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Quando ciò che provi può
essere affidato solo alla carta
perché chi leggerà capirà con la voce del cuore
quante volte le parole possono ingannare.
Quando credevi di aver dato pace a quel sordo dolore
e arrivano i sogni a risvegliare ciò che è sopito.
I sogni, grida dei miei desideri che non vogliono morire
e il silenzio al mattino quando un torrente di parole
nasconde ciò che custodisco nel cuore
Dimmi perché le emozioni più calde,
le lacrime più amare,
il dolore più intenso,
il vuoto più profondo,
non mi assalgono alla luce del sole
quando tutto ciò che mi circonda può aiutare
A tradimento la notte
voli di lance
che non trovano scudi a proteggere il mio castello di luci
Il tuo amore è arrivato come un ladro
mi ha preso il cuore e la libertà
Liberami
Onde di tristezza mi assalgono
e rimbalzano in questa stanza spoglia
vorrei il tuo amore
non me lo puoi donare
Il mio è così grande che non lo posso contenere
varca i confini di queste pareti
si libra nell'aria giungendo sino a te
ti avvolge come caldo tepore
senti le sue carezze, il suo tocco leggero, i suoi baci sussurrati?
Il mio amore è così grande
che nessuno, mai, potrà abbracciare
Il mio corpo danza sotto il tocco sapiente delle tue mani
E mi sento come creta
Fra i tuoi pensieri
A piedi nudi sull'erba
con cuore libero e stanco
attendo il primo raggio di luna
per schiudermi al sogno
Se avessi i tuoi pensieri fra le mie mani
li coltiverei come bianca rosa
e immensa gioia il dissetarmi alla sua rugiada
nel primo tepore del mattino
Avvolta nel mio manto di tristezza
vorrei vedere oltre la trama dei miei
deliranti desideri
Le mie labbra sono così stanche di aspettare i tuoi baci
che il cuore propone e la mente nega
E dopo si tanta passione
che ha scandito il lento fluire dei giorni
non so come tornare alla vita
non so a quale fonte attingere la forza per ritrovarmi.
Camminando con mente distratta sento i ciottoli sul mio cammino
e mi sovviene il ricordo di quel bacio mancato
In un viale alberato con quell'ombra leggera
la natura sussurra
si nasce e si muore
tante volte
nel battito di una vita.
Cammino nel primo mattino
senza meta i miei passi e i miei pensieri
Il tuo ricordo mi assale
i tuoi occhi scrutano nel profondo del mio sentire
ed è così struggente e tenero
naufragare fra queste onde di grano dorato
Il vento accarezza i miei pensieri
vorrei che fossero le tue mani
a risvegliare il mio desidero sopito
e a imprimere quel ritmo impazzito al cuore
In quegli occhi distrutti eppure così pieni
in quel passo rotolante
ho percepito la tua profonda solitudine
ed io con la mia misera scia di felicità
ho provato vergogna.
Se avessi potuto tenderti la mano
fare di noi un essere solo
per combattere con più forza la tua schiavitù
ma tu non ti sei accorto
e mai saprai
che per un momento
non eri più solo
Guardandoti giocare
aperto alla vita
ho sentito scorrer nello spazio
torrenti d'amore
Non so chi sarai dopo tante primavere
non so nemmeno ora chi sei
cosa c'è in quella testolina vivace
eppure so
che ovunque sarai
ti amerò con tutto il mio respiro
Quando l'allegria sono i pensieri di un bimbo
affacciati ad un balcone fiorito
quando la serenità è l'incedere lento di un vecchio
nel sole del tardo mattino
Quando la gioia è lo sguardo e il pensiero
che si perdono sui papaveri nei campi di grano
In noi vi sono tutte le stelle dell'universo
i mari e i fiumi della terra
gli uccelli del cielo e i fiori.
Noi tutto questo siamo
e tutto ciò che amiamo.
In noi vi è tutta la musica,
la passione e l'amore
dell'infinito, lento, divenire.
Le tue mani sono strumento delle emozioni del cuore
che gemma fiori dalla bellezza che tu cogli nelle cose
e la tua musica miete ombre e luci
che fondono creando l'armonia
E quando gli anni avranno fiorito la saggezza,
forse il cuore stanco e mai libero coglierà le gioie
senza velarle di malinconia.
