|
Arrivai a sera inoltrata, mi guardai intorno
con gli occhi di chi cerca qualcuno o qualcosa, oppure niente. La notte lì
sembrava più buia, uno spicchio di luna illuminava le strade zeppe di
persone, rumori di macchine, taxi che andavano e venivano. Non mi ero
ancora resa conto di essere in Marocco. I profumi di spezie erano
nell’aria anche di notte. Presi un taxi sgangherato, con i sedili di pelo.
Il taxista mi portò all’indirizzo scritto sul biglietto che gli diedi.
Arrivai davanti ad un edificio rosa antico, la via era piena di
immondizia, bambini seduti per terra a chiedere qualsiasi cosa. Miseria
notturna. Suonai a ciò che somigliava ad un campanello, mi aprì un ragazzo
alto, scuro di pelle, mi disse in francese di entrare e di accomodarmi.
Prese la valigia e fece segno di seguirlo,
arrivai al centro di quel edificio e in un attimo mi parve di essere
atterrata in un altro mondo, il Rhyad era splendido, fontane d’acqua
ovunque e petali di rosa sparsi su divani dai tessuti dorati, colori
sgargianti e ninfee su laghetti e piscine, poltrone e divani in bamboo
bianchi con mosaici verdi e blu, ero estasiata da tanta bellezza. La
miseria e la sporcizia che avevo visto poco prima sembravano di un altro
pianeta. Seguii questo ragazzo sino alla reception, dove vidi splendere un
paio di occhi tra il verde e il grigio sotto un velo blu cobalto,
l’insieme di quei colori accostato al colore della sua pelle ambrata mi
fece trasalire. Era di una bellezza incantevole, immaginavo sotto al velo
che lineamenti potesse avere. Si presentò, parlava in italiano con un
accento francese che da sempre mi faceva rimanere incantata qualsiasi cosa
potesse dire “Piacere sono Zyrias, dirigo questo Rhyad, qui è la
benvenuta, sono a sua disposizione per qualsiasi cosa lei abbia bisogno.”
Dopo le formalità dei documenti, mi
accompagnò lei stessa nella mia camera, che somigliava più ad una suite
che ad una stanza per single. Era enorme, profumata di rose, un letto
grandissimo, e tappeti appesi alle pareti, il bagno con mosaici bordeaux
faceva risaltare la rubinetteria dorata. Era una stanza bellissima, i
mobili di legno intarsiati a mano, due piccole finestrelle davano sulla
corte, dove l’acqua di una fontana manteneva alti i petali di rosa.
Ipnotizzata dalla bellezza, e dal fascino di quel posto, non riuscivo a
dire una parola.
Lei sempre vicina a me, mi accompagnò a
vedere il Rhyad. Era mediamente alta, mi sorrideva spesso e con quel suo
modo di parlare che mi faceva impazzire mi spiegava dov’erano le stanze
per la colazione, la terrazza per prendere il sole, altre stanze dove
poter cenare la sera al lume di candela sotto ad un cielo stellato da far
rimanere incantato chiunque. Il nostro sguardo s’incrociava spesso, i
nostri occhi si scrutavano alla ricerca di chissà che cosa, io ero rimasta
fulminata dal suo fascino, lei incuriosita forse dalla mia provenienza e
dal fatto che fossi una donna sola senza nessun’altra persona al seguito.
Lì non si usa, le donne non girano mai sole. Ma io ero un’europea, e le
culture completamente diverse, soprattutto la cultura e la storia
femminile. Dopo gli sguardi e i sorrisi mi chiese se volevo assaggiare il
loro famoso thè alla menta,pur di rimanere ancora qualche ora con lei non
so che cosa avrei assaggiato, e dissi di si.
