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Quella sera ero
emozionatissima, tutti i muscoli del mio corpo tesi come una corda di
violino.
Riuscii appena a cibarmi di qualcosa che somigliava ad un'insalata, a
sorseggiare un bicchiere di vino bianco per stemperare l'agitazione e il
mio cervello era già lì.
Il locale fumoso e pieno di gente, un palco stonato, strumenti buttati a
terra, mi guardavo intorno e non capivo cosa facessi lì, entrai in una
seconda stanza, appena girai lo sguardo, la vidi, il cuore fece una
capriola accarezzandomi le labbra. La prima cosa che vidi furono i suoi
occhi, erano proprio come li avevo immaginati nonostante il fumo, due
fasci di luce nera, li guardai di striscio per poi ritrovarli dentro ai
miei pochi minuti dopo.
Mi avvicinai, ci guardammo per pochi momenti e ci abbracciamo, lei più
alta, morbida, accogliente, avvolgente, non mi sarei più staccata
dall'intensità che mi aveva risucchiata,ma ci mettemmo a parlare, a
raccontarci un po' di cose come due vecchie amiche che non si vedevano da
tempo....
Mi teneva strette le mani
dentro le sue, e continuava a guardarmi, mi sussurrò all’orecchio: ”Devo
andare, ma tu aspettami qui.” Feci un cenno con la testa e rimasi seduta
incollata alla poltrona. Lei salì sul palco, tentava ancora di ritrovare i
miei occhi in mezzo alla gente, ma il locale era pieno, mi alzai in piedi,
mi vide e mi sorrise. Iniziò a suonare, le note del sax mi entrarono nella
testa rimbombandomi come se fossero mani che mi toccavano il corpo, le sue
mani, e la musica mi sciolse,rimasi completamente inerme davanti a lei e a
ciò che sentivo dentro di me. Il sentimento era intriso di
passione,sensualità, desiderio, ma anche una forte rabbia, oscura ombra
tra noi due da sempre. Rabbia per la sua vigliaccheria, rabbia per la sua
presunzione, rabbia per il suo esibizionismo, rabbia per non aver capito
il soffio leggero della mia anima, e il verde dei miei occhi, rabbia per
credersi ciò che non è.
Rabbia della nullità.
I pensieri iniziavano a
prendere una forma poco luminosa, si accavallavano l’uno all’altro
formando una catena di emozioni aggressive che di li a poco avrei voluto
farle sentire.
Aspettai, l’aspettai come si aspetta una preda, l’aspettai come si aspetta
il giorno delle nozze, come un banchetto succulento, come il sole aspetta
la luna.
La luna arrivò.
Il sole era stanco, senza fiato,s udato, le offrii la mia luce notturna,
argentea e radiosa, si abbandonò a me baciandomi, succhiandomi un po’
della mia energia lunare quotidiana, e si sentii subito più vigorosa e
volitiva, aveva voglia di sesso.
Sentivo quei fili sottili e invisibili di chi ha voglia di essere presa e
mangiata subito.
L’accontentai, dopo averla spogliata, la buttai sul letto, le mie lenzuola
arancio facevano spiccare la sua pelle scura e i suoi capelli come la
notte.
Luna aggressiva, Sole remissivo.
Niente dolcezze, niente smancerie, solo desiderio, voglia e possesso.
Decisione e comando.
Istinto animale, odore forte.
La presi subito, corpo contro corpo.
Le stesse mani che poche ore prima teneva dentro alle sue con dolcezza,
ora entravano in ogni suo raggio, in ogni suo spazio, in ogni suo anello.
Legata a me da un abbraccio possente prima, legata a me da un abbraccio
mortale adesso.
Mortale come il suo orgasmo senza fiato.
Respiro corto, gemiti veloci, perle di sudore. La mia mano sulla sua
bocca.
Com’era ridotto ora il Sole.
Senza più raggi, sfinito e accasciato dall’abbandono della morte.
Incantevole.
Incantevole il suo corpo lungo, e profumato sulle mie lenzuola.
Una bambola nera e arancione.
Una bambola senza vita com’era giusto che fosse.
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