Guarderò indietro ai passi della mia vita
ripercorrò le vie brillanti di gemme di sale
e la dove piansi la gioia
riuscirò a cogliere quei piccoli delicati fiori
nati dalla terra brulla
e cresciuti nella brezza della speranza
Pensando a quegli occhi di fanciulla
velati dall'innocenza e dal desiderio
di tuffarsi e librare nella vita
Pensando ai miei sogni e
ai miei castelli di carta di riso
a quei sorrisi densi di attesa.
Ed ora trovar massi grevi ed impietosi
che frenano il mio volo sperato d'aquila eppur leggiadro di farfalla
Ed io legata al suolo della vita
coi suoi sentieri irti e polverosi
volgo, mai stanca,
il mio sguardo altrove
nella speranza quieta e muta
che un migrar d'uccelli
porti lontano
il bozzolo e la bimba.
Quei fiori ameni
dalla corolla scura
che mi precipitano nel colore dei ricordi
In quell'arancio forte e solare
rivivo il calore di quella donna dolce e già rugosa
che mi esortava ai giochi calmi
Un grido bastava a difendere i nidi
e poi le corse che stancavano le membra
e placavano l'innocente esuberanza
lasciando quella stanchezza bella
Seduta sotto l'olmo grande
seguivo con lo sguardo le colonne di formiche
e insieme a loro mi addentro nella terra rossa e scura
per dormire il sonno dolce
degli anni dell'addio
COME IL TIGLIO
Tu sei come il tiglio
che sul finire della primavera
quando inizia prorompente l'estate
regala il suo profumo più bello.
Quel profumo delicato
che insieme alla pioggia languida e lenta
scende dai grappoli dei piccoli fiori.
Più il tempo s'avanza più il tiglio dona quel profumo intenso e passito
che inebria quelli che passan sotto le sue larghe fronde.
Piacevole è l'ombra di questo albero flessuoso e forte
che tanto incanta gli occhi e il cuore
quando il vento giocando fra i suoi rami
porta lontano il suo concerto di profumi.
Non si può negare ciò che alle volte ti prende per mano,
ti accompagna, ti trascina, ti trasforma.
Illusione pensare che quando il viaggio sarà finito tu resterai solo.
Le tue corde saranno cambiate,
i tuoi occhi mostreranno per sempre
i laghi nei quali hai nuotato e le tue mani saranno solcate dai ricordi.
Quel delicato profumo dei tigli
quella pioggia languida e lenta che si posa leggera sull'anima mia
crea un dissolversi di colori che turbinano nei miei pensieri
placando la ricerca mia
dolce sarebbe posarsi ai suoi piedi
ed a occhi chiusi aspirar la sua vita.
E piano dissolversi fra quel profumo e quei fiori
divenendo poi linfa stessa dei rami;
per tornar al mutar di ogni stagione
su quelle dita tese e donar all'aria e al cielo quelle onde delicate
che dagli altri vestite faccian dire che piena è la vita
di chi senza riserve ha molto amato.
Ho chiuso gli occhi
il luccichio del sole sul mare ha disegnato moltitudini di stelle
che hanno danzato allegre sui miei pensieri.
Lontano il vociare della gente,
ma io sola sentivo il sale sulla pelle e l'acqua fra le dita
in quell'abbraccio mi sono abbandonata
accarezzata dalla potenza delle onde.
Perché sento questo vuoto nero
che la tristezza non può lenire e l'amore non può riempire.
E' una voragine profonda e famelica
che inghiotte trascinando se stessa.
Ansimando mi chiedo quando il vuoto si sia creato
e se mai un tempo fu così piccolo da passare inosservato.
Ora so soltanto che un velo potrà leggermente posarsi sugli argini
per ingannare chi guarda
ma quel vuoto urla e pretende.
Io non ho più nulla da dare.
Chi fra di voi trattiene la saggezza risponda:
può l'amore tutto giustificare o il sacrificio da solo consolare?
