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Un foglio viola caduto a
terra, colori sparsi qua e là, pennelli bagnati, un cavalletto rovesciato,
una nuvola morbida legata con un filo di seta, un manichino di legno in
posa. Questa era la cornice del suo studio quando entrai. Lei non c’era,
avrei dovuto attenderla, lei non c’era, Anna era uscita, non me l’aveva
detto altrimenti sarei passata più tardi, Anna… no quel pomeriggio non
c’era.
La porta a vetri colorata era aperta, pensavo fosse lì ad aspettarmi,
avevamo un appuntamento, un incontro tra le sue pagine e le mie viole, ma
trovai lo studio disordinato, non era da lei, sempre precisa, ordinata,
forse metodica in alcune sue manifestazioni. Il disordine le creava ansia,
lei odiava l’ansia, una compagna insopportabile, come l’emotività
eccessiva…. Guardai l’orologio, Anna non arrivava, la chiamai al
cellulare, non rispose, mandi un messaggio non rispose. Ero perplessa, non
aveva mai mancato ad un appuntamento, non con me. Io per lei ero la parte
mancante, ero la donna che aveva sempre desiderato, cercato, voluto.
Elegante, sobria, amante dell’arte e dell’erotismo raffinato, affascinante
nella mente come nel corpo, mediamente alta, corpo morbido, occhi cerulei,
sguardo intrigante, decisamente mora, magnetica e carismatica. C’eravamo
conosciute nell’infanzia, un’amicizia cresciuta poco a poco e con molti
conflitti, per anni non c’eravamo più sentite, perse… ognuna per la sua
strada senza riuscire più ad intrecciarci, eppure entrambe ci amavamo
molto. Quanti giorni e quante notti a fare l’amore io e lei, io e lei e
altre donne, io e lei e qualche volta con qualche uomo. Sesso sensuale, ma
tranquillo, passionale e seducente, irruento ma dolce.
Era bella Anna, negli occhi la sua vita e la
sua malinconia. La sua nuvola legata era il suo cuore ormai chiuso, legato
da quel sottile filo di seta che ogni tanto spezzava per poi ritornare a
ricucire. Mi ero persa nei pensieri, nei ricordi di Anna che continuava a
non arrivare, la mia preoccupazione aumentava. Presagio, troppo silenzio,
quella stanza sottosopra.
Lo stereo acceso, la sua musica che andava, la porta aperta. Guardai un
po’ in giro per poter capire qualcosa in più, ma il resto era come sempre,
i suoi libri ordinati, le riviste di Parigi sempre attaccate al suo
cavalletto, il suo libro sul tavolo, le sue foto sul muro.. Anna viveva lì
ormai, non se ne andava nemmeno più a casa, la sua casa era quella. C’era
il suo profumo, profumo di vita e di decadenza come i palazzi asburgici di
Vienna.
Vienna, le era piaciuta molto, quanti ricordi, ormai andati, sbiaditi da
una vita forte, stretta tra le mani per non farla volare via da troppe
parole, da troppi esseri inutili, da troppe mani, troppi sguardi, troppe
promesse, troppe botte, parole negate, frasi assurde. La negazione della
felicità, e la ricerca della femmina, ma io ero qui, lei no. Non c’era,
non arrivava, e quel pomeriggio avevo la sensazione che non sarebbe più
arrivata. La richiamai, spento, silenzio, gelo.
Ricordavo le mie mani abbronzate sul seno,
il suo sorriso, le sue mani sulla mia testa. Quegli occhi che ti
trapassano l’anima per finire in un mondo lontano popolato dalle tue
fragilità che lei vede, annusa, prende, appallottola e butta nel cestino.
Un cestino profumato di viole.
Improvvisamente Anna arriva, mi abbraccia, mi bacia a lungo, uno sguardo
triste mi chiede di prenderla con dolcezza, ha voglia di fare l’amore,
così senza dire una parola, il suo desiderio di donarsi, la sua voglia di
appartenenza, la solitudine di una giornata scandita da mille voci…
E’ stanca, l’accarezzo piano, con fare
lieve, gioco un po’ con il suo corpo e la sua pelle, sino a che non sento
il suo abbandonarsi a me, tra le mie braccia, sento il suo respiro, i
gemiti di chi ha il desiderio sotto la pelle e sta per lasciarlo.
Accarezzo i suoi capelli neri come la pece, mi guarda, si stringe a me, la
stringo, e sento leggero come un battito di ciglia il suo orgasmo che si
espande sul mio corpo e dentro l’anima, dolcissimo, sensualissimo com’è
lei..
Un orgasmo quasi trasparente, ha un minimo di voce, le parole rimbalzano
qua e là e non capisco cosa mi voglia dire.. Anna… Anna tra le viole.
Anna in un viaggio surreale d’amore, è entrata dentro ad Anna.
Anna due.
Anna uno.
Solo Anna.
Sola Anna.
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