comunque ho avuto anche dei momenti,
chiamiamoli così, di gloria, in cui mi sembrava che mi andasse tutto per
il meglio. Ma purtroppo la vita è la vita, ci sono i dolori, quelli che
non vorrebbe nessuno, ed allora non mi resta che affidarmi ad una sola
persona nella meditazione della preghiera e cioè a Cristo il Salvatore.
Ecco che ad un certo
punto la vita comincia ad assumere un significato ed un filo logico, tutto
deve essere rapportato a Lui. Non si può sostenere che noi siamo nati dal
nulla, ma da una forza più grande di noi. Una voce mi chiama, è la voce di
colei che vuole che non perda tempo a scrivere rinchiuso nella mia stanza,
ma a pensare e soprattutto a fare qualcosa, ma che cosa?
E’ da trentaquattro anni
che ancora non riesco a capirlo, è forse perché non rientra nella mia
mente di ragazzo che vuole vivere uno zingaro, sempre alla ricerca di cose
nuove e non restare a impigrire nell’indifferenza della gente ipocrita ed
ignobile.
Chiacchiere e solo
chiacchiere questa è l’unica realtà a dispetto di coloro che credono che
ci sarà un futuro migliore. Ci potrà pur essere un futuro migliore, ma per
chi?
Scrivere per immergersi
nei meandri più oscuri e intricati di questa vita terrena, liberarsi per
un istante dalle preoccupazioni e lasciar volare liberi questi tuoi sogni,
sentirsi come se ti fossi liberato da un gran dolore e ricominciare a
scrivere con nuove idee, pensieri che nascono nella tua mente.
Avrei voluto essere tante
cose, avrei voluto fare tante cose, ma come si sa non si può avere tutto
nella vita. L’unica cosa di concreto che adesso ho è lei, l’unico ed
insostituibile amore con cui poter scambiare gioie, dolori, da cui poter
avere conforto e così continuare a sperare in un giorno migliore. Su tutto
prevale sempre la ferrea legge del più forte, la voce di colei che incombe
su di noi, creando scompigli tra noi giovani amanti desiderosi di avere
tanto amore nel nostro cuore.
E ti senti perso, deluso,
ma con una gran voglia dentro di combattere contro tutto e tutti per
arrivare ad ottenere ad un certo punto quello che desideri da molto tempo.
Tante volte mi sono chiesto: ma è vero, oppure è un sogno, questo sangue
che ci unisce e che non riesco a distruggere per eliminarlo per sempre
dalla mia vita.
Si può arrivare ad amare
un figlio come si vuole? E’ come se fosse venuto il momento di dire la
verità, quella che desidero da molto, ma credo che solo all’ultimo mio
respiro potrà essere sì o no. Sarò anche crudele, acerbo ma ho i miei
buoni motivi e sono molti. Ed allora perdersi nel vuoto della mia stanza,
davanti al televisore ed immaginarsi di essere tu in quel medesimo istante
a vivere quelle sensazioni. Ma poi riflettendoci bene ti accorgi che è
tutta finzione, pochi sono i momenti che rispecchiano la realtà.
Allora ti dai una mossa
per uscire da questo stato di ipnosi, e ricomincia la tragica e perenne
realtà, oppure fissi il tuo sguardo su una foto od un oggetto, e ritornano
alla mente quei dolci ricordi, di tempi perduti che non torneranno più.
Adesso quello che ci
aspetta è l’avvenire che nessuno sa, mentre i ricordi restano nel più
profondo del tuo io pronti a riemergere al momento opportuno e una voce di
dentro ti dice di fermarti, di non continuare con questa storia, perché
potresti farti del male. Ma io continuo superando ogni tipo di ostacolo,
perché voglio che questa mia storia possa essere d’aiuto a tutti quelli
che si sentono persi, esclusi, ed invogliarli a combattere contro
l’ingiustizia e la corruzione.