Rispondete a questo protender di rami,
privi di gemme che non avranno mai fiori.
Come crocchio di streghe in frenetici sabba
che nella compagnia trovano il maggior piacere
così le mie domande e i miei doni
mai raccolti e consolati.
Vedo la mia vita rappresentata su un palcoscenico
ove tutto risplende in bianco, oro e luce.
Gli attori sorridenti conoscono le battute, ma non stanno recitando.
Nella rappresentazione intensi scrutano il pubblico
e sembrano compatire la loro vita reale.
Io in platea applaudo senza entusiasmo
sono spenta e senza sogni.
Lo spettacolo è finito.
Perché sei così felice?
Piangi la mia disperazione che sola non può consolare.
Cancella il tuo egoismo e la tua chiusura
e apri per una volta le tue porte
lasciando entrare il sole, l'acqua e il vento.
Non giustificare le tue finestre che sole non illuminano.
Tu che vuoi insegnare a vivere non guardare l'esplosione dei colori
all'esile luce di una lampadina.
Non più sangue che possa uscire.
Hai calpestato tutti i miei fiori.
Oggi uomo mi hai deluso.
per i tuoi occhiali neri e per la tua mancanza di coraggio.
Hai mostrato il lato scuro della tua musica interiore.
Alza la tua testa e guarda oltre
affinché in lontananza io possa scorgere
l'illusione di un uomo migliore.
Costruzioni di carte senza fili
che un mago teneva alzate con flauti incantati.
Tutto si è dissolto.
Con forza mi sono spogliata dei veli
che obnubilavano la capacità della ragione.
Mi sono accorta di aver perso la mia parte migliore.
Ci sono momenti impressi a fuoco nella mente che non possono essere
dimenticati.
Dimenticare significherebbe negare la sofferenza
e la sua capacità di far sentir vivo chi la sfiora.
Eppure vorrei poter cancellare l'attimo che l'ha generata
per quel sentirmi precipitare in voragini senza radici.
Questo mio scrivere come fiume inarrestabile
con le lacrime che velano le parole.
Non mi dire di amare
non insegnarmi a tessere tele nelle quali non mi possa invischiare.
Non insegnarmi ad intrecciare pensieri
che non potranno avere trame di letizia.
Lascia che ignori la potenza di ciò che tanto potrebbe elevare,
ma che tanto può spingere a desiderare
di essere una parte dell'aria
Guardando i gioielli multicolori al tuo esile polso,
gli anelli sgargianti alle tue piccole dita,
ori in plastica così poveri
eppure così preziosi al tuo pensiero innocente
ho ricordato quando mi sentivo regina.
Un nulla bastava per divenire ciò che volevo
fata, principessa, tenera mamma o cavallo che poteva solcare i cieli.
Quel tempo se ne è andato
lasciando nella donna sepolti ricordi.
Eppure nello sguardo di quella bambina mi sono specchiata
e nel luccichio di quegli occhi
ho visto riflessa l'aura della fata.
Figlio
voglio donarti distese di ricordi lieti,
ore felici di sorrisi limpidi come cieli senza nuvole.
E quando crescendo il mondo ti apparirà un poco diverso
le difficoltà e le amarezze si staglieranno sul sentiero del tuo galoppo,
sicuro brandisci la spada di quei ricordi e fatti scudo di quei sorrisi
felici
senza cessare mai di riporre nel tuo cestino
tutte le gioie delle quali ti sarai vestito.
Quando scherzosa ti chiesi se tutta l'energia che avevi la rubavi al sole
Tu candidamente rispondesti:
"no mamma,
alla luna"
Ho guardato quella madre carica di bimbi
con lo sguardo stanco e con negli occhi l'assillo della povertà;
la dignità negli abiti dimessi,
l'allegria di quel nido vociante di piccole tempeste,
lo sguardo sorridente della piccola che tendendo
le graziose mani piene di cose di piccolo valore
chiedeva quello che per me era così poco.
Ho visto negli occhi di quella donna tutto il dolore
quando mesta ha sussurrato
lasciale, non abbiamo soldi.
E come giocattolo oramai passato di bimbo capriccioso
sono stata gettata
in un cumulo di rottami,
ove neppure la memoria trarrà spire di luce.
