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Chissà dietro a quegli
occhiali scuri, che sguardo poteva celarsi, non vedevo nemmeno le sue
mani, ma solo il suo sorriso.
Un sorriso tenero da adolescente, alla ricerca del suo giocattolo perduto,
stranamente però questa creatura dall'aria così fanciullesca, stava
fumando una sigaretta seduta all'esterno del locale.
Entrai e velocemente la radiografai, non era niente male, molto giovane,
distante dal mio modo di vivermi le donne, eppure qualcosa aveva colpito
la mia attenzione, centrato l'obiettivo.
Dal suo corpo uscivano disegni di piume
d'anima, colori vellutati, giochi di luce intorno a lei. Estremamente
affascinante, pensai. Avevo deciso di conoscerla, catturare tutto ciò e
farlo mio. Volevo stringere nelle mani ciò che emanava, divorare lei e
tutto il suo essere,volevo averla dentro di me così.
Dentro al mio stomaco, dentro alle mie carni.
Pensai che nemmeno la conoscevo, ma il mio cervello aveva già messo in
moto, quell'ingranaggio affascinante del cannibalismo d'amore.
Perchè una sconosciuta? Ma per me non lo era.
La mia mente ricordava di averla già
conosciuta... Un'altra vita? Un'altra epoca? In quale tempo lontano? Dove?
Quando? Come?
Sotto le mie narici il suo profumo, il suo odore dolciastro, l'inebriante
e incantevole profumo della sua pelle dopo aver fatto l'amore con me.
Ma ne ero così sicura? Ricordavo perfettamente? Precisamente? Eravamo
amanti? Amiche? Due donne? O una donna ed un uomo?
La mente in quel momento si divertiva a giocare con i miei ricordi
imprecisi e tiepidi, eppure sapevo di aver toccato la morbidezza di una
pelle liscia e vellutata,di avere sulle labbra il gusto del suo pube
appena baciato, accarezzato, toccato, e lasciato all'aria di quella
stanza. La stanza della mia mente.
La pelle splendidamente ambrata, non poteva
essere che di una donna, ed io con lei.
I miei emisferi litigavano, giocavano a nascondino, chi la voleva
maggiormente? Destro? Sinistro?
Tutto il mio corpo la desiderava, ogni pezzo del suo fisico sarebbe finito
dentro al mio.
Senza confini.
Senza misura.
Tagliare finemente la carne della donna amata, piccolissimi cubi, e
ingoiarli lentamente gustandoli facendo vibrare le papille gustative.
Un sogno!
Il mio oggetto e soggetto d'amore era mio per sempre.
Quale perversione d'amore più affascinante di questa?
Avere dentro di te, un altro essere umano, avere dentro ai tuoi stessi
organi lei.
Farci l'amore come e quando desideri.
Le tue mani che sono le sue, le tue labbra che sono le sue, il tuo stesso
corpo fuso con il suo, tutto amalgamato in un solo essere.
Simbiosi di DNA, sangue e linfa vitale.
Lo stesso battito cardiaco.
I tuoi occhi, gli stessi suoi.
Avrei potuto guardarla,
osservarla per sempre, ricordare per sempre quando l'accarezzavo, la
sentivo, l'abbracciavo.
Un pensiero pazzesco, erotico da rabbrividire, sensuale e profumato come
un dolce appena sfornato che sa di vaniglia e cardamomo.
Tutto ciò per averla vista seduta a quel tavolo.
Pensieri strani avevano preso forma, amore, desiderio, voglia scandalosa e
incessante.
Non sapevo chi fosse, non sapevo il suo nome.
L'avevo solo guardata ma sapevo che ora sarei andata a prendermela...
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