E’ ora di fare chiarezza,
di mettere ordine nella mia vita, perché altrimenti rischio di diventare
paranoico, mentre cerco con tutta la mia buona volontà di cambiare, di
essere diverso e di poter raggiungere non dico la perfezione, ma almeno la
normalità.
Tra un bicchiere e
l’altro ecco che ti senti confuso, la tua mente è come se fosse entrata in
un giro vorticoso, che neanche tu riesci più a controllare. E parli della
tua storia che per alcuni può essere retorica, mentre per altri si
riconoscono in essa. Il mio difetto è forse quello di far vedere agli
altri quello che sono e che faccio veramente. Ed eccoci giunti nel
silenzio più profondo della notte, e la voglia di scrivere continua
ancora. Ma nella riflessione più pura ecco che interviene il suono
incessante di un’autoambulanza, che corre verso il centro della città.
Niente di tutto questo mi
fa avvicinare a te, che adesso starai dormendo avvinghiata al tuo cuscino,
sperando che possa essere io. Al dolce risveglio del mattino ti renderai
conto che è stato uno dei tanti sogni che la mente ha concepito. Non ho
sonno, da non riuscirlo a sopportarlo, che mi opprime, sento il bisogno di
correre in bagno per rinfrescarmi un po’, ma anche l’acqua è troppo calda.
E comincio a gridare, ma
poi mi ricordo di avere un ventilatore e così lo accendo, e finalmente
comincio a sentire un po’ di fresco su tutto il corpo e non sudo più, così
che le mie palpebre cominciano a chiudersi nella speranza di un sonno
tranquillo ed un dolce risveglio diverso da tutti gli altri. Ma non è
così, perché anche oggi i desideri espressi non si sono realizzati, e
sento la rabbia rodermi dentro, mentre con gli occhi cerco di «smirciare»
che ora fa il mio orologio. E di tanto in tanto do uno sguardo al
televisore che trasmette un programma musicale. Beata gioventù, come
vorrei poter tornare indietro!
Ma lei, ancora lei, e
sempre lei, mia madre, che guarda attraverso il buco della serratura per
vedere cosa sto facendo, mentre dentro di me penso che arriverà un giorno,
in cui tutto questo finirà. Il mio amore adesso cosa starà facendo? E cadi
nel gioco infantile ed ingenuo di due ragazzi che si dichiarano il loro
amore perenne. Anche l’amore a volte ha bisogno di dare libero sfogo alle
proprie sensazioni, e vorresti che quegli attimi durassero in eterno,
senza complicità di nessuno.
Ossessione che ancora una
volta ti offusca la vista, il volto di colei che ti guarda con l ’occhio
di un uccello rapace pronto a saltarti addosso e a fare giustizia. Vorrei
tanto che mio padre mi parlasse nel sonno, ma chissà quando? A lui vorrei
chiedere dei buoni consigli, e che decisione prendere, allora potrei
sentirmi soddisfatto, oppure deluso.
Padre, perdonami se molte
volte sono stato ingiusto con te, parlami, mostrati davanti a me, non
lasciarmi nel buio baratro, nell’incertezza, nel dolore di non averti
potuto dare il mio ultimo saluto. E parlando di te, torna il pianto di
colei che ti stette sempre vicino, e che ora ti ricorda nelle sue
preghiere, o viene al cimitero a portarti dei fiori.
Ore 14.30, tutto tace
nella mia stanza, mentre butto giù su questo foglio la mia storia, a volte
mi fermo per dare relax al mio pensiero, poi spicco di nuovo il volo e
riprendo quota nell’immenso mondo sconosciuto delle relazioni umane.
Bussano alla porta, è lei che ti invita ad andare a mangiare, ma non ho
voglia, e continuo a scrivere.