Con i vecchi meccanismi che languono attenzione
dimenticato dal caro amico
attende mano dolce e pietosa.
Regalami solo un attimo
che denso mi possa vestire di delicate e pallide rose.
Così che l'incanto affamato di ricordi
possa perdere e trovare se stesso
nel tentativo di schivare le spine.
L'eco dei miei passi nel silenzio
che hanno il ritmo delle mie lacrime e dei pensieri.
Scendendo lentamente quella scala
nel deserto dei marmi e nel gioco delle luci sulle sue vene
mi trovo di fronte ad uno specchio
che riflette quel volto estraneo;
E' difficile legare quell'immagine a ciò che sono e che sento.
Due occhi brillanti nascondono l'angelo e il demone
le vette nel profondo
ove s'agita tutto il mio mondo
Hai notato come la speranza dell'amore si nutre di briciole
che nemmeno le formiche coglierebbero?
Basta nulla a ridare vita a un fuoco che rimane solo immaginato,
basta un niente ad innalzare venti che riescono a spazzare polveri
invisibili,
basta poco a scatenare tempeste senza pioggia.
Ma briciole ancora più impercettibili
grevi come legni
sono le disillusioni,
alimentano i fuochi che divorano,
sollevano polveri che accecano
e sperano abbacinanti tempeste che ricche di lucide piogge
plachino i fuochi
e acquietino le polveri.
Ora che il momento e il grido che fugge appartengono ai ricordi,
mi sento vuota.
Ho rincorso, ho salito, ho scalato il mio sogno,
per trovarlo senza contenuto,
una visione fuggevole nel trascorrere dei minuti.
Ammirando sensazioni rubate e riposte
ho creduto di trovare una parte di me che invece ho lasciato.
Sarà dono o amarezza nelle mani di colui che ha ricevuto?
Potesse il tempo fuggire una risposta,
confortando una memoria
che ha bisogno di tutti i suoi colori.
Ho vagato per mesi
alla ricerca della mia luce
che vedevo riflessa in occhi che non mi appartenevano.
Ora non mi appartiene più nulla,
neanche la carezza della mano che mi ha riscaldato.
Vorrei piangere le mie lacrime,
che si sono fermate
per far vivere un pozzo di rimpianti.
Non voglio specchiarmi in quel pozzo,
voglio guardare in alto,
sperare di volare,
capire,
giungere,
amare,
attingendo da quel pozzo per bere e dissetarmi
e sentire
che ancora mi appartengo.
Dolce e terribile,
come l'agonia che precede la morte
il tuo deserto.
Il calore opprimente del giorno,
il freddo intenso della notte,
rischioso avventurarsi.
Ma io ho trovato le tue oasi
ove in superficie arrivano i movimenti sotterranei delle acque.
Mi sono fermata e aspetto,
come farò a proseguire il cammino?
Vorrei dare una forma al dolore
che sta incidendo con strane geometrie
una pagina che la fantasia aveva disegnato
e i sogni dolcemente increspato.
Se quel dolore prendesse forma
potrei strapparlo,
affidarlo alla balia delle acque
come triste e innocente messaggero.
Non vorrei fosse perduto, ma ritrovato.
Abbandonata mi sento,
abbandonata.
Eppure ti ho con me,
non potrò perderti o rinnegarti,
dissolverei l'essenza mia.
Alta come spiga vuota sono
senza il tuo pensiero,
risuono metallica e priva di colore.
Desidero al tramonto
cammini senza fine,
per riempire quei vuoti galleggianti.
Potermi unire al tuo pensiero,
priva di consistenza;
lì troverei
quei dolci pizzichi di corda.
Sono lontana, vuota e trasparente.
Il calore mi sfiora, mi attraversa, mi oltrepassa.
I pensieri diafani e pesanti non trovano nido nel quale posarsi.
Percepisco lontano il desiderio e la sofferenza
che trovano un muro nella trasparenza delle mie sensazioni,
mi investono, ma non mi attraversano.
Accolgo il tuo dolore
che trova nido nel mio vuoto
riempito finalmente dalla tua incapacità di amare.
