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Scesi velocemente le scale, aprii la porta ansimante e priva di ossigeno,
sentivo dei passi dietro di me, il mio stesso ritmo, lo stesso chiasso.
Non vedevo l’ora di uscire, mi mancava l’aria, avevo paura. Finalmente la
porta, quella porta rossa che dava sul vicolo all’interno di un cortile.
L’aprii con forza e mi trovai immersa nelle tenebre, le stesse tenebre che
sentivo proteggermi e avvolgermi. Nessun rumore,ora dietro a me, nessuna
presenza, forse avevo sognato. L’importante era respirare il buio, il
profumo della notte, soffiavo ciò che mi aveva spaventata.
Mi ero tranquillizzata.
Stavo bene, adesso stavo bene. Avevo ritrovato le mie energie, e le mie
forze per ricercare linfa vitale.Mi appoggiai con la schiena al muro, e in
lontananza vidi un’ombra appoggiata anche lei allo stesso muro, stava
fumando, vedevo gli anelli di fumo, cerchi concentrici sparsi. Era una
donna, almeno così sembrava, intravedevo i capelli lunghi, le mani
decisamente femminili. Mi avvicinai piano, lentamente a lei, era
bellissima. I lunghi capelli neri, gli occhi così magnetici di un nocciola
scuro, una bocca carnosa e una pelle dorata la facevano sembrare un fascio
di luce in quella notte così scura.
Un bagliore caldo,
intenso. Indossava un impermeabile nero, sotto notavo nero, dei vestiti
neri, una black woman, anzi black magic woman. Per me era diventata magica
nel giro di pochi minuti. Ci guardammo, i nostri sguardi erano delle forze
misteriose che ci portavano ad un tempo già vissuto. Un attimo e sentii
una vibrazione fortissima, era come se l’avessi già conosciuta, vista,
amata, avuta dentro di me. Lei in silenzio mi afferrò il braccio, lo mise
sul suo viso, come se volesse che la mia mano l’accarezzasse con forza, la
sua stretta mi fece sentire i brividi lungo la schiena .Le mie dita sul
suo viso vicino alle labbra e sopra la sua stessa mano che spingeva forte
sulla sua carne, come se volesse lasciare una traccia. In un attimo avevo
la mia mano sulle sue labbra, schiacciate come se non potesse o volesse
parlare, poi lentamente la tolse. Mi prese il viso tra le mani e mi baciò
dolcemente.
Un bacio che mi portò
indietro nel tempo, non so quanto durò ma sembrò eterno,le sue labbra
morbide e sensuali, intrecciate alle mie.
Non so chi fosse quella creatura uscita dalla notte, uscita dalla mia
mente, non so dove fosse stata sino ad oggi. Non l’avevo mai vista prima,
era il mio passato, o il mio futuro? Solo un sogno? Un desiderio? Sapeva
di immortale, i contorni del suo corpo odoravano di metallo. Strano odore
per un essere umano. Ma era umana? Avevo la sensazione che potesse sparire
da un attimo all’altro, che le tenebre tanto amiche potessero inghiottirla
senza che avessi il tempo di capire chi fosse,cosa volesse e perché era lì
accanto a me.
Quel bacio, un bacio rubato al tempo che odorava di lei. Lasciò il mio
viso e mi guardò dritta negli occhi. I miei occhi verdi, e i suoi occhi
nocciola, ciglia lunghissime, lineamenti bellissimi, particolari.
Non avevo sognato, lei
era lì in piedi di fronte a me,aspettava la mia anima per andarsene.
Si mise una mano sul cuore e mi disse: “ Sono Elena, qui sono Elena” la
osservai, la luce di un lampione mi aiutò a scorgere la bellezza che
quell’essere emanava, un involucro di luminosità, e di note colorate
cozzava con il nero totale del suo vestiario e di lei.
Ero ipnotizzata,magnetizzata.
Calamitata dai suoi occhi e dal suo corpo, a fatica dissi: “ Anna, si sono
Anna”
Sentivo ancora il profumo delle sue labbra e avrei voluto mi baciasse
ancora, e ancora.
Che mi prendesse le mani ancora e ancora, e avrei voluto sentire la
morbidezza della sua lingua calda, attaccarsi e assaggiarsi con la mia.
Avrei desiderato accarezzarle i lunghi capelli neri profumati di stelle, e
cingerle i fianchi per formare una O incantata.
Come fosse un incantesimo.
Un sortilegio.
Una vita uscita da me.
Un sogno, una realtà.
Un odore.
Una voce.
Uno sguardo.
Quel bacio.
Quelle labbra.
Quelle mani.
La sua magia.
Il suo nome..
“Elena”.
Scritto sul cuore.
Incancellabile.
Definitivo.
Immortale. |
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