Sperando che questa
storia abbia un seguito o in bene, o in male, ad illuminarmi è la luce di
una lampadina. Sguscio fuori dalla mia stanza per vedere se riesco a
gustare una tazza di caffè. E grido verso di lei chiedendo perché il caffè
non è ancora pronto, ma lei dorme placidamente sul divano facendo finta di
non sentire la mia voce.
Allora a questo punto
preferisco uscire. E dove si va? A fare due passi al centro, questo punto
d’incontro quasi per tutti, cammino ed ecco che a un certo punto ti vedo
sbucare da un angolo un mio amico che da molto tempo non vedo, Roberto, e
così cominciamo a raccontarci della nostra vita e viene fuori che mi
piacerebbe tanto se mi desse la possibilità di trovarmi un lavoro a
Montreal (Canada).
Si, questo benedetto
lavoro per cui non so a chi chiedere più aiuto, andando via da qui forse
riuscirei a risolvere i miei problemi. Ore 18.00, l’ora di andare a
prendere la ragazza al lavoro e, come al solito, l’ aspetto a lungo.
Finalmente eccola
arrivare e le prospetto l’idea del lavoro a Montreal. Ma, come al solito,
il suo viso si fa serio, e i suoi occhi pensierosi; acceleriamo il passo,
altrimenti si perde il pullman per il paese, mentre io vago nel dubbio di
una sua risposta. La mia mente si blocca, forse per colpa di un
bicchierino di grappa bevuto troppo avidamente nella speranza di trovare
una risposta.
Spremo il mio cervello,
ma non ne viene fuori niente di buono, mentre di fronte a me leggo solo
dei bigliettini religiosi, mentre tutta la stanza è inondata di un profumo
di lavanda. Tosse, maledetta tosse, che non mi dà nemmeno modo di potermi
concentrare sullo scrivere. Preso dalla smania di qualcosa di diverso,
prendo il telecomando della televisione e comincio a fare «zapping».
Solite cazzate su Rai Uno con il programma di cui non ricordo il nome, su
Rai Due il telegiornale, su Rai Tre “Mi manda Lubrano”, Retequattro
pubblicità, Canale 5 idem, ItaliaUno poliziesco, e via dicendo.
Ma ecco sento la porta
aprirsi, è rientrata mia madre, allora mi affretto a chiudere la porta
della mia stanza perché non voglio essere disturbato, mentre continuo a
scrivere, ma mi viene fame ed allora vado in cucina con la speranza di
trovare qualcosa di buono, mentre la televisione rimane accesa nella
penombra.
Smetto di scrivere perché
fanno vedere per televisione la seconda puntata del film. Morte di una
strega, e quindi non vorrei perdermela. Freddo e tempo nuvoloso senza uno
spiraglio di luce, come se ti volesse avvisare che dovrà accadere qualcosa
di terribile, ma non si sa quando. Allora si resta a scrivere senza la
voglia di uscire anche perché è presto e rileggo lo scritto precedente con
la speranza di poter continuare, di avere nuove idee. Con la penna fra le
dita, la guardo e penso.
«Anche tu stai arrivando
alla fine», poi mi giro e guardo il calendario, ed attendo il giorno in
cui dovrò andare all’ufficio di collocamento per ritirare la ricevuta con
il relativo numero di iscrizione al collocamento dello spettacolo. Squilla
il teledrin ed il numero è quello del mio amico Giuseppe, allora mi
affretto ad uscire e trovare una cabina per telefonare.
Trovo la cabina, telefono
e devo andare da lui per parlare; arrivato ci salutiamo e parliamo di un
certo lavoro, che in linea di massima mi hanno proposto molte volte. Ma io
con molta calma gli rispondo che non mi interessa, mentre cerco di parlare
d’altro. Poi vado via, faccio un giro per la città e rifletto su quante si
fanno per vivere, guardo l’orologio e mi ricordo che devo andare da
Stefano, il mio allievo di batteria, per fare lezioni, che ormai durano da
molto tempo.