Tu non riuscirai ad oltrepassarmi,
ma l'avermi sfiorato
ti cambierà,
per sempre.
Ti cerco con lo sguardo fra la gente.
Un sussulto mi coglie al nero e all'azzurro.
Mi sento come creta fra i tuoi pensieri.
Mi insinuo al tuo calore
e lentamente mi perdo
nel tocco dolce e delicato delle tue mani.
Hai distrutto i miei sogni e le mie speranze,
hai demolito le mie vacillanti certezze.
Ho temuto il tuo calore che ho cercato vicino
per rimanere spoglia di falsità o inganni.
Ho incontrato i tuoi desideri
che traevi e nascondevi
in danze prive di grazia.
Ed ora, solo ora
vorrei esaltare e cancellare i ricordi,
per sentirmi viva e morire,
ma non riconosco più i miei orizzonti.
Voltarsi non giova,
andare avanti è doloroso
star ferma troppo pericoloso.
Vorrei, seppur vacillante, proseguire,
mi sento come pietra
che nessuno più
potrà scolpire.
Vorrei rinnegarti, odiarti, riscaldarmi con pensieri di vendetta,
per rendere meno fredda la desolazione
nella quale mi precipitano i ricordi.
In un attimo che preso a se è privo di senso
mi sono svuotata
e lentamente lo scandire dei giorni riempie
quei vuoti di amarezza.
Ed ora,
sola,
sola,
con pensieri spenti
vorrei renderti
tutto il mio dolore
Breve di giorni e sazia di inquietudine,
come fiore che spunta e avvizzisce,
fuggo come l'ombra e mai mi fermo.
Vorrei urlare,
ma il suono si ferma prima di crescere,
inghiottito dal mare sommerso di tutte le mie contraddizioni.
Vorrei stringere senza distruggere,
ma tanto forte da non udire sulle mani quelle voci di spavento
che mi risuonano nelle orecchie.
E quando credevo di potermi sottrarre alle radici della terra
sono stata assalita dalle tenebre;
e il mio spirito fugge e viene meno
con i miei giorni brevi
che si spengono in un attimo.
Quando senti e avverti
che i tormenti che attraversano le tue deboli forze e le tue difese,
i moti che agitano,
lasceranno un fondale diverso
di donna che non potrà più essere uguale.
Le lotte dei sentimenti, degli amori, delle speranze,
che si scontrano contro altri amori, altri sogni, altre speranze.
Una lotta che non lascia a terra ne vinti ne sconfitti,
ma solo terre da attraversare e musiche da ascoltare,
cercando di non versare pianti
che lascerebbero solo vane gocce su terra sterile.
Quando il pensiero vola,
oltre queste terre desolate,
sento l'agitare inquieto di quelle ombre scure;
e tutto rende quell'incanto affamato di ricordi
una perla
che non vedrà al luce
Come donna divisa a metà.
Nel buio, complice il silenzio,
i sogni attraversano i miei spazi
come venti incalzanti e forieri di presagi.
Pianti e sorrisi, irreali e tangibili
dilatati dall'incoscienza senza argini.
A quale dimensione abbandonare la realtà e i sogni
in confusione di volti e sensazioni
che portano piccole preziose scatole;
non aprirle,
lascia all'immaginario il loro contenuto
così che il potenziale vuoto rimanga nascosto
agli occhi di quelli che non potranno mai comprendere.
Taglia tutti i tuoi rami che invadono spazi che non ti appartengono.
Potrai mai osare avvicinarti a qualcosa che potrebbe intrecciarti?
Non puoi permettere alle tue presunte libertà di lasciarti privo di
difese,
dovresti scendere a guardarti.
Ma ciò vorrebbe dire lasciare che una parte di te venga plasmata dal
calore;
ti toglierebbe a te stesso.
Che orrore non rimanere un isola!
In una notte morbida e scalza,
come fuggente meteora,
hai attraversato i miei cieli avidi di stelle.
Mentre bruciante fendevi le mie deboli ingenuità,
di bambina che neanche sa giocare,
la meteora si è spenta e si è divisa,
lasciando schegge più pungenti delle spade.
