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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 
 
 

Anna Giacomazzo

 
 

La Fotografia

 
 

 
 

Anna Giacomazzo,  autrice del romanzo Sinfonia scandalosa  edito da  Borelli Editore, ci invia questo racconto che volentieri pubblichiamo..

 
 
 

 
 
 

La parete della stanza era scarna, la carta da parati azzurrina ricordava molto la stanza della nonna, molti anni addietro. Guardavo quel muro azzurro grigio e lei seduta ad un tavolo, fumava, mi osservava da lontano, ma non parlava. Era bella, non riuscivo a darle un´età, mi fissava con quegli occhi scuri, e mi sentivo lo stomaco andare su e giù, non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso, avrei voluto avvicinarmi a lei, accarezzarle una mano, toccarle le labbra, sentirmela addosso, ma lei stava lì ferma, immobile a scrutarmi.
Mi offrì un caffè... ero incantata da quella sua figura esile e allo stesso tempo sentivo che se solo avesse voluto sarebbe stata tutto fuorchè esile.

Non comprendevo bene perché non parlasse, perché non si palesasse visivamente nella sua persona, era davanti a me, eppure non si muoveva.
Si era insinuata sotto la mia pelle, potevo sentire il suo battito insieme al mio, la sua pelle fondersi con la mia, come se qualcuno mi camminasse dentro la testa, volesse rubarmi il cuore e l´anima, un piccolo essere che mi era entrato dentro con una violenza inaudita.

Avevo trascorso giorni a pensarla, a volerla, a sentirla, il primo pensiero del mattino era lei, l´ultimo della sera sempre lei. Anelli di fumo in quella stanza, odore di fumo misto al suo profumo che poi era anche il mio. Ero stanca, notti insonni mi avevano segnato il viso, pallido. Ero tesa, adrenalinica, con un desiderio di prenderla fortissimo. Sarebbe stato bellissimo, lo sapevo, sensuale come entrambe lo eravamo state fino a pochi attimi fa, ma ora, ora era calato il silenzio, lei seduta a guardarmi e io di fronte a lei, in un gioco al massacro.

Chi avrebbe resistito di più, chi avrebbe resistito maggiormente senza prenderci, e qual era il recondito motivo di questo intrigo? Ne avevamo parlato al telefono, ridendo, scherzando, ma non pensavamo di metterlo in pratica. Era un delirio, l´ennesima ossessione, desiderare e non poter averla voglia vissuta dentro alla sua carne, con una passione ed un calore così intensi da poterti avviluppare, avvolgere, stringere in quella morsa inespressa che era il suo corpo, il suo sguardo. Follia. Follia di piacere, follia d´amore.

Fare l´amore con gli occhi, senza toccarla. La vista era il mio solo senso, l´unico senso che potevo usare, immaginare di accarezzarla, baciarla, era come fare l´amore legati, mani e piedi, potevi usare solo lo sguardo. Quello sguardo che andava ovunque, navigava tra i meandri dei suoi occhi immobili fissi su di me, scendeva ad immaginare le mie mani sul suo seno, giocava con i suoi capelli, sentivo l´odore, il suo odore talmente la mia fantasia aveva acceso il motore. La penetravo con il mio mare verde.. Scivolavano le mie mani sul suo corpo fermo, abbronzato, mi fermavo su i suoi tatuaggi, li leccavo come se fossero stati ghiaccioli per dissetarmi da quell´arsura incessante di lei. La testa mi girava, sorseggiavo quel caffè ormai freddo, e mi sentivo persa dentro di lei, persa dentro al mondo, confusa.

La volevo,desideravo tutto, e percepivo quei brividi sotto la pelle, dentro al sangue,come ci fosse un piccolo animale che mi succhiasse le energie dentro al corpo.

Quanto poteva durare ancora? Sapevo che c´era molto tempo, la cosa non mi faceva piacere, mi metteva a disagio, la stanchezza si faceva sentire, l´emozione mi consumava. Avrei potuto avvicinarmi, prenderla ed averla, lei era lì. Seduta continuava a fumare a guardarmi, ogni tanto si passava le mani tra i capelli e mi sorrideva, una sfida tra titane.

Feci l´amore con lei per giorni, con il sole, e con la luna, con la pioggia, con la nebbia.

Era mia comunque, in quei giorni folli era solo mia, il desiderio leggermente si era attenuato. Stare sedute a guardarci, e ad immaginare fu un gioco perverso, al limite della sopportazione, una diabolica vendetta.

Centimetri ci allontanavano, ma per una scommessa non potevamo toccarci, vinceva chi resisteva.

L´amore e il sesso era stato consumato in tutti i modi e in tutti i momenti, si potevano sentire i respiri, i gemiti, le voglie sparse sulle pareti.

La guardai per un´ultima volta, avrei voluto divorarla, sentire le sue carni sotto ai miei denti, ero allo stremo delle forze, eppure avrei voluto baciarla, sentire le sue labbra che sfioravano le mie, appena leggere.....

Mi alzai, anche lei si alzò, ci avvicinammo,il calore dei corpi avrebbe potuto sciogliere qualsiasi iceberg, mi prese una mano, la mise sul suo volto. Le dissi piano, sussurandole all´orecchio " Hai perso".

Non rispose, c´era solo silenzio e un buio accecante, sentivo ancora la mano sul suo volto. Non era il suo, era il mio, la mano non era la sua, era la mia.

Avevo fatto l´amore tutta la notte con una fotografia.



 

 

PER SAPERNE DI PIU'

 
 

Pagine su LiberaEva

Intervista in esclusiva per LiberaEva

Presentazione del libro Sinfonia scandalosa

Per contattare l'autore: annamugler@gmail.com 

Sito personale: www.myspace.com/annamugler