E come al solito cerco di
insegnargli quello che ho messo a frutto nel corso della mia esperienza
musicale. Ed eccoci giunti al giorno più esilarante e degno di
significato, cioè il 14 Febbraio; festa di San Valentino. E’ la data in
cui si dovrebbe sprigionare dal cuore tanto amore verso la persona amata
ed io le porgo una rosa rossa segno del mio amore. Poi si va
all’appuntamento con le mie cognate e rispettivo fidanzato e marito per
decidere dove passare questa ricorrenza.
Prendo la parola
esprimendo il desiderio di andare a mangiarci una pizza al ristorante “La
Tavernetta”, anche per visitare il locale. Gli altri sono d’accordo, e
giunti, entriamo, sembra un posto accogliente, ci sediamo e speriamo che
anche il resto sia buono. Io ricordo di avere una bottiglia di vino bianco
che ci ha regalato un amico comune e così chiedo a mio cognato se posso
andarla a prendere e vado.
Rientrando mi siedo al
mio posto e poso la bottiglia del vino, mentre il cameriere non riesce ad
aprirla per colpa del tappo di sughero. Ma nessun problema, il tappo viene
tolto dal mio padrino e così cominciamo a sorseggiarlo, mentre restiamo in
attesa delle prenotazioni fatte. Sai che c’è, ne viene fuori una grande
abbuffata, tanto che ci viene quel dolce, sottile, lieve assopimento e
siamo costretti ad andare a casa a dormire. Uniformemente alla velocità
spaziale si sprigionano i miei pensieri dal freddo dell’inverno.
Penso di telefonare, ma
non mi è possibile perché c’è la mia ombra nemica che me lo impedisce.
Come la guerra di Sarajevo che non finirà mai, così è anche la mia storia
che viene ogni tanto allontanata da nuove storie reali, o fuggendo via.
Giusto il tempo di sgattaiolare fuori da quella situazione di imbarazzo,
in cui mi sarei trovato se avessi perduto tempo.
Al ritorno di colei che
cammina per casa con il suo passo pesante e di fretta, alla ricerca di un
qualcosa che non riesco ad immaginare. Faccio una prova aprendo piano la
porta, per cercare di rimettere a posto la scala. Guardo il mio teledrin
nella speranza che squilli, ma tutto questo non avviene, forse dovrò
staccarlo perché non posso continuare a pagarlo. Mondo ingiusto! A chi
tanto, e a chi niente. Guardo l’orologio sono ancora le 20.00, mentre
penso come sempre al domani nella speranza di un’attesa risposta.
Mi guardo allo specchio e
si notano segni evidenti sul mio viso di tanta stanchezza e sofferenza.
Oggi 8 Marzo avrei tanto desiderato fare un regalo alla mia amata, ma
purtroppo non mi è possibile. Povero me, che destino infame e crudele! Ma
ecco che ad un tratto mi torna alla mente una vecchia canzone del
complesso dei “Collage”, “Tu mi rubi l’anima”. Non so che nesso ha con
tutto questo, forse inconsciamente sto pensando al mio amore.
Era lì, davanti a me
quella voglia opprimente di scrivere, di liberarmi di qualcosa che tenevo
stretto nel più profondo del mio cuore. Non sapevo se facevo bene oppure
no a dirglielo, di questa mia decisione. Tutto o quasi era pronto,
mancavano solo alcuni dettagli, dopo di che anche io avrei potuto spiccare
il volo con la mia amata.
Ma, come si sa, in queste
cose c’è sempre qualcuno che ti mette il bastone tra le ruote. Intanto il
tempo passa ed io mi sento invaso da questo calore opprimente dell’estate
che odio. E quindi sono costretto a fare una doccia, ma sento che le cose
si complicano, forse dovrò andare in ospedale per fare dei controlli e
sono chiuso nella mia stanza a scrivere su questo foglio bianco, e di là
nel bagno mia madre dice qualcosa che non riesco a capire.
