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La parete della stanza era scarna, la
carta da parati azzurrina ricordava molto la stanza della nonna, molti
anni addietro. Guardavo quel muro azzurro grigio e lei seduta ad un
tavolo, fumava, mi osservava da lontano, ma non parlava. Era bella, non
riuscivo a darle un´età, mi fissava con quegli occhi scuri, e mi sentivo
lo stomaco andare su e giù, non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso,
avrei voluto avvicinarmi a lei, accarezzarle una mano, toccarle le labbra,
sentirmela addosso, ma lei stava lì ferma, immobile a scrutarmi.
Mi offrì un caffè... ero incantata da quella sua figura esile e allo
stesso tempo sentivo che se solo avesse voluto sarebbe stata tutto fuorchè
esile.
Non comprendevo bene perché non parlasse, perché non si palesasse
visivamente nella sua persona, era davanti a me, eppure non si muoveva.
Si era insinuata sotto la mia pelle, potevo sentire il suo battito insieme
al mio, la sua pelle fondersi con la mia, come se qualcuno mi camminasse
dentro la testa, volesse rubarmi il cuore e l´anima, un piccolo essere che
mi era entrato dentro con una violenza inaudita.
Avevo trascorso giorni a pensarla, a volerla, a sentirla, il primo
pensiero del mattino era lei, l´ultimo della sera sempre lei. Anelli di
fumo in quella stanza, odore di fumo misto al suo profumo che poi era
anche il mio. Ero stanca, notti insonni mi avevano segnato il viso,
pallido. Ero tesa, adrenalinica, con un desiderio di prenderla fortissimo.
Sarebbe stato bellissimo, lo sapevo, sensuale come entrambe lo eravamo
state fino a pochi attimi fa, ma ora, ora era calato il silenzio, lei
seduta a guardarmi e io di fronte a lei, in un gioco al massacro.
Chi avrebbe resistito di più, chi avrebbe resistito maggiormente senza
prenderci, e qual era il recondito motivo di questo intrigo? Ne avevamo
parlato al telefono, ridendo, scherzando, ma non pensavamo di metterlo in
pratica. Era un delirio, l´ennesima ossessione, desiderare e non poter
averla voglia vissuta dentro alla sua carne, con una passione ed un calore
così intensi da poterti avviluppare, avvolgere, stringere in quella morsa
inespressa che era il suo corpo, il suo sguardo. Follia. Follia di
piacere, follia d´amore.
Fare l´amore con gli occhi, senza toccarla. La vista era il mio solo
senso, l´unico senso che potevo usare, immaginare di accarezzarla,
baciarla, era come fare l´amore legati, mani e piedi, potevi usare solo lo
sguardo. Quello sguardo che andava ovunque, navigava tra i meandri dei
suoi occhi immobili fissi su di me, scendeva ad immaginare le mie mani sul
suo seno, giocava con i suoi capelli, sentivo l´odore, il suo odore
talmente la mia fantasia aveva acceso il motore. La penetravo con il mio
mare verde.. Scivolavano le mie mani sul suo corpo fermo, abbronzato, mi
fermavo su i suoi tatuaggi, li leccavo come se fossero stati ghiaccioli
per dissetarmi da quell´arsura incessante di lei. La testa mi girava,
sorseggiavo quel caffè ormai freddo, e mi sentivo persa dentro di lei,
persa dentro al mondo, confusa.
La volevo,desideravo tutto, e percepivo quei brividi sotto la pelle,
dentro al sangue,come ci fosse un piccolo animale che mi succhiasse le
energie dentro al corpo.
Quanto poteva durare ancora? Sapevo che c´era molto tempo, la cosa non mi
faceva piacere, mi metteva a disagio, la stanchezza si faceva sentire,
l´emozione mi consumava. Avrei potuto avvicinarmi, prenderla ed averla,
lei era lì. Seduta continuava a fumare a guardarmi, ogni tanto si passava
le mani tra i capelli e mi sorrideva, una sfida tra titane.
Feci l´amore con lei per giorni, con il sole, e con la luna, con la
pioggia, con la nebbia.
Era mia comunque, in quei giorni folli era solo mia, il desiderio
leggermente si era attenuato. Stare sedute a guardarci, e ad immaginare fu
un gioco perverso, al limite della sopportazione, una diabolica vendetta.
Centimetri ci allontanavano, ma per una scommessa non potevamo toccarci,
vinceva chi resisteva.
L´amore e il sesso era stato consumato in tutti i modi e in tutti i
momenti, si potevano sentire i respiri, i gemiti, le voglie sparse sulle
pareti.
La guardai per un´ultima volta, avrei voluto divorarla, sentire le sue
carni sotto ai miei denti, ero allo stremo delle forze, eppure avrei
voluto baciarla, sentire le sue labbra che sfioravano le mie, appena
leggere.....
Mi alzai, anche lei si alzò, ci avvicinammo,il calore dei corpi avrebbe
potuto sciogliere qualsiasi iceberg, mi prese una mano, la mise sul suo
volto. Le dissi piano, sussurandole all´orecchio " Hai perso".
Non rispose, c´era solo silenzio e un buio accecante, sentivo ancora la
mano sul suo volto. Non era il suo, era il mio, la mano non era la sua,
era la mia.
Avevo fatto l´amore tutta la notte con una fotografia.
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