Ci sedemmo su un divano bianco in bamboo a
sorseggiare questo thè, decisamente buono e rinfrescante. Le feci alcune
domande sul Rhyad, mentre mi perdevo nei suoi occhi, lei mi rispondeva
delicatamente e gentilmente, io sorridevo e avrei voluto sentire le sue
labbra sulle mie. Mi aveva completamente stordita, avessi potuto l’avrei
presa e portata nella mia camera a fare l’amore tutta la notte, la
desideravo da morire, una voglia indecifrabile e prepotente mi aveva preso
la mente e il corpo e l’unica cosa che desideravo era averla per me.
Sentire il suo profumo, toglierle il velo e scorgere le sue labbra, la sua
pelle, stringerla a me e baciarla su quegli occhi favolosi che mi avevano
fatto dimenticare dove io fossi. In Marocco con un’altra donna. Lei
marocchina con un’altra donna? Non era possibile, eppure tutto mi faceva
presagire ben altro che una semplice conoscenza. Decisi che era giunta
l’ora di andare a dormire, la salutai e la ringraziai per il thè. Lei
ricambiò con un saluto che pareva più un inchino, girai le spalle e me ne
andai.
Arrivata alla camera trovai sul letto petali
di rose di ogni colore. Sorrisi. Li raccolsi e li misi vicino al mio
cuscino. Mi addormentai con i suoi occhi davanti ai miei, e il suo modo di
fare felino e allo stesso tempo fermo e gentile. Dormii poco, fui
svegliata alle 4 per la preghiera che con gli altoparlanti si sentiva
ovunque. La mattina mi svegliai piuttosto tardi, dopo una doccia quasi
gelata, uscii da quella enorme porta di legno, e altri petali di rosa mi
accompagnavano, sorrisi ancora. Alzai gli occhi e la trovai lì, il cuore
fece un balzo, la salutai con un “Buongiorno” lei subito pronta a
rispondere “Buongiorno Madame Anna, posso farle servire la colazione in
terrazza o preferisce in stanza?” Io avevo solo fame di lei. Mi sarei
cibata della sua carne, e del suo corpo se solo mi avesse fatto un cenno,
ma le risposi “Preferisco la terrazza, grazie.” Assad, il ragazzo che la
sera del mio arrivo, mi aveva aperto la porta, mi servì un’abbondante
colazione.
La terrazza era in cima al Rhyad, tavolini
bianchi, poltrone e divani bianchi di bamboo come sotto, era molto bella.
Il sole batteva deciso quella mattina, era una giornata perfetta, mancava
solo lei, ma sapevo che prima di andarmene l’avrei avuta. Zyrias,
magnifica donna. Una donna come me in Marocco. Irreale. Surreale, eppure
vero. Sentivo dalla sua energia che c’era qualcosa che mi somigliava,
sentivo lo stesso desiderio in lei quando mi stava accanto. Mentre
sorseggiavo il caffè arrivò e mi chiese se preferissi cenare al Rhyad o
mangiare fuori. Naturalmente le risposi che mi sarei fermata a cena al
Rhyad. Annuì con la testa e disse : “Vorrei fosse mia ospite se lei è
d’accordo.” Non aspettavo altro. Sarebbe stata una cena indimenticabile.