Vorrei uscire, ma non
posso, altrimenti correrei il rischio di sentirmi male, e quindi sono
costretto a stare nella mia stanza a scrivere. E prego il Signore che, se
il mio destino è quello di morire, faccia che avvenga in modo che non mi
accorga di nulla, oppure di non dare un’altra sofferenza alla mia amata,
che già è stata colpita in precedenza dalla perdita della persona cara.
Certe volte penso «Chissà
quale sarà il mio destino» altre volte «Ma vada come meglio crede». Questo
forse perché dipende da stati di tensione, disturbi emotivi, senso di
insicurezza e paure immotivate anche accompagnate da manifestazioni
depressive, nervosismo, difficoltà di contatto ed insonnia.
Ho bisogno di uscire, di
svagarmi, ma dove vado? Non ho voglia di fare sempre le stesse cose. Torno
giù per vedere se è arrivata la posta, ma anche questa volta niente che mi
dia speranza. Mi sono accorto che più passa il tempo, e più la gente
diventa cattiva, egoista, di questo passo dove andremo a finire?
Intanto mia madre è uscita, ed io sono solo in casa, pensando se il mio
amore verrà a trovarmi in ospedale. Ed infatti eccomi qui in ospedale, ma
non per il motivo che ho accennato prima, ma per una caduta dal motorino.
Rabbia ed altro mi prendono e penso «Ma è possibile che devono succedere
tutte a me ?».
Ora sono costretto a
tenere il gesso per quaranta giorni, ma quello che mi dà più fastidio è
che fa anche molto caldo; quindi vi lascio immaginare. Finalmente i
quaranta giorni passano tra le diverse visite di controllo, e finalmente
tutto è a posto, viene eseguita la rimozione del gesso al braccio destro.
Purtroppo in questa situazione ho perso del lavoro nel campo musicale, ma
non mi sono abbattuto.
Anzi ho allestito una
bancarella del libro di poesie che ho fatto, grazie all’aiuto del mio
amico Orlando che mi ha dato la possibilità di farmi guadagnare qualcosa.
E così, in quindici giorni, ho venduto settanta o ottanta copie, oltre
alla pubblicità sui giornali, per radio e televisione.
Sarò anche presuntuoso e
orgoglioso ma la mia più grande aspirazione è quella di essere conosciuto
nell’ambito regionale, nazionale e mondiale. So che ci vorrà tempo, ma,
con la testa dura e la forza di volontà che ho, prima o poi ci riuscirò. A
questo punto non mi resta che mandare una lettera di protesta a dei
giornali a livello nazionale, con la speranza che me la pubblichino.
Perché a livello regionale già me l’hanno pubblicata senza nessun
risultato, tanto si sa che nessuno è profeta in patria.
L’unica cosa che dico è
che poi non si devono lamentare quando sentiranno parlare male di loro. Ma
è possibile che se viene uno qualsiasi di fuori, che magari non sa fare
niente, viene apprezzato, mentre uno del luogo non è tenuto in
considerazione? Solo perché ha una raccomandazione o ha dato una tangente
si crede di essere il Padreterno?
Poi alla fine i risultati
si vedrà se qualcuno vale veramente qualcosa, oppure se è tutta una messa
in scena. Ed è per questo che io combatterò fino alla morte perché le cose
vengano fatte con giustizia. E si ricordino quelle persone che si credono
di essere più intelligenti degli altri, che per quello che fanno su questa
terra, poi, quando sarà giunto il momento, dovranno renderne conto a Dio.
E così eccoci giunti alla festa della Madonna delle Stelle che ricorre il
giorno 22 di Agosto, come al solito grande festa e gente che viene da ogni
parte.
