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Quando ti conobbi eri
chiusa dentro una scatola e le pareti erano di vetro, potevo vederti,
potevo guardarti, tu non potevi sentirmi, ma potevi osservarmi. Ti ho
guardata per ore, i tuoi malinconici occhi neri, i tuoi capelli neri come
i miei, la tua pelle disegnata.
Avrei voluto quello sguardo solo per me, quelle labbra solo per me, quel
corpo sinuoso e felino solo per me. Sotto le mie mani, ti avrei
accarezzata lentamente, dolcemente, avrei sentito l'odore della tua pelle
inebriarmi la mente. Sì, avrei fatto l'amore con te, tenendoti stretta a
me tutta la notte, sentire il tuo respiro fondersi con il mio. Avevo un
desiderio sensuale di te, il tuo corpo morbido e setoso risvegliava in me
sensi sopiti, mentre il cervello iniziava a volerti sempre di più..
immaginavo di dipingere le tue forme, la fantasia galoppava, una musica
soave ma seducente mi ricordava che eri dentro la scatola, non eri reale,
eri solo frutto delle mie fantasie? Accarezzavo il vetro e sentivo i
brividi scorrermi lungo tutto il corpo. Eri viva,eccome, e io con te.
Lanciata in alto, sino a toccare il sole e la luna, il cielo e le stelle.
Una notte di diamante solo per noi, una notte d'assenzio solo per noi,
verde come i miei occhi, scura come i tuoi. Splendide le tue mani
intrecciate alle mie. Giocavamo in silenzio, e tutto appariva colorato, ma
io avrei dovuto entrare nella tua scatola per poterti avere davvero.
Guardavo le tue labbra muoversi, socchiudersi per mandarmi un bacio.
Dovevo sentirlo, dovevo sentire il suo sapore, la morbidezza della tua
bocca sulla mia. Desiderio, fame, voglia.
Guardavo i tuoi occhi dritti dentro ai miei, dovevo averli. Dentro, Fuori,
sopra.
Guardavo il tuo corpo, dovevo averlo. Sempre, sotto sopra.
Volevo te.
La scatola.
Quella donna.
Tu.
Surreale istinto d'amore perdersi e accarezzare una superficie di vetro.
Mi parlavi, ma io non potevo sentire le parole che uscivano dalle tue
labbra.
Odiavo quel vetro che ci separava, avrei voluto farti uscire..
Voltai pagina.
Mi ritrovai in una camera
d’albergo, lussuosa, profumata, una bottiglia di champagne sul tavolo,
luci soffuse, guardai il letto, era disfatto, sentii l’acqua della doccia
scorrere. Entrai lentamente, e tu eri lì, il sole con la doccia, il sole
con l’acqua avrebbe formato un arcobaleno, quell’arcobaleno sarebbe stato
mio poco dopo.
Ti feci uscire dalla doccia, eri bellissima, occhi grigi, capelli castani,
lunghe gambe e un sorriso da scioglierti. Le tue mani lunghe e affusolate
presero le mie,s’intrecciarono come i rami di un albero senza foglie, e tu
nuda davanti a me,iniziasti a spogliarmi…
I bottoni della camicia, i ganci del bustino,la zip dei jeans, mi
accarezzasti piano con la lingua e con le mani, io in piedi tu in
ginocchio, sentii lieve la tua lingua massaggiarmi li dove sapevi avresti
sentito il mio respiro farsi più veloce poco dopo.. presi fra le mani
i tuoi capelli lisci, spinsi più a fondo il tuo viso e ti sentii entrare
con la forza di un’onda, ma l’onda ero io che stavo per venire, così già
subito, solo nel guardarti, solo nel sentirti, nel vederti… quanto la tua
bellezza poteva eccitarmi? Poteva entrare dentro al mio cuore, ma tu avevi
penetrato la mia mente con quegli occhi grigio gatto e nulla più sarebbe
servito,nulla era più forte e più completo. Mi avevi avuta con il tuo
sguardo che trattenevo nelle mani per non lasciarlo scappare.
Ti feci alzare, ti abbracciai, ti baciai, ti feci sdraiare sul letto.
La notte fu nostra sino all’alba, amanti perse e lussuriose, leggere, e
irruente, scherzose e appassionate.
Ti ho amata completamente, dentro e fuori, e non avrei voluto lasciarti
andare mai.
Tu mi stringevi a te come se fossi l’ultima volta, come se quella notte e
quel giorno fossero gli ultimi della tua vita.
Bussarono alla porta. Andai io ad aprire, non c’era nessuno, guardai per
terra e vidi un pezzo di vetro, lo presi in mano, odorava di gardenia e
vaniglia.
Pensai alla donna della scatola di vetro.
Il vetro si era rotto, era venuta a cercarmi, non l’avevo vista. Ero con
te.
Ma lei aveva lasciato un pezzo di sé solo per me.
Sola, e solo per me.
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