Passai tutto il pomeriggio al mercato, tra
mille persone, odori fortissimi di spezie, e colori abbaglianti di tessuti
bellissimi che coprivano i corpi e i volti delle donne. Belle le donne del
Marocco. Arrivò sera, mi preparai per la cena. Emozionata ed ansiosa,
uscii dalla camera, la trovai ad aspettarmi. “Prego, le faccio strada, si
accomodi in questa saletta, io arrivo subito.” Una saletta privata per
cenare io e lei, la stanza grande e spaziosa, illuminata da candele,
musica, incenso. L’atmosfera era altamente erotica. Arrivò lei, spalancò
la porta e fece entrare un’altra donna. Bellissima da togliere il fiato,
ero sconcertata, non capivo. Indossava una lunga tunica, senza nessun velo
sul viso. Gentilmente si presentò “Azyra, per servirla.” Guardai Zyrias
con aria interrogativa. Si sedette accanto a me, in mezzo alla stanza un
lungo tavolo di legno scuro. “Questa sarà la nostra cena, Madame Anna,
Azyra è per noi.” Il cuore stava galoppando, l’incredulità sulla mia
faccia era palese. Azyra mi venne vicino, e con una mano mi accarezzò il
viso sorridendo maliziosamente, lentamente si tolse la tunica. Era lì
davanti a me, nuda, completamente nuda. Un corpo statuario, una pelle
color bronzo e degli occhi simili a quelli di Zyrias. Salì sul tavolo, e
si sdraiò, in segno di attesa. Non sapevo che fare, Zyrias mi guardava
senza parlare. Lentamente si avvicinò al tavolo e iniziò ad accarezzarla
lungo tutto il corpo, a disegnare le sue curve, l’insenatura del seno,
l’ombelico, il ventre, il pube, le gambe. Azyra non si muoveva, ferma come
una statua. Io allibita.
Zyrias mi prese una mano, rivolse il palmo
all’insù e in un secondo avevo la sua lingua sulla pelle, guardandomi
disse: ”Ora possiamo darci del tu?” e si tolse il velo, non mi resi
nemmeno conto di avere le sue labbra sulle mie, mi aveva preso in un
attimo per la nuca e mi aveva baciata con una velocità che non aveva
lasciato scampo. Fu un bacio sconvolgente, lungo, intenso, dolce e
sensuale. Mi accarezzava il viso mentre mi baciava. I brividi erano gli
unici miei compagni in quello scenario irreale. Mi prese ancora per mano,
ed entrambe ci avvicinammo al tavolo, iniziò a baciare Azyra, mentre io le
guardavo, erano bellissime insieme. Con un balzo salì anche lei, si denudò
e si mise accanto a lei. Mi scrutava, mi osservava, mi aspettava. Mi
chiamava con un cenno della mano, con gli occhi parlava… mi avvicinai a
lei e la baciai a lungo, mentre vidi che Azyra l’accarezzava.
Il teatro erotico era iniziato, mani che si
toccavano, lingue che si baciavano, pelle contro pelle. Un miscuglio di
respiri, gemiti, colori, odori.. Fu una lunga notte, una notte impossibile
da dimenticare. Una danza d’amore e passione. Fu meraviglioso, sensuale e
seducente come mai mi era capitato. Mi alzai da quel gioco totalmente
stordita di sensi e stanchezza, senza dire una parola tornai nella mia
stanza all’alba. Vidi nascere il sole, sdraiata nel mio letto sola, chiusi
gli occhi e mi addormentai. Non so chi entrò nella mia stanza quella
mattina, ma quando mi svegliai trovai accanto a me un foglio, era una
poesia. La sua per me.
Il vento soffia
in agrodolce sinfonia
tra gli spazi
aperti
del tuo jallabja.
Ti inseguo
tra le mura della tua negazione.
Guardami ancora
Strappami la carne
che brucia
sotto la linea di fuoco
ardente
di questo tramonto.
Ebano negli occhi
trafelata, mi penetri
e' Amore
e' Psiche
Frammenti d'ocra sul tuo seno
bagnato
di me.
Guidami tra le porte del tuo tempio
sussulti
sfiorano le mie dita.
Affonda il tuo oblio tra i miei capelli.
Ancora
Gocce d'oro
cadono dalle mie labbra
Trema la follia
respiri, lunghi
indomita
volteggi
tra le spezie della mia passione.
Leggendola mi cadde una lacrima senza motivo, o forse un motivo c’era.
Dopo quella notte nulla poteva essere più come prima. Lei aveva distorto
il mio pensiero e il mio desiderio di lei. Io con lei, lei con me. Quella
notte non avrei voluto altra carne.
|
|