La giornata è buona e
quindi Rita ed io facciamo una passeggiata dando uno sguardo alle migliaia
di bancarelle che vi sono; dopo di che si va in chiesa per dire una
preghiera. Infine si ritorna a casa per mangiare qualcosa, poi verso sera
si ritorna al Santuario ma in compagnia delle mie cognate. La chiesa è
semipiena, restiamo un po’ in piedi, poi mia cognata mi chiede se vogliamo
sederci e così ci sediamo per un po’.
Mentre guardiamo la gente
che dà la sua offerta alla statua della Madonna, mentre altri acquistano
le piccole fotografie, ecc, io nella grande confusione cerco di
concentrarmi per dire qualche preghiera, ma mi è molto difficile. Ad un
certo punto ci alziamo, salutiamo ed andiamo via, mentre la gente continua
ad arrivare. E così per il momento le feste sono finite, ora bisogna
attendere nei mesi più avanti.
E’ tornato l’inverno e ho
ripreso a scrivere per vedere se riesco a concludere questa mia ultima
fatica letteraria. Dall’ultima volta che ho lasciato non è cambiato niente
in bene, ma in peggio. Nel senso che la tipografia vuole essere pagata,
anche se sto cercando di vendere questo benedetto libro di poesie.
Anche se cerchi di
parlare con qualcuno per sfogarti, non riesci a trovare nessuno che
capisce a fondo il mio problema. Anche perché questa società crea ed ha
creato dei problemi a tutti. Spero che la tipografia non mi mandi qualche
lettera di avvertimento, altrimenti sono spacciato; già ho parlato con un
mio amico che mi ha detto che se sorgerà qualche problema andremo da suo
fratello avvocato per vedere di aggiustare la questione. Ci si mette anche
il tempo che è nuvoloso e piove, speriamo che più tardi smetta, altrimenti
non potrò uscire e quindi mettere la bancarella dei libri per il corso,
con la speranza di vendere qualcosa.
L’unica soddisfazione è
che almeno due persone importanti cui ho mandato il libro di poesie, il
Papa ed il Presidente della Repubblica, hanno avuto degli apprezzamenti
nei miei riguardi. Comunque continuo a mandare fax e libro di poesie con
relativa lettera di protesta a vari critici d’arte. Come si dice la
speranza è l’ultima a morire, oppure finche c’è vita c’è speranza. Cerco
di arrampicarmi sugli specchi, ma non ci riesco, ogni tanto guardo l’ora
per vedere se riesco a concretizzare qualche pensiero su questo foglio
bianco. Mentre sento i passi pesanti di mia madre che vanno su e giù per
la casa, e mi danno terribilmente fastidio perché non riesco a
concentrarmi. Quello che sto scrivendo non mi attira tanto, sento che
manca di qualcosa, ma non riesco a capire cosa, forse sono cose troppo
puerili per gente acculturata, o non riesco a esprimere quello che voglio
dire.
Oggi 23 settembre 1997 mi
è anche arrivato un bimestrale di cultura-arte-scienze con la
pubblicazione di una mia poesia dal titolo “EVASIONE”, mi dovrebbe
arrivare anche un altro giornale con la recensione del mio ultimo libro di
poesie, ma non si vede la via. Poi ho ragione di credere ai proverbi
antichi che non sbagliano mai e cioè «chi fa da sé, fa per tre».
Pensandoci bene però questo lo può dire chi sta bene economicamente,
mentre il poveraccio rimane sempre uguale, «chi è pieno non crede a chi è
digiuno».
Guardo dalla finestra,
ancora piove, non so, forse sarò ripetitivo, ma sento che questo lavoro
sta perdendo di valore, non prosegue secondo i miei piani. Sento la mia
mente libera da ogni cosa, non so che fare se continuare a scrivere,
oppure uscire, ho notato che, avendo qualcosa da fare e quindi tenendo
impegnato il cervello, non pensi a cose brutte, anzi accresci la cultura
personale. Tutti mi dicono cosa fare e cosa dire, ma io non voglio
ascoltare nessuno, perché sono come San Tommaso, se non vedo non credo.