Al vuoto che sentivo,
sordo di baci,
ho aggiunto milioni di vuoti
e al dolore che cercavo di lenire
ho congiunto l'umiliazione della sofferenza e della stupidità
di donna
che cerca sempre altrove.
Questa mattina ho pianto,
poi da lunga distanza ho sentito l'odore del mare
che il vento beffardo mi portava.
Ho pianto ancora,
per la mia solitudine che sono costretta a contemplare da lontano.
Ho pianto perché mi sento un'anfora vuota,
che non posso riempire.
Quel vuoto attira come un nido
ospiti curiosi che invito senza gioia.
Ma l'anfora piena è ancora vuota.
E' grande sai, tanto grande.
Ed ora non so se è così che la volevi.
Ti chiamo anche se non ascolterai mai il mio grido.
Sono perduta.
Sei la mia sete, la mia fame, la mia dipendenza,
e non ho neanche un tuo fiore da crescere.
Fuori dalle mie carezze avide di sguardi,
ebbra di nulla,
sfoglio i nostri momenti intensi e mi nutro.
Il vento si insinua ancora
e porta quel profumo lontano di mare.
Mi chiedo se riuscirò mai a dimenticarti.
Forse non voglio
e del tuo gioco crudele conservo l'amaro.
Dolci le tue promesse
spalancano orizzonti che non posso contemplare.
Il tuo amore
arrivato dal buio
puntato da una luna strana e rovesciata
che le onde corteggiavano.
Vorrei avvolgermi nella tua coperta
tessuta dalle molte avventure
che l'hanno resa fitta e piena di profumi.
Dimmi tesoro, come posso dimenticare
quei legami che non voglio pensare come catene,
ma fragili anelli di fumo?
Tu hai visto il mio morbido
Corazza invincibile del mio cuore.
Oh la tua coperta che immagino sulla mia pelle nuda!
Allarga le tue braccia e lascia che riposi
in un sonno senza sogni,
cullami
senza stordirmi,
amami,
senza tradirmi.
Ti cercherò ovunque, sempre
e se anche tu non mi troverai
conoscerò all'infinito
fra le tue braccia tese
quell'inizio di poesia che mi scuote l'anima
e riporta quell'incanto affamato di ricordi
che non potrò mai vestire
di ricordi amari.
Ascolta la mia malinconia e il lamento triste.
Mi manchi e il tuo amore mi ha reso vulnerabile.
Avrei voluto insieme a te ascoltare il canto delle balene,
ma tu e l'oceano siete così lontani.
Quando tutto sarà dato al vento, spregiudicata dovrò mentire.
Solo tu ed io sapremo di quel tempo scaduto
E di quei molti orologi che hanno scolpito quei minuti densi
E vietato mete.
Quando tutto sarà dato al vento
Vorrei tanto poter parlare la lingua delle fate.
Tesoro, ricordi quando con grazia inquieta
Intrecciavi i miei capelli neri?
Le case, piccole, ammiccavano
in quel sole pieno, che superfluo ci scaldava.
Leggevamo di noi
e scherzando immaginavamo
volti indagatori e conosciuti
che additandoci avrebbero sussurrato
e imbarazzati distolto lo sguardo.
Sai non c'era nulla di amaro,
senza bisogno di quel velo
che tante volte stendiamo sui ricordi
per sfumare le punte e modellare le gioie.
Ti prego portami via, lontana, lontana,
dove nessuno mi possa raggiungere.
Ti sorprendo a camminare nei miei pensieri
dove mi piace perdermi in lunghe passeggiate
prima solitarie.
Sei arrivato in quella notte dalla luna storta
per osservare curioso una naufraga.
Solo curioso volevi guardare una donna sconosciuta.
Cosa ti ha spinto, prima di ripartire,
a voltarti indietro navigatore solitario?
Mi hai guardato con occhi nuovi,
quegli occhi che hanno scrutato a lungo le aperte distese.
Cosa ti ha spinto, prima di ripartire,
a tendermi la mano navigatore solitario?
Ora il tuo sguardo non è più solo a contemplare le distese;
cosa vedi ora navigatore solitario?
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