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Quei lunghi capelli neri,
gli occhi allungati neri, il suo abito nero, tutto era nero.
Nero come l'inchiostro magico di una stilografica che con il suo pennino
le poteva scrivere addosso.
Presi velocemente la penna, le tolsi l'abito e iniziai a scriverle una
lettera, quella lettera che da sempre avrei voluto regalarle. Usavo quel
pennino come una piccola lama, la sua punta era per me eccitazione vera,
potevo farla sembrare stupenda, o potevo rendere la sua pelle rigata di
sangue, sfigurarla, e lasciare delle cicatrici profonde. Segni indelebili
del mio passaggio, un ricordo incancellabile.
Il colore aderiva così bene, perfetto sulla sua pelle chiara.
Mi guardava con occhi sgranati, era nuda davanti a me. La mia mano che
incideva sulla sua pelle parole, e odori.
Di tanto in tanto mi fermavo, e l'accarezzavo, uno sfioramento sulle
spalle, un bacio sul seno, un leggero tocco sul viso, e poi continuavo
la mia missiva.
Ferma, un po' intirizzita dal freddo si spostava come a cercare le mie
labbra che non volevano essere disturbate, dovevo scrivere sul suo corpo
l'amore, il dolore, la passione e il tormento che avevo dentro per lei, e
come un tatuaggio lettere e simboli si facevano strada. Labbra sensuali da
colorare, guance da disegnare.
La girai, iniziai a sfiorarle la schiena, raccontandole di me, di ciò che
volevo, di ciò che vivevo. Parlavo con la sua pelle, mentre le baciavo i
fianchi, le natiche, e poi più giù l'interno cosce. Mi appariva come un
bellissimo quadro senza cornice, la sua cornice ero io. Fuori come sempre
io, dentro lei.
Completamente abbandonata a me, poche parole tra noi.
Accesi una candela, un incenso e un po' di musica per scaldare
l'atmosfera, continuavo ormai in ginocchio a scrivere su di lei.
Lei stanca mi chiese di fermarmi, di riprendere più tardi, aveva freddo,
le diedi una coperta nera per coprirsi.
Splendida creatura, il suo essere spiccava ancor più dentro a tutto quel
nero.
Mi scrutava in silenzio, mi prese per pazza, ma il mio bisogno di nero
sulla pelle era stato più forte.
Niente fogli, niente biro.
Pelle ed inchiostro.
Pelle e sensualità.
Pelle e follia.
Follia e bellezza.
Quella bellezza eterea che ora volevo per me. Adesso avevo bisogno di lei.
Lei che mi stava dentro senza toccarmi, lei che mi aveva penetrato con lo
sguardo sino ad arrivarmi alla gola.
Lei che quando mi ha stretta ha sfiorato in un attimo la mi anima inquieta
e torbida. Lei che mi somiglia.
Posai la stilo sul tavolo, mi avvicinai a lei, le accarezzai quei fili
neri e sentii uno scossone sino a dentro le ossa.
Le feci il giro del volto con la mano, poi con un dito, lei lo afferrò
delicatamente prima, voluttuosamente dopo.
"Leccami" mi sussurò all'orecchio.
"Lecca ora ciò che hai scritto, lecca la mia pelle imbevuta delle tue
parole, delle tue sillabe. Sporcati di nero, come me"
Presi la boccetta di vetro con l'inchiostro nero come il suo cuore, e la
versai fino alla fine addosso a lei.
Il suo corpo intriso di colore nero dall'inizio alla fine.
Le mie mani percorrevano quella materia lievemente appiciccosa, dal suo
collo al suo seno, dal suo ventre alle sue gambe.
La lettera cancellata.
Inesistente.
Il vuoto. Una voragine dentro ad un cratere.
Senza più parole.
Solo il suo corpo nero. Ancora il suo corpo nero e ancora la mia voglia
incessante di averla.
Bagnata di succo di sambuco e tamarindo.
Neri i suoi capelli, neri i suoi occhi, nera la sua pelle.
Nero e intenso quell'abbraccio.
Nera la mia lingua.
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