Perché così facendo ci si
accorge dove si è sbagliato e si cerca di fare meglio la prossima volta.
Ripeto l’unica persona di cui uno si può fidare ciecamente è Dio, è
inutile che se ne escono con discorsi che non hanno senso. Dio è la
verità, la bellezza, il sicuro ancoraggio della ragione ci viene da lui.
Piove incessantemente da
due giorni e non c’è segno di ripresa, ed io sono costretto a rimanere a
casa perché odio la pioggia. Ma nonostante tutto questo, ieri sera sono
uscito e mi sono recato a trovare il mio amico Michelangelo nel suo studio
di pittura, il quale stava alle prese con un quadro dal titolo “Paternità”
e così, tra un discorso e un altro, è venuto fuori il titolo dell’opera o
del mio racconto autobiografico e cioè: “Tormenti precari”. Spiegazione?
E’ che al mondo di oggi tutto è precario e che quindi, non essendoci una
via di sbocco, ho questi tormenti.
Anche il mio telefono
cellulare non dà segni di vita, tutto tace, ci si mette anche la schiena
che non smette di perseguitarmi. Noia, maledetta noia, come dice anche
Franco Califano in una sua canzone, meno male che oggi pomeriggio uscirò
per fare delle commissioni. Un altro amico ha spiccato il volo, si è
sposato, dopo undici anni di fidanzamento, mentre il mio vecchio amico
Roberto è alle prese con due sorelle, cerca di conquistare il loro amore,
perché ognuno ha bisogno dell’altro. E così chi corona il suo sogno
d’amore, che va alla conquista, e chi muore. E si, un altro amico ci ha
lasciato, è inutile che uno cerca di darsi da fare come meglio può, quando
il destino è quello, non c’è niente da fare, tutti dobbiamo morire.
Ha ragione Cotroneo che
scrive che la letteratura non ha più valori in sé: ha vincenti e perdenti;
come nel calcio, nella politica, nello spettacolo. Se è così, riuscirò a
trovare un editore disposto a pubblicare e divulgare a sue spese, questa
mia opera? O, come dice sempre Roberto Cotroneo, non è roba da scrittori,
ma soltanto una faccenda per editori?
Ipocrisia, sì quanta
ipocrisia in questo mondo di ladri, dove regna solo l’egoismo, mentre io,
giorno dopo giorno, mi perdo nella mia solitudine e cerco di eliminarla
vagando in cerca di qualcuno che mi possa far sentir felice almeno per un
attimo. Ora che mia madre è partita per Roma, la mia mano scorre veloce
sul foglio di carta bianca e sembra di non volersi fermare mentre mio
fratello, indifferente come sempre, riposa per un dolce risveglio al
mattino seguente.
Ora ci mancava anche il
mal di testa che mi perseguita da tre o quattro giorni, sarà forse colpa
della cervicale, o del freddo. Rimane accesa nella mia stanza una stufa
elettrica, per potermi riscaldare. Ed ecco che ancora una volta nevica, è
tornato l’inverno, mentre io, immerso nei miei pensieri, cerco di
ricordare qualcosa del passato e potermi così convincere che era meglio
prima.
Anche Ottobre se ne sta
andando, si avvicina il mese dei morti, che mi ricorda di andare a trovare
mio padre al cimitero di Montagano per portargli o dei fiori o qualche
lumino e dirgli delle preghiere. Che brutta cosa la solitudine, povero chi
ci capita, sembra di impazzire, tra poco finalmente uscirò per fare delle
commissioni. Attendo con ansia il postino che mi porti qualche buona
notizia. C’è da dire che ho tentato tutte le strade possibili ed
immaginabili, l’ultima che sto cercando di fare è via Internet, infatti
già ho inviato settantasei messaggi in tutto il mondo con la speranza che
qualcuno